“Ritual Body – Political Body”

Mostre, esibizioni, performance dal vivo e incontri con gli artisti

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Al via la seconda edizione della Venice International Performance Art Week dal 13 al 20 dicembre, la settimana veneziana dedicata alle arti performative in cui più di cinquanta artisti provenienti da tutto il mondo (tra cui Bean, Benjamin Sebastian, Julie Vulcan, Melissa Garcia Aguirre, Adina Bar-On, Wen Yau, Shannon Cochrane, Barbara Campbell, Regina José Galindo, Pedro Reyes, Terry Smith, Tania Bruguera, La Pocha Nostra, Zai Kuning), alcuni dei quali presentati in collaborazione con fondazioni e istituzioni culturali, espongono le loro opere, lavori di ricerca, realizzano performance riflettendo le ultime mode e tendenze in materia nello splendido scenario di due palazzi storici veneziani Palazzo Mora (per le esposizioni e le esibizioni) e Palazzo Michiel (per gli incontri con gli artisti). L’evento, i cui curatori sono VestAndPage (Verena Stenke e Andrea Pagnes), presenta un ricco programma di attività e sarà completato da documentari video e fotografici, tavole rotonde di confronto giornaliere, una sala studio, numerose sale video e incontri con gli artisti partecipanti, i ricercatori e i curatori.

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Questa seconda edizione dal titolo emblematico “Ritual Body – Political Body” (trad. “Corpo Rituale – Corpo Politico”), unica rassegna del suo genere ad essere presentata in Italia, mira ad approfondire un ampio raggio di concetti e problematiche dal punto di vista degli artisti “impegnati”: l’arte come uno spazio per la negazione civile dove i valori etici e umani sono il fulcro, l’interconnettività, il confronto politico, l’utopia, le problematiche ecologiche, i conflitti, le responsabilità sociali e individuali e come l’uomo si rapporta ad essi, allo stesso tempo si concentrano sul fatto che l’essere umano in questo mondo è sempre qualcosa di più di una condizione temporanea, a questo proposito la comunicazione innescata tra gli artisti e il pubblico è un elemento essenziale e fondamentale per comprendere il fine della loro ricerca artistica.

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Le arti performative concedono agli individui la capacità di guardare le relazioni sociali da una diversa prospettiva e con una percezione diversa, più attenta. Durante la cerimonia di inaugurazione, Angela Vettese, critico d’arte contemporanea, direttrice del corso di Laurea Specialistica in Arti Visive presso lo IUAV/ Facoltà di Design e Arti a Venezia ha affermato: “le arti performative costituiscono un elemento fondamentale dell’arte contemporanea, perciò Venezia ospita in due palazzi storici Palazzo Mora e Palazzo Michiel questo importante evento”. “Mi auguro – ha continuato la Vettese – che in futuro questo tipo di arte riceva il suo giusto riconoscimento nel quadro della Biennale a fianco delle importanti rassegne annuali come Cinema, Danza e Musica”.

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Ad aprire ufficialmente la settimana delle arti performative, la performance Fluxflood Concert in Venice (2014) di Gianni Emilio Simonetti sostenuta dalla Fondazione Bonotto, Vacuum (2013) di Andrigo&Aliprandi e Transfiguration di Olivier De Sagazan (Francia, 2001). La prima performance è multidisciplinare, Gianni Emilio Simonetti che fa parte del gruppo Fluxus, unisce ad uno spazio dove si preparano pietanze (che poi provvede a distribuire al pubblico grazie ai suoi assistenti) musiche, corpi sonori, vibrazioni, connessioni digitali che rimandano a Erik Satie, John Cage, Ayo, George Brecht, Philip Corner, Al Hansen, Alison Knowles, Geoge Maciunas, Nam June Paik, Ben Patterson, La Monte Young. Una performance incentrata sul cibo, caratterizzata dalla ripetitività delle azioni del comportamento umano e dall’interazione con il pubblico. Le vibrazioni sonore sembrano quasi a voler simboleggiare i ritmi frenetici della vita quotidiana, una rappresentazione della condizione umana nella società odierna.

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La performance Vacuum di Andrigo&Aliprandi rappresenta l’immagine vivente di una donna legata, interamente avvolta da un cellophane trasparente, il cui spazio di azione è ridotto a trasformare il corpo nell’unico spazio possibile, creando un microcosmo dove risuonano lo scorrere del sangue e il suono del respiro. Una performance che trasmette angoscia, senso di impotenza, costrizione e quasi un senso di asfissia. Gli artisti indagano in questo modo la profondità dell’io, la ricerca del proprio essere attraverso un “ritorno” allo stato embrionale della creazione. Nella terza rappresentazione video, l’artista Olivier De Sagazan, Transfiguration (Francia, 2001), rivela una parte animalesca dell’essere umano che cerca di essere espulsa dal mondo fisico. L’azione indaga la potenza delle trasformazioni fisiche attraverso una varietà di volti che si alternano in un processo di addizione e di sottrazione, poeticamente e violento, creando un flusso di immagini inaspettate. Una rappresentazione attraverso cui l’artista evidenzia la parte irrazionale che è presente in ognuno di noi, il nostro “essere animale” nascosto e la nostra parte irrazionale.

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Attraverso questa importante rassegna si ha la possibilità di osservare le attività delle principali associazioni sparse nelle città di tutto il mondo e l’attività degli artisti che si dedicano all’arte performativa. Fondamentale il ruolo della città di Venezia come catalizzatore di eventi di questo genere, data la sua centralità nella promozione dell’arte contemporanea, che, attraverso questo evento offre la possibilità di mostrare importanti lavori al grande pubblico e di permettere un interessante confronto e scambio di opinioni tra gli artisti ed esperti in materia.

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Gli artisti si interrogano sul loro essere e sulle problematiche esistenziali che affliggono l’individuo nella società attuale. In molti casi il fine della loro ricerca artistica è quello di approfondire la conoscenza della società attraverso lo studio di problematiche attuali e questioni sociali. Attraverso le loro opere esprimono il malessere sociale, cercano di rispondere alle domande degli individui, sono la “voce del popolo” anestetizzato da ritmi frenetici e da una tecnologia invadente e alienante.

Domenico Moramarco

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