"Nessuna polemica nel governo su navi ong"

Si tratta sul quorum - Scoppia il caso trivelle - Reddito a 5 milioni di persone - Carige, Cdm vara dl: possibile ricapitalizzazione pubblica

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"Nessuna polemica nel governo su navi ong"

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Nessuna polemica tra il ministro Matteo Salvini, il presidente Giuseppe Conte e altri componenti del governo sul caso Sea Watch e Sea Eye alla ricerca di un porto dal 22 dicembre. E’ quanto trapela da fonti del governo. Il ministro dell’Interno, chiariscono le stesse fonti, "non cambia posizione e ribadisce la contrarietà a qualsiasi arrivo via mare in Italia, per bloccare una volta per tutte il traffico di esseri umani che arricchisce scafisti, mafiosi e trafficanti". Per il titolare del Viminale, "la soluzione sono i corridoi umanitari via aereo per chi scappa davvero dalla guerra, già confermati dal ministro Salvini anche per il 2019".

Il braccio di ferro all’interno del governo gialloverde è andato avanti per tutta la giornata di ieri con il vicepremier Luigi Di Maio che mandava messaggi di apertura, almeno per donne e bambini e Matteo Salvini deciso a tirare dritto. Un accorato appello è arrivato anche da Papa Francesco, che sempre ieri, dopo la recita dell’Angelus ha avvertito: "Da parecchi giorni 49 persone salvate nel Mare Mediterraneo sono a bordo di due navi di Ong, in cerca di un porto sicuro dove sbarcare. Rivolgo un accorato appello ai leader europei, perché dimostrino concreta solidarietà nei confronti di queste persone".

Si tratta sul quorum

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La maggioranza cerca l’accordo sul quorum per il referendum propositivo, da introdurre nella riforma costituzionale in discussione alla Camera. Il punto di caduta, a quanto apprende l’AdnKronos da fonti parlamentari, potrebbe essere a quota 20-25%, dopo il ritiro dell’emendamento leghista che chiedeva quota 33%. La trattativa - per il testo che in settimana, da mercoledì, è in discussione in Commissione Affari costituzionali - sarebbe già a buon punto.

Sul tema, a quanto si apprende, starebbe lavorando lo stesso titolare dei Rapporti con il Parlamento, il pentastellato Riccardo Fraccaro. Ma dallo staff del ministro per ora si sottolinea come il tema debba essere affidato al dibattito parlamentare, con la consapevolezza che le riforme richiedano il tentativo di costruire il maggior consenso possibile. Ieri Fraccaro aveva ricordato a Matteo Salvini che nel contratto di governo stipulato da M5S e Lega è prevista la cancellazione del quorum al referendum.

Sul tema del quorum "abbiamo già ritirato il nostro emendamento, che prevedeva un quorum al 33%", ma questo non vuol dire "che noi non pensiamo che il quorum sia necessario, perché si corre il rischio che alle urne decidano i membri di salotto, una cerchia ristretta" ha detto oggi all’AdnKronos Igor Iezzi, membro leghista della Commissione Affari costituzionali della Camera.

"Noi eravamo per un quorum al 33%, ma ora abbiamo ritirato l’emendamento" visto che, ha spiegato, "auspichiamo che si possa trovare un’intesa, sul testo del referendum propositivo, con i Cinque Stelle". "Nei prossimi giorni - ha proseguito - a partire da mercoledì, inizieremo a lavorarci con gli alleati di governo, penso che loro abbiano capito la nostra posizione che punta alla presenza di un quorum".

Iezzi ha detto che "con il Pd, in Commissione, sul tema del referendum propositivo, a partire dal quorum, ci possono essere convergenze e chiaramente sarebbe meglio avere una maggioranza ’rafforzata’ per dare il via libera alla riforma costituzionale". "In prima Commissione - ha aggiunto Iezzi - ci sono partiti che non vogliono questo tipo di referendum, come Leu e mi pare anche Fi, a sentire Sisto, mentre dai dem invece si esprimono posizioni più sfumate e alcune cose condivisibili".

