"Magari domani resto" il romanzo di Lorenzo Marone

L’intervista

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Un grazie a Giulia e Titti Calfapietro, alla loro Associazione “A casa di Giacinto” e al Presidio del libro di Acquaviva delle Fonti (BA), coordinato dalle sorelle con l’attivissima Fulvia D’Elia. Grazie perché si deve a loro se la presentazione del romanzo di Lorenzo Marone, “Magari domani resto”, è stata interessante e seguitissima nonostante l’ora in tarda serata e, soprattutto, nonostante l’imperdonabile errore di chiedere al sottoscritto di fare da relatore. Un’ora circa trascorsa nell’accogliente libreria Mondadori durante la quale Lorenzo è stato praticamente bersaglio di violenze psichiche (quasi fisiche) da parte mia, violenze che certamente non dimenticherà ma che sono servite a scoprire innanzi tutto uno scrittore gentile, con una timidezza appena intaccata dalle esigenze imposte dal principio di realtà. Le torture inflitte hanno anche consentito di soddisfare le curiosità di molti che il romanzo lo avevano già letto e a suscitare quelle di chi non lo aveva ancora fatto. Lo stordimento provocato allo scrittore mi ha consentito anche di strappargli una breve intervista per questo giornale che, in estrema sintesi, condensa anche i contenuti dell’incontro e che di seguito vi riporto.

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Il personaggio chiave di questo romanzo, che è anche il narratore interno, come tale sempre presente, è Luce, una donna ancora giovane che vive una crisi profonda per motivi che i lettori scopriranno gustando il fruscio delle pagine che gireranno. L’immedesimazione stabile dell’autore, uomo, nella mente e nel corpo di un narratore/personaggio donna, ha comportato analisi e studi particolari?

No, Luce è una voce che ho scoperto di avere dentro. Credo di possedere una sensibilità più femminile, e questo mi ha aiutato a "vestire i panni" di una donna. Ai lettori il giudizio finale.

Ogni espressione artistica, di solito, trae origine da un disagio, da una sofferenza. “Magari domani resto” è un romanzo che l’autore dedica espressamente alle persone che vivono conflitti esistenziali. Quale disagio o rabbia o altro sentimento forte ha guidato la mano dello scrittore Lorenzo Marone nella stesura di questo scritto?

Uno dei tanti termini dialettali presenti nel romanzo credo mi rappresenti molto: “arteteca”, che è il ballo di San Vito, l’inquietudine interiore con la quale convivo ogni giorno e che, probabilmente, mi è stata data in dote insieme alla sensibilità di cui accennavo. La scrittura mi permette di dare un senso a questa inquietudine, ha un effetto certamente terapeutico, serve a liberarmi delle energie in eccesso, dei pensieri faticosi, del male di vivere che attanaglia un po’ tutti noi, chi più chi meno. Condividere le proprie riflessioni con altri, serve a rendere le cose più "leggere".

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Le vicende di Luce e degli altri si risolvono in un inno alla tolleranza, celebrano l’accettazione della diversità dei modelli tradizionali di famiglia, consacrano i valori appannati da una quotidianità che induce a pensare che la felicità sia sempre altrove. “Magari domani resto” è un titolo che consacra i risultati di una ricerca disperata di questo “altrove” che la protagonista scopre molto vicino a lei, oppure è una locuzione che vuole caratterizzare il romanzo per altri motivi?

Non credo molto nel concetto tradizionale di famiglia, forse per il mio vissuto, credo, però, nel concetto di "casa", come luogo che racchiude le persone che amiamo e che ci amano, quelle che ci possono donare le attenzioni di cui abbiamo bisogno. Famiglia, casa, può essere anche una coppia, un single con un cane. Credo nelle persone che si sanno ritrovare in questo marasma e che decidono di resistere insieme.

cms_5895/2.jpgQual’è, secondo Lorenzo Marone, il senso, l’utilità della narrativa al giorno d’oggi?

Insegnare a coltivare la curiosità e la fantasia, che stanno sparendo, cercare di insegnare a essere profondi, a riflettere, a farsi delle domande, a non accettare tutto così come è. La cultura, purtroppo, sta cedendo sempre più il passo all’intrattenimento.

La napoletanità celebrata in “Magari domani resto”, certamente non si adagia sui consueti cliché e fa trasparire il legame vero e profondo dei personaggi alla loro terra. Quali sono gli aspetti migliori e quali i peggiori del carattere sociale dei napoletani, secondo Lorenzo Marone?

Siamo un popolo pieno di contraddizioni, come è questo libro, sappiamo essere menefreghisti, inermi, maleducati e, al contempo, sappiamo donare un’umanità e un calore che a volte è difficile trovare altrove. Non è retorica, Napoli è uno degli ultimi avamposti nei quali il vicino di casa può essere considerato uno di famiglia e non un nemico che è al di fuori del nostro fortino (la famiglia appunto) e perciò da combattere e tenere alla larga.

Grazie a Lorenzo. E grazie alla sua “arteteca” che ci consente di leggere con intensità cose importanti, che restano.

Nicola D’Agostino

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