“Il Viaggio: immagini che illuminano la strada”

All’Atelier Nettuno, da sabato 8 settembre a domenica 28 ottobre 2018

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Soltanto qualche mese fa Maria Casalanguida ha comunicato l’apertura del suo atelier a Nettuno (Roma), una bellissima cittadina sul mare, dove da diversi anni ha scelto di vivere. Fin da subito questa sede, immersa nella campagna, ha ospitato a rotazione mostre dei suoi lavori recenti, performance e installazioni. Ora l’artista sta lavorando al suo progetto di fine estate, intitolato “Il Viaggio: immagini che illuminano la strada”, che vedrà la luce il prossimo 8 settembre.

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Maria rifletteva sulla possibilità di promuovere una nuova iniziativa quando è sorta l’idea di esporre i lavori più datati della propria collezione: i primi ritratti, i primi paesaggi, qualche disegno, qualche incisione, segni indelebili dei suoi studi all’Accademia delle Belle Arti di Venezia e della sua lunga permanenza in questa città immaginaria, sognante. Far riemergere quelle opere significa per lei tornare a quel lontano 4 ottobre 1975, giorno del suo primo viaggio in treno diretta verso la città affascinante e misteriosa in cui avrebbe condotto i suoi studi, di cui aveva sentito tanto parlare ma che non aveva mai visitato prima. Una città che le ha regalato la libertà di essere se stessa, di poter scegliere il suo percorso di vita in tutta autonomia e affrontarlo con coraggio. A Venezia, infatti, l’artista ha seguito due strade parallele: gli studi di Arte e quelli di Psicologia, che l’hanno condotta ad una profonda introspezione e alla riscoperta della sua vera essenza. Maria ricorda ancora oggi gli anni vissuti all’Accademia come un incantevole sogno: andare a lezione e poi vivere, lavorare in uno dei più bei posti al mondo (l’Arsenale di Venezia), girare in una città che è tutta un’opera d’arte, travolta da sensazioni uniche e indimenticabili.

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Mentre Maria è assorta nel turbine dei ricordi, le torna in mente la Venezia descritta da un amico fotografo veneziano, che stima molto e che, non a caso, si definisce “fotografo di emozioni”: Aldo Rossetti. E’ lui il primo artista che l’accompagnerà nel suo “viaggio”. Nato in quella che, molto probabilmente, si può definire come l’isola più bella del mondo (Burano), come tutti i suoi concittadini è legato all’arte da una sottile e misteriosa alchimia. Lì, dove tutti si sentono un po’ artisti, i pomeriggi estivi isolati, le nebbie d’autunno, i pittori, i fotografi sono stati la sua quotidianità da ragazzo. Burano è un rifugio per molti artisti in cerca di ispirazione, affascinati dalla bellezza e dal silenzio dei suoi magici scorci. A farne da cornice i silenzi, la luce e i colori della Laguna, il mutare silenzioso delle stagioni e, ad un passo, la vicina Venezia, l’isola di Torcello con la sua Basilica, Murano con le sue Vetrerie artistiche.

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Venezia è la città dove Aldo Rossetti ha vissuto e lavorato per molto tempo. Oggi, anche se tanto diversa, per lui è continua fonte di ispirazione: l’artista risiede tra il mare e la laguna, a breve distanza da Venezia e dalle sue isole, dove i colori si susseguono stagione dopo stagione e si avvicinano alla maniera di concepire il vivere quotidiano nel silenzio e nella lentezza del tempo che scorre.

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Quello di Aldo Rossetti è un viaggio che non richiede spiegazioni, in cui si è solo passeggeri curiosi, in cerca di nuove emozioni. Fotografa per passione, per divertimento, per il piacere di provare e regalare sensazioni. Fotografa i silenzi, i vuoti dell’emozione intima, creando una personale finestra sul mondo, in cui ogni istante è uno spettacolo diverso, in cui la presenza dell’uomo è impercettibile e l’atmosfera è fatta di luci soffuse. Lui stesso descrive in questi termini lo scopo della sua attività artistica: “Se qualcuno si sente trasportato dentro le mie foto, anche solo per qualche attimo, allora, forse, sono riuscito nell’intento di trasmettere emozioni”.

Con Maria Casalanguida e Aldo Rossetti, all’Atelier Nettuno ci sarà anche Manuela Venier, artista in cui l’allegro spirito romano convive con la pacatezza delle origini venete. Dagli amici del centro Italia è chiamata “la veneziana”, mentre per gli amici del nord è “la romana”.

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Alcuni la chiamano “l’americana” perché è lì che ha vissuto per un po’ di tempo ed ha affinato il suo amore per l’arte e per la musica. E’ cresciuta a pane e cinema grazie a suo padre, e ben presto si è ritrovata ad essere cittadina del mondo con in mano una Zaiss, ereditata da suo nonno, una delle prime reflex che ancora usa per le foto in bianco e nero. Oggi lavora a Roma come guida turistica, professione che alimenta ulteriormente la sua vena artistica. Le piace giocare e sperimentare con la fotografia, e da qualche anno porta avanti un progetto personale, “Noi siamo ciò che riflettiamo”, usando specchi e altre superfici riflettenti. “Attraverso il riflesso negli specchi ho la possibilità di soffermarmi, distruggere e ri-costruire, esprimermi e far esprimere. Ri-conoscersi nel ri-tratto” sostiene.

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Ultimamente ha aggiunto altri strumenti per una ricerca fotografica più dettagliata, come sfere e lenti d’ingrandimento. Nella fotografia si affida al sentire, non solo al vedere, favorendo l’interconnessione tra mente, occhio, cuore e anima, essenza del progetto Arte Terapeuta, che porta avanti ormai da tre anni.

Federica Marocchino

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