Scoppia il caso trivelle

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Il sì del Mise alle trivelle nel Mar Ionio diventa un caso nel governo. A sollevare il polverone di polemiche, stavolta, è l’allarme lanciato da Angelo Bonelli dei Verdi, che esaminando il Buig - il bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse del ministero dello Sviluppo Economico guidato da Luigi Di Maio e pubblicato il 31 dicembre scorso - riferisce dell’autorizzazione a tre nuovi permessi per la ricerca del petrolio nel Mar Ionio su una superficie complessiva di 2200 km/q a favore della società americana Global MED LLC, con sede legale in Colorado, Usa. Le coste interessate sono quelle di Puglia e Basilicata e la ricerca autorizza l’uso dell’air gun, le bombe d’aria e sonore, che secondo i Verdi, provocano danni ai fondali e alla fauna ittica.

Replica il ministro dell’Ambiente Sergio Costa: "Da quando sono ministro non ho mai firmato autorizzazioni a trivellare il nostro Paese e i nostri mari e mai lo farò - chiarisce in un post su Facebook -. In questi giorni si sta scrivendo e dicendo tanto sul tema delle trivelle. Ve ne ho già parlato il 30 dicembre" ma "poiché qualcuno fa - anche in mala fede - confusione, occorre ribadirlo. Non sono diventato ministro dell’Ambiente per riportare l’Italia al Medioevo economico e ambientale. Anche se arrivasse un parere positivo della Commissione Via, non sarebbe automaticamente una autorizzazione - ha scandito Costa -. Voglio che sia chiaro. I permessi rilasciati in questi giorni dal Mise sono purtroppo il compimento amministrativo obbligato di un sì dato dal ministero dell’Ambiente del precedente governo, cioè di quella cosiddetta sinistra ’amica dell’ambiente’. Quello che potevamo bloccare, abbiamo bloccato". Costa assicura inoltre che "lavoreremo per inserire nel ’Dl Semplificazioni’ una norma per bloccare i 40 permessi pendenti come ha proposto il Mise".

La polemica però non si placa. E a scendere in campo è il governatore della Puglia, Michele Emiliano, che annuncia ricorso: "E’ insopportabile la bieca ipocrisia di chi, dopo aver finto di lottare al nostro fianco, appena giunto al Governo del Paese anche grazie ai tanti elettori sensibili a questo argomento, ora assume le medesime condotte dei governi precedenti che si volevano contrastare con la richiesta di referendum antitrivelle" osserva il presidente della Regione Puglia, ricordando come il ’no alle trivelle’ sia stata una delle storiche battaglie del M5S".

A stretto giro arriva la replica di Di Maio: "Oggi mi si accusa di aver autorizzato trivelle nel mar Ionio. È una bugia - scrive su Facebook il vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico -. Queste ’ricerche di idrocarburi’ (che non sono trivellazioni) erano state autorizzate dal Governo precedente e in particolare dal ministero dell’Ambiente del ministro Galletti che aveva dato una Valutazione di Impatto Ambientale favorevole. A dicembre, un funzionario del mio ministero ha semplicemente sancito quello che aveva deciso il vecchio Governo. Non poteva fare altrimenti, perché altrimenti avrebbe commesso un reato. Quando il Pd ha dato l’ignobile parere favorevole un anno e mezzo fa, nessun giornale aveva messo la notizia in prima pagina. Ora che il Mise ha semplicemente ratificato quello che il Pd aveva deciso, è diventata una notizia".

"Inoltre sono contento - prosegue Di Maio - che il ministro dell’Ambiente Costa, appena si è insediato, abbia deciso di sciogliere quella commissione che aveva dato l’ok a questa porcata. Ho letto che il Governatore della Puglia intende impugnare queste autorizzazioni. Sono contento, non chiedo altro, spero che un giudice blocchi quello che da qui non potevamo bloccare senza commettere un reato a carico del dirigente che doveva apporre la firma. Ma non sarà ’un ricorso contro Di Maio’, bensì sarà un ricorso di un governatore del Pd contro una autorizzazione rilasciata dal Pd. Nulla di nuovo direte voi!". Sul caso trivelle, nel pomeriggio, interviene anche il sottosegretario al Mise, Davide Crippa: "Ribadisco che l’iter di rigetto è avviato per 7 permessi di ricerca in Adriatico e nel Canale di Sicilia".

Bonelli, però, rispedisce le accuse al mittente: "Non è colpa loro? E’ una balla stratosferica. Sono i loro uffici che hanno autorizzato - dice il leader dei Verdi all’Adnkronos - dovrebbero avere più responsabilità quando fanno delle affermazioni perché sono ministri della Repubblica". Secondo Bonelli, Di Maio dichiara il falso: "l’autorizzazione è stata firmata dal suo direttore generale. Prima c’erano solo dei pareri favorevoli ma è il Mise di Di Maio che ha dato il via libera. Anche il ministro dell’Ambiente inconsapevolmente ha fatto lo sgambetto al ministro Di Maio" quando su Facebook scrive "anche se arrivasse un parere positivo della Commissione Via, non sarebbe automaticamente un’autorizzazione". Si tratta, spiega Bonelli, "di un punto fondamentale perché l’autorizzazione rilasciata dal Mise non è un parere tecnico".

