“Incontro e Abbraccio” nell’arte del 900 a Palazzo del Monte di Pietà

Un excursus storico e affettivo, da Rodin a Mitoraj

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Palazzo del Monte di Pietà, a Padova, ospiterà dal prossimo 16 novembre sino al 9 febbraio 2020 una delle poche mostre d’arte a sviluppo tematico nel nostro paese, da titolo “INCONTRO E ABBRACCIO”. Una vasta rassegna di sculture novecentesche - da Rodin a Mitoraj fino alle tendenze iconiche di fine secolo - approfondirà il tema sopracitato, quello dello scambio umano, delle “attese” di persone che chiedono il sostegno di una parola, il riconoscimento di uno sguardo, la condivisione di un gesto.

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L’esposizione è curata da Maria Beatrice Autizi - Docente di Storia dell’Arte ed organizzatrice di mostre ed eventi culturali, nonché autrice di alcuni romanzi storici, tra cui Le stelle di Giotto - e da
Alfonso Pluchinotta - medico e storico della medicina con speciale attenzione al corpo come linguaggio e alla mano come strumento nella relazione e nella formazione del pensiero creativo, e dunque curatore di mostre d’arte sulla rappresentazione del corpo nelle arti visive.

La scelta delle opere abbraccia un insieme di temi in dialogo tra loro: il cammino della vita, l’incontro, la relazione, la lontananza, l’attesa, l’empatia e la compassione. Il percorso espositivo intende offrire una visione dell’Uomo, che si vorrebbe più ampia e positiva, in contrapposizione a chiusure, indifferenza o disimpegno. Nell’epoca digitale, l’Umanesimo appare sempre più lontano, scavalcato (ma non domato) dalla velocità e dalle nuove possibilità di comunicazione, che limitano l’esercizio dell’attenzione e della riflessione, il farsi della sedimentazione e della memoria, la dimensione reale e rispondente dei contatti.

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L’opera d’arte scultorea si fa qui sollecitazione, introspezione, ricerca delle forme e dei gesti. L’arte plastica esalta la complessità dei volumi e richiama l’attenzione sul dettaglio, aspetto valorizzato dalla possibilità data ai visitatori di rigirare e toccare alcune delle opere in mostra. Soprattutto la figura umana a più dimensioni suscita osservazioni diverse, invita a riflettere sulla vita, le sue grandezze e le sue fragilità, più di quanto potrebbero le immagini bidimensionali di uso comune. Ci stiamo diseducando alla tridimensionalità, al tatto, alla durata che genera rappresentazione, avvertendoci così del rischio di diventare osservatori frettolosi, meno capaci di cogliere le disposizioni dell’animo e dell’affettività.

Massimo Montinari

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