“Quello che viene fatto torna indietro”

Le accuse di Assad alle potenze internazionali per l’appoggio al terrorismo

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Nel corso degli ultimi mesi sul fronte siriano, cambiamenti del calibro della morte di Al Baghdadi, uomo di punta del califfato del gruppo Stato Islamico (Is), o della smobilitazione delle truppe statunitensi con il conseguente venir meno della protezione del popolo curdo, per cui gli States avevano costituito un vero deterrente da eventuali azioni di forza nei propri riguardi, o ancora l’operazione turca nel nord della Siria, hanno profondamente modificato la fisionomia del conflitto.

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Risalgono infatti ai giorni scorsi le dichiarazioni del presidente siriano Bashar al Assad, il quale avrebbe affermato in un’intervista con la giornalista Monica Maggioni, che le tensioni in Siria non si configurerebbero più come il prodotto di una semplice guerra civile. Infatti, seppur il conflitto sia scaturito inizialmente dal malcontento popolare contro il governo centrale, monito anche di un contesto quale quello della Primavera Araba, che all’epoca stava interessando un po’ tutto il medio oriente; negli anni, con l’intervento di numerosi protagonisti che hanno reso la Siria terreno di battaglia per la resa dei conti di ingerenze internazionali, la questione siriana è diventata un conflitto tra grandi potenze a discapito della popolazione impotente, e ha prodotto generazioni intere di profughi che non hanno mai conosciuto la pace. È per questa ragione che questa guerra è stata ribattezzata la guerra dei bambini, le vittime più fragili di una delle più gravi crisi umanitarie della storia, che riporta numeri impressionanti; il bilancio riportato dall’Unicef parla all’inizio del nono anno di violenze di 5 milioni di bambini bisognosi di aiuti umanitari all’interno dei confini siriani, dove per bisognosi di assistenza si intende 20.000 bambini sotto i 5 anni affetti da malnutrizione acuta grave, e oltre 2,5 milioni di bambini rifugiati nei paesi limitrofi.

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L’internazionalizzazione della crisi quindi, sarebbe stata vantaggiosa nella misura in cui, la comunità internazionale avesse unito le sue forze per agire nell’interesse comune in conformità agli obiettivi della salvaguardia della pace e dell’ordine internazionale, opponendo un fronte coeso agli estremismi dilaganti, e avanzando invece un processo diplomatico con il governo effettivo. Discutendo quindi del legame tra la questione immigratoria europea e i profughi siriani, Assad afferma: "Dobbiamo iniziare con una semplice domanda: chi ha creato questo problema? Perché ci sono rifugiati in Europa? È una domanda semplice: a causa del terrorismo sostenuto dall’Europa - e ovviamente dagli Stati Uniti, dalla Turchia e da altri - ma l’Europa è stata il principale attore nella creazione del caos in Siria. Quindi, quello che viene fatto torna indietro". Il presidente siriano infatti è convinto che la narrativa occidentale abbia proposto una « rappresentazione fuorviante » della crisi del suo paese, come un conflitto interno tra siriani, quando invece non si sarebbe trattato di « una guerra di religione, né etnica né politica. Si trattava piuttosto di terroristi supportati da potenze straniere », e venute meno le forze estremiste « la gente ha ripreso la sua vita normale » afferma. Assad si presenta ottimista sul futuro del paese, « da questa guerra abbiamo imparato una serie di lezioni e credo che a questo punto il futuro sia promettente, usciremo da questa guerra più forti. Parlando della situazione sul terreno, invece, l’Esercito siriano è avanzato significativamente negli ultimi anni, e ha liberato molte aree dai terroristi, che comunque rimangono ancora a Idlib. Lì c’è al-Nusra, supportato dalla Turchia. Inoltre c’è il problema del nord della Siria, che è stato invaso proprio dai turchi il mese scorso. Infine c’è la situazione politica, che sta diventando molto più complicata, poiché ci sono molti attori coinvolti nel conflitto siriano che hanno tutto l’interesse a fare in modo che si trascini e si trasformi in una guerra di logoramento".

Federica Scippa

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