Su questa vicenda, "c’è un’approssimazione incredibile". Il governo, in questi mesi, "avrebbe potuto fare degli atti normativi, introducendo il divieto dell’air gun, l’abrogazione dell’articolo 38 della legge Sblocca Italia e una moratoria su alcune aree ad alto rischio sismico". Purtroppo, "non c’è stata la volontà" ma "si è trovato il tempo per presentare norme contro l’ambiente, come il condono di Ischia o lo spargimento dei fanghi tossici sui suoli agricoli". "Si tratta di un modo veramente imbarazzante di procedere" conclude il leader dei Verdi.

Reddito a 5 milioni di persone

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Risale a oltre 4,9 milioni di beneficiari - 4.916.786 per l’esattezza- la platea di coloro che otterranno il reddito di cittadinanza. Si tratta di 1.734.932 nuclei famigliari, anche se il 27% dei beneficiari -1 su 4 dunque- non ha famiglia. E’ quanto si legge nell’ultima bozza della relazione che accompagnerà il dl sul reddito di cittadinanza, in dirittura di arrivo, anche se, viene spiegato, il testo potrà subire ulteriori cambiamenti.

Limata inoltre ulteriormente la platea degli stranieri che accederà al sussidio, circoscritto ai "cittadini italiani o di Paesi Ue, familiari titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, familiari provenienti da paesi che hanno sottoscritto convenzioni bilaterali di sicurezza sociale, cittadini di paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno Ue per lungo-soggiornanti" e ai "residenti in Italia in via continuativa da 10 anni". Si tratta, secondo i calcoli che circolano in queste ore in ambienti di governo, di circa il 5% degli stranieri in Italia.

L’ultima bozza prevede inoltre un aiuto per chi avvia un’attività, rinunciando al reddito di cittadinanza per mettersi in gioco nell’attività di impresa. "Ai beneficiari del RdC che avviano un’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale entro i primi 12 mesi di fruizione del RdC - si legge infatti nella bozza - è riconosciuto in un’unica soluzione un beneficio addizionale pari a sei mensilità di RdC, nei limiti di 780 euro mensili".

Incentivi all’imprenditorialità anche per beneficiari del reddito di cittadinanza che fanno parte di un nucleo famigliare, dunque percepiscono sussidi più elevati. Per chi avvia un’attività di impresa o di lavoro autonomo, sono previste nell’ultima bozza due mensilità di reddito di cittadinanza anticipate per il nucleo famigliare a titolo di incentivo. Ma l’avvio dell’attività va comunicata entro 30 giorni all’Inps, pena esclusione dal reddito di cittadinanza.

Carige, Cdm vara dl: possibile ricapitalizzazione pubblica

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Il governo ha approvato stasera in Consiglio dei ministri un decreto legge per banca Carige . Il provvedimento prevede la possibilità per l’istituto di credito "di accedere a forme di sostegno pubblico della liquidità che consistono - si legge nel comunicato diffuso da Palazzo Chigi - nella concessione da parte del Ministero dell’economia e delle finanze della garanzia dello Stato su passività di nuova emissione ovvero su finanziamenti erogati discrezionalmente dalla Banca d’Italia". "In stretto raccordo con le istituzioni comunitarie, le garanzie previste - si precisa - saranno concesse nel pieno rispetto della normativa in materia di aiuti di Stato".

In considerazione degli esiti del recente esercizio di stress cui la banca è stata sottoposta, viene inoltre prevista la possibilità per Carige di accedere, attraverso una richiesta specifica, a una ricapitalizzazione pubblica a scopo precauzionale, volta a preservare il rispetto di tutti gli indici di patrimonializzazione anche in scenari ipotetici di particolare severità e altamente improbabili (cosiddetti scenari avversi dello stress test).

