"Manovra da 37 miliardi", Tria conferma il Def

"Su flat tax nessun caos" - ’Sforbiciata ai ministeri’, tensione nel M5S - "Rischio mafia", allarme su Ponte Genova

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"Manovra da 37 miliardi", Tria conferma il Def

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Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, conferma le stime della Nota di aggiornamento al Def, dopo la bocciatura ieri dall’Ufficio parlamentare di Bilancio, e annuncia una manovra di quasi 37 miliardi di euro, 21,7 dei quali in deficit, che ambisce a spingere verso l’alto i modesti tassi di crescita dell’Italia. Il giorno dopo la mancata vidimazione delle stime della Nadef da parte dell’Upb, il titolare di Via XX settembre torna davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato per rivendicare tabelle e scelte del governo e fornendo i dettagli della prossima Finanziaria.

"Il governo ritiene opportuno confermare le previsioni contenute nella Nadef", esordisce Tria. "Non dobbiamo lasciare che la volatilità di breve termine dei mercati offuschi la nostra capacità di prendere decisioni equilibrate", aggiunge, sottolineando che "i rischi politici ed economici internazionali sono sempre esistiti ed è anche per questo motivo che nei documenti di programmazione si formulano previsioni di natura prudenziale e non ottimistiche. Ma non possiamo, né dobbiamo, basare il quadro programmatico su scenari di rischio a ribasso altrimenti stravolgiamo il significato di tale previsione".

Nel suo affondo per la mancata certificazione dell’Upb, che comunque non ha valore vincolante, Tria osserva che le valutazioni dell’authority si basano "su informazioni parziali o obsolete". E aggiunge: "Nessuno ha voluto mettere in dubbio capacità tecniche dell’Upb ma io credo che il rispetto istituzionale vada in tutte le direzioni" e "non credo che le capacità tecniche e i modelli del Tesoro siano inferiori a quelle di altre istituzioni, credo che l’Upb abbia rispetto delle nostre stime e ha fatto osservazioni puntuali e noi nel pieno rispetto abbiamo risposto".

LE MISURE DELLA MANOVRA

Da qui una dettagliata illustrazione della prossima manovra da quasi 37 miliardi di euro, 36,7 per l’esattezza, dei quali 21,7 miliardi finanziati in deficit e 15 miliardi con coperture finanziarie tra tagli di spesa (6,9 miliardi) e aumenti di entrate (8,1 miliardi, inclusa la rottamazione-ter). Il tutto per un impatto sul tasso di Pil reale di 0,6 punti percentuali nel 2019 (0,5 punti nel 2020 e 0,3 punti percentuali nel 2021).

Entrando nel dettaglio delle varie voci della Finanziaria, Tria spiega che la spesa per la flat tax ammonta a 0,6 miliardi nel 2019, 1,8 nel 2020 e 2,3 nel 2021, con un impatto sul Pil "contenuto" e raggiunge 0,1 pp nel 2021. Il costo del reddito di cittadinanza e delle modifiche della Fornero è invece pari a 16 miliardi in ciascuno dei tre anni, che si tradurrebbero in un incremento del tasso di variazione del Pil di 0,3 pp nel 2019 e di 0,2 pp nel 2020 e 2021, rispetto al tendenziale.

Le clausole Iva il cui onere è pari a 12,5 miliardi nel 2019, 5,5 miliardi nel 2020 e 4 miliardi nel 2021, impattano sul Pil di +0,2 pp nel 2019 e 2020 e di -0,2 pp nel 2021. Gli investimenti pubblici invece prevedono risorse aggiuntive pari a 3,5 miliardi nel 2019, 5 miliardi nel 2020 e 6,5 miliardi nel 2021 per un impatto stimato sulla crescita di +0,2 punti percentuali in ogni anno. Infine, spiega Tria, ulteriori misure espansive riguardano incentivi agli investimenti e all’innovazione e gli interventi di spesa per il pubblico impiego per un ammontare pari a 1,8 miliardi nel 2019, 3,2 miliardi nel 2020 e 4,1 miliardi nel 2021, che incideranno sul Pil di +0,1 pp nel 2019 e nel 2021 e avranno impatto zero nel 2020.

"Su flat tax nessun caos"

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"Nessun caos sulla flat tax. Vicepremier e ministro dell’Economia dicono la stessa cosa e le stesse cifre con una prospettiva diversa. Le risorse stanziate sono effettivamente quelle dette da Tria (nel 2019 600 milioni, per poi salire a 1,8 miliardi nel 2020 e a 2,3 miliardi nel 2021): in totale a regime per la flat tax ci sono effettivamente 1,7 miliardi di euro all’anno come sostiene Salvini". Lo si legge in una nota congiunta del vicepremier Matteo Salvini e del ministro dell’Economia, Giovanni Tria. "Nell’arco del triennio abbasseremo le tasse con una media annuale stimabile per 1,7 miliardi di euro", spiegano Salvini e Tria.

