“Non vogliamo una negra!” La direzione di una casa di riposo decide di non assumere una nigeriana International Web Post - International Web Post
Lutto Nazionale

“Non vogliamo una negra!”

La direzione di una casa di riposo decide di non assumere una nigeriana

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La storia di Fatima, una nigeriana residente a Senigallia, è purtroppo comune a tante altre storie di razzismo dei nostri tempi.

Si era presentata come operatrice sanitaria in una casa di riposo, ma la struttura, secondo la testimonianza della giovane africana, a seguito dei commenti degli ospiti del centro (i quali avrebbero protestato per l’assunzione di un’altra “negra”, come essi stessi l’avrebbero definita usando un termine appositamente denigratorio), ha pensato bene di negarle il contratto dopo alcuni giorni di prova.

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Fatima, quarant’anni, madre di due bambini, non ci sta e, stanca di subire l’ennesima vessazione a causa del colore della sua pelle, decide di raccontare pubblicamente quanto le è accaduto. Lo fa affinché l’opinione pubblica possa giudicare e, si spera, condannare la decisione della struttura di soggiorno per anziani di mandarla via schierandosi dalla parte dei propri ospiti ed accettando le loro inspiegabili e discutibili lamentele.

Fatima, durante il periodo di prova, aveva svolto egregiamente il proprio lavoro, ma quel “difetto” era risultato proprio inaccettabile: “non la vogliamo una negra, con tutti gli italiani che hanno bisogno di lavorare!”.

La gravità dell’episodio non è tanto dovuta alle lamentele degli ospiti, sebbene abbiano questi utilizzato termini razzisti ed inappropriati, quanto al fatto che la decisione dei vertici della struttura sia stata totalmente condizionata dalle loro opinioni.

cms_9130/3.jpgIn Italia, i numerosi sbarchi e la massiccia presenza di immigrati hanno determinato una crescente intolleranza nei confronti di coloro che hanno un colore della pelle diverso dal nostro. Per non parlare poi di una certa stampa inquinata da ideologie nazionaliste o, per meglio dire, razziste, che fomenta gli animi e determina l’insorgere di episodi simili a quello accaduto a Senigallia.

Siamo un popolo senza memoria, abbiamo rimosso le umiliazioni subite e, se non direttamente, vissute dai nostri padri e nonni all’inizio del novecento. A loro è stata offerta l’opportunità di integrarsi in territori lontani attraverso il lavoro; noi, invece, continuiamo a negare questa possibilità di riscatto senza sapere che è proprio la mancata integrazione la prima causa di criminalità.

Lucia D’Amore

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