"Le misure previste nel decreto si pongono in linea di continuità con il provvedimento di amministrazione straordinaria recentemente adottato dalla Banca Centrale Europea", si sottolinea in una nota diffusa da Palazzo Chigi. "L’obiettivo - si spiega - è di consentire ai Commissari di assumere le iniziative utili a preservare la stabilità e la coerenza del governo della società, completare il rafforzamento patrimoniale dell’Istituto già avviato con l’intervento del Fondo Interbancario dei Depositi, proseguire nella riduzione dei crediti deteriorati e perseguire un’operazione di aggregazione". "In tale ottica, le misure previste dal decreto - prosegue la nota - forniscono ai Commissari un quadro operativo che consente di trarre pieno beneficio dalle opportunità gestionali offerte dall’amministrazione straordinaria".

Il premier, Giuseppe Conte, in una nota diffusa al termine del Cdm, ha annunciato: "Il Governo, nel Consiglio dei ministri di questa sera, ha approvato un decreto legge che interviene a offrire le più ampie garanzie di tutela dei diritti e degli interessi dei risparmiatori della banca Carige in modo da consentire all’amministrazione straordinaria di recente insediata di perseguire in piena sicurezza il processo di consolidamento patrimoniale e di rilancio delle attività dell’impresa bancaria"

"Stasera, durante il Cdm - ha spiegato il vicepremier Luigi Di Maio - , abbiamo approvato il decreto che tutela i risparmi dei cittadini che hanno scelto la banca Carige". "Le banche italiane -aggiunge- pagano il prezzo di un sistema di vigilanza della Bce che va dotato di strumenti rafforzati di controllo e di intervento. Saremo sempre dalla parte dei risparmiatori e dei correntisti, sempre", afferma Di Maio.

Il governo interviene così con un decreto per mettere in sicurezza Banca Carige, una decisione che sembra contraddire quello che fino a questo momento è sembrato l’orientamento gialloverde -"Dal governo non un euro alle banche"-. L’esecutivo gialloverde, alle prese con la sua prima crisi bancaria, prevede una serie di ’Disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio’ in cui sono due le misure più importanti: la garanzia di Stato sulle emissioni dei nuovi bond della banca -come già accaduto con le banche venete- e la possibilità di una ricapitalizzazione a carico del Tesoro.

Poche ore prima il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, aveva ricevuto i tre commissari straordinari della banca ligure - Fabio Innocenzi, Pietro Modiano e Raffaele Lener - commissariata dalla Bce lo scorso 2 gennaio. Nel colloquio si sarebbe affrontato il possibile intervento della Sga, la bad bank del Tesoro, che potrebbe rilevare un pacchetto di 2,8 miliardi di crediti deteriorati della banca protagonista, negli ultimi anni, di un ’calvario’ fatto di aumenti di capitale, stress test falliti e crollo del titolo in Borsa (sospeso sine die dopo il commissariamento).

Il tentativo di salvataggio arriva dopo il recente fallimento della ricapitalizzazione dell’istituto: è il 22 dicembre scorso quando in assemblea non passa l’aumento da 400 milioni approvato dal cda. Ad astenersi, bloccando l’operazione è la famiglia Malacalza, maggior azionista del gruppo, che a fronte di una continua erosione del valore della banca, nell’ultimo anno il titolo ha perso oltre l’80%, decide di non investire ancora. L’aumento in opzione ai soci serviva a restituire i 320 milioni di ’prestito ponte’ concessi a novembre scorso dal Fondo, e quindi dalle banche italiane, con la sottoscrizione di bond subordinati.

La scelta del Cdm arriva dopo una giornata iniziata con l’incontro tra i vertici dello Schema volontario del Fondo interbancario e i commissari della banca ligure pronti a chiedere la revisione delle condizioni del prestito subordinato sottoscritto a fine novembre. Il primo passaggio, in salita, è il tentativo di trattare un tasso di interesse meno oneroso del 16%, scattato dopo lo stop all’aumento di capitale.

Se Carige punta a risparmiare sugli interessi, in attesa di un accordo complessivo, il Fondo mira a rientrare velocemente dall’investimento con l’ok all’aumento o con l’ingresso di un nuovo partner che ripaghi il prestito obbligazionario. Resta da capire se i Malacalza torneranno a investire nel gruppo - un’azienda valutata, dallo stesso governo, quale essenziale strumento per realizzare il rilancio dell’intero sistema economico-sociale ligure - oppure se toccherà all’esecutivo Lega-Cinquestelle farsi carico del salvataggio. Mentre sul tavolo restano aperte più ipotesi, domani è il giorno dei sindacati.

Redazione

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