La nota congiunta arriva dopo questa mattina il titolare di via XX Settembre, in audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, aveva spiegato che la manovra "comprende anche l’adozione di politiche di riduzione delle imposte, con l’avvio della prima fase della flat tax, il cui ammontare è pari a 0,6 miliardi nel 2019, 1,8 nel 2020 e 2,3 nel 2021". Alla domanda sul costo di 600 milioni di euro per la flat tax, il ministro dell’Interno, a margine della cerimonia per l’anniversario dei Nocs, aveva risposto: "No, sono molti di più: 1,7 miliardi". "La riduzione fiscale ha un ammontare stimabile di circa 1,7 miliardi di euro", aveva poi precisato il vicepremier, assicurando: "Lunedì arriva il decreto fiscale: i numeri saranno scritti e i numeri non mentono".

Oggi, intanto, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in vista del prossimo Consiglio europeo di Bruxelles, ha ricevuto al Quirinale, nel corso della tradizionale colazione di lavoro, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, i ministri Enzo Moavero Milanesi, Alfonso Bonafede, Elisabetta Trenta, Giovanni Tria, Paolo Savona, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti.

’Sforbiciata ai ministeri’, tensione nel M5S

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Tensioni nel M5S, mentre si cercano le risorse per garantire le misure fiore all’occhiello del Movimento, in primis reddito e pensioni di cittadinanza. Le voci di un taglio sui dicasteri a guida grillina si rincorrono a Montecitorio e rimbalzano nei capannelli dei parlamentari. A quanto apprende l’Adnkronos, in effetti, dal vicepremier Luigi Di Maio e dalla viceministra al Mef Laura Castelli sarebbe arrivata la richiesta a tutti i ministeri a guida grillina di un taglio di un miliardo - spalmato su tutti i dicasteri - per reperire le risorse necessarie. Di questi, la ’sforbiciata’ maggiore - ben 500 milioni di euro - andrebbe a toccare il ministero della Difesa, gli altri 500 milioni ricadrebbero su tutti gli altri dicasteri M5S, tra questi Infrastrutture, Giustizia, Salute. Toccando le strutture ministeriali e non i servizi, viene tuttavia assicurato.

"Rischio mafia", allarme su Ponte Genova

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Rischio di infiltrazioni mafiose. E’ l’allarme lanciato sul decreto per Genova dal presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), Raffaele Cantone, in audizione davanti alle Commissioni riunite Ambiente e Trasporti. "Vorrei segnalare una lacuna, che sarà frutto di disattenzione, conoscendo la sensibilità di Parlamento e governo in materia: la deroga a tutte le norme extrapenali comporta anche la deroga al codice antimafia e alla relativa disciplina sulle interdittive", avverte.

"Non ritengo - aggiunge - di dover sottolineare i rischi insiti in tale omissione soprattutto perché vi sono molte attività connesse alla ricostruzione dal movimento terra allo smaltimento dei rifiuti in cui le imprese mafiose detengono purtroppo un indiscutibile knowhow". "La Liguria è terra ovviamente non di mafia ma in cui purtroppo le organizzazioni criminali stanno cercando di infiltrarsi. Una barriera altissima contro questo rischio - sottolinea - va necessariamente prevista e sono certa sarà introdotta".

"Ho perplessità - osserva ancora - sulle disposizioni che prevedono la deroga a tutte le norme dell’ordinamento italiano ad esclusione di quelle penali. Una disposizione senza precedenti che consente al commissario - nota - di muoversi con assoluta e totale libertà, imponendogli - conclude - solo i principi inderogabili dell’Unione Europea e ovviamente i principi costituzionali".

In merito alle dichiarazioni del presidente Anac, da Palazzo Chigi fanno notare che - come affermato dallo stesso Cantone - nel decreto non vi è deroga alle norme penali. La deroga alle norme interne, diverse da quelle penali, serve per ricostruire rapidamente il ponte, è il ragionamento che fanno a Palazzo Chigi. Il chiaro obiettivo, viene spiegato, è quello di evitare passaggi procedimentali e burocratici che appesantirebbero l’iter per la ricostruzione, non più rinviabile. Siamo certi che la ricostruzione, che sarà avviata dal commissario Marco Bucci, procederà con rapidità ed efficienza e, ovviamente, nel pieno rispetto dei principi di legalità che sono, comunque, già assicurati dall’osservanza delle norme europee che il decreto prevede. Su questo fondamentale aspetto c’è la consapevolezza che ogni confronto con Anac potrà essere utile.

Con Palazzo Chigi "credo ci sia un equivoco - replica Cantone - io ho parlato non delle norme penali, che so bene non sono derogabili, ma delle interdittive antimafia che sono extrapenali e che, così com’è il decreto legge, non si applicano. Prendo atto che la volontà non era questa e mi auguro che il decreto sia corretto".

Commentando le dichiarazioni di Cantone, il ministro dell’Interno Matteo Salvini dice ad Agorà su Rai 3: "A un evento eccezionale devono corrispondere interventi eccezionali: se uno sta lì a seguire il Codice degli appalti, la burocrazia e la gara europea tra cinque anni siamo ancora a discutere del ponte". Il vicepremier annuncia che chiederà di "incontrare Cantone tra oggi e domani", anche per attenzionare il rischio "di infiltrazioni mafiose a Genova", sollevato dal capo dell’Anac, "ha ragione e sono cose di cui mi occupo io".

Redazione

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