“Mi rivelava il finale dei gialli”. Accoltella al petto l’amico

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Chi potrebbe abitare in un luogo dove nel mese di agosto si raggiunge una temperatura media di 68 gradi sotto lo zero, dove i gelidi venti catabatici soffiano ad oltre trecento chilometri orari e dove al di fuori dei pinguini e delle temibili foche leopardo non vi è altra compagnia? Nessuno, in effetti. Al momento, non si hanno notizie di persone che hanno deciso di trasferirsi definitivamente ad Esperanza o a Villa Las Estrellas, gli unici due centri vagamente abitabili dell’Antartide; eppure, questo non implica che la regione sia completamente deserta. Già, perché ogni anno, specialmente durante la stagione estiva, migliaia di ricercatori provenienti da tutto il mondo si recano presso le basi scientifiche del Polo Sud per svolgere approfondite ricerche sui cambiamenti climatici, lo scioglimento dei ghiacciai e le condizioni della fauna locale, dando inizio ad una permanenza che talvolta può prolungarsi anche per diversi mesi.

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È quanto accaduto a Sergej Savitskj e Oleg Beloguzov, entrambi operativi presso la stazione russa di Bellinghsausen. Il primo, 55 anni, è uno stimato e brillante ingegnere elettrico, mentre il secondo, poco più giovane, è un semplice ma non meno affidabile saldatore. Sulla vita dei due non vi è poi molto da raccontare: entrambi trascorrevano le proprie giornate lavorando alacremente, bevendo vodka nel disperato tentativo di riscaldarsi dal freddo pungente e… leggendo libri gialli. Già, perché nell’isolamento più totale della Fildes (la piccola penisola dell’Antartide a cui erano stati assegnati) l’unico momento di svago e di emancipazione dalla realtà sembrava risiedere nella lettura. I due prediligevano i romanzi gialli e i thriller, due generi letterari indubbiamente molto affascinanti ma con un unico difetto: per essere apprezzati fino in fondo, hanno bisogno che il proprio finale rimanga ignoto al lettore il più a lungo possibile.

Secondo quanto emerso, Beloguzov sarebbe stato un lettore infinitamente più avido e veloce rispetto al collega il quale, di conseguenza, si ritrovava a leggere i libri solamente per ultimo. Di per sé, questo non avrebbe dovuto costituire un problema, se non fosse per il fatto che il saldatore, forse per malizia o più probabilmente per assenza di altri argomenti da affrontare, avrebbe col tempo sviluppato lo sgradevole vizio di rivelare all’amico il finale di ognuno dei romanzi, rovinando così il suo gusto di leggerli.

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Savitskj ha più volte avvisato il compagno di lettura di non gradire il suo atteggiamento, ma questi non ha desistito così, spinto da un’incontenibile rabbia, l’ingegnere si sarebbe recato in cucina armato di un coltello e avrebbe trafitto al petto l’amico. Immediatamente, Beloguzov è stato portato all’ospedale più vicino sull’isola di King George, dov’è stato miracolosamente salvato; attualmente risulta essere in terapia intensiva. In quanto a Savitskj, dopo essersi consegnato senza ulteriori resistenze alle autorità competenti è finalmente potuto tornare a San Pietroburgo, dov’è adesso agli arresti domiciliari in attesa di un processo. Le uniche dichiarazioni trapelate da parte sua rivelano un profondo pentimento: “Mi dispiace che sia andata così” avrebbe detto.

Il tentato omicidio, il primo nella storia dell’intera Antartide, apre tuttavia un profondo interrogativo su quelle che sono le condizioni in cui i ricercatori sono costretti a vivere durante la propria permanenza nell’emisfero sud, con inverni durante i quali sono sostanzialmente privi di qualunque luce naturale. Una permanenza che, a detta di molti, potrebbe mettere a repentaglio la lucidità e il sistema nervoso anche degli uomini più disciplinati: “Lo spoilering dei gialli è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma la vita in mezzo al nulla, alienati dal mondo, ha influito sul raptus omicida” hanno dichiarato gli investigatori.

In risposta a ciò, il governo russo ha fatto sapere che Savitskj e Beloguzov non si ritrovavano a vivere in condizioni disumane o in uno spazio poi così angusto: al contrario, godevano ciascuno di una propria stanza e di un proprio bagno personale, venendo costretti a condividere solamente le aree di svago e la cucina.

La Russia, ad ogni modo, non è nuova ad episodi di questo genere. Già nel 2010, nell’Artico settentrionale un meteorologo stremato dal freddo aveva assassinato un suo compagno tentando di spacciarlo come un suicidio, salvo venire scoperto e condannato a dodici anni di prigionia.

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Naturalmente, siamo tutti lieti del fatto che il caso Beloguzov abbia conosciuto un risvolto assai meno drammatico, dal momento che, secondo i medici, l’uomo dovrebbe ormai essere fuori pericolo. Ben presto, il saldatore potrà tornare ai suoi passatempi e alle sue amate letture… chissà, visto il suo trascorso un giallo particolarmente adatto alla sua situazione potrebbe essere “Era il mio miglior amico” di Gilly Macmillan.

Gianmatteo Ercolino

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