"Siamo allo stremo": l’appello di Sea Watch

Di Maio e i gilet gialli, polemica in Ue - Germania, aggredito deputato dell’estrema destra - Heathrow, drone ’blocca’ partenze - Siria, monitoraggio su 15 combattenti italiani

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"Siamo allo stremo": l’appello di Sea Watch

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"Siamo al diciottesimo giorno in mare, queste persone non ce la fanno più. A bordo c’è grande frustrazione, siamo allo stremo. Fate sbarcare queste persone". E’ l’appello di Giorgia Linardi, portavoce di ’Sea Watch’ che aggiorna sulla situazione dei migranti a bordo e su quella dei 17 che si trovano sulla ’Sea Eye’, ancora in attesa di un porto sicuro dove sbarcare.

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"Alcuni di loro rifiutano di mangiare. Ci stanno dando un aut aut. Guardano l’Europa dal binocolo, si sentono in prigione. Ad alcuni di loro la situazione ricorda le prigioni in Libia in cui hanno subito le vessazioni che ora si portano dentro", afferma la portavoce. "Da cittadini europei a bordo è vergognoso guardarli in faccia e spiegare loro come mai nessuno in Europa li voglia. Per favore - aggiunge - che siano i nostri governanti a spiegare, a queste persone, una ad una, perché non possono arrivare in Europa".

"Non riporteremo mai le persone soccorse in mare in un Paese in cui è illegale farlo, in un Paese in cui vengono sottoposte alle violazioni e agli orrori di cui le persone a bordo che abbiamo soccorso ci stanno raccontando" rimarca Giorgia Linardi, chiarendo che "il soccorso è avvenuto in acque Sar libiche dove il capitano ha esercitato il suo obbligo di soccorrere chiunque si trovi in difficoltà in mare. Sono immediatamente state informate le autorità, è stata informata anche la guardia costiera libica che abbiamo cercato di raggiungere subito via radio perché ci sembrava di aver capito che fossero impegnati in un altro soccorso. Abbiamo chiesto di fornire assistenza senza ricevere risposta, nemmeno abbiamo ricevuto risposta alla mail in cui li informavamo di aver soccorso queste 32 persone".

Di Maio e i gilet gialli, polemica in Ue

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Non si placa la polemica sull’appoggio di Luigi Di Maio ai gilet gialli. Dopo aver incitato il movimento di lotta francese a "non mollare", il capo politico del M5S replica alla ministra per gli Affari europei Nathalie Loiseau, che ieri ha criticato la lettera del leader pentastellato, invitandolo, insieme a Salvini "a fare pulizia" in casa propria. Mentre l’Ue ribadisce il sostegno al presidente francese Emmanuel Macron.

IL POST DI DI MAIO - "La ministra per gli Affari europei Nathalie Loiseau, dopo la mia lettera di ieri mattina ai Gilet Gialli, ha dichiarato: ’La Francia si guarda bene dal dare lezioni all’Italia. Salvini e Di Maio imparino a fare pulizia in casa loro’ - scrive Di Maio su Facebook -. Forse si dimentica di quando il suo presidente, Macron, parlando del nostro governo ci aveva paragonato alla lebbra, ’Li vedete crescere come una lebbra, un po’ ovunque in Europa, in Paesi in cui credevamo fosse impossibile vederli riapparire’. Quanta ipocrisia".

"Il popolo francese - sottolinea ancora Di Maio - chiede il cambiamento e un maggiore ascolto delle loro esigenze. Non posso non condividere questi desideri, né penso di dire nulla di offensivo verso i cittadini francesi. E’ chiaro che qualcosa deve cambiare. Come ad esempio è ora di smettere di impoverire l’Africa con politiche colonialiste, che causano ondate migratorie verso l’Europa e che l’Italia si è trovata più volte a dover affrontare da sola", conclude.

LA REPLICA DELLA MINISTRA - Parole alle quali replica la ministra francese: "Ho già reagito ieri: ho sentito molte volte il governo italiano chiedere rispetto per il modo in cui governa l’Italia - afferma Loiseau a margine del Consiglio Affari Generali a Bruxelles -. Credo che questo rispetto sia dovuto a qualsiasi Paese, soprattutto a un Paese vicino, alleato e amico". "Ogni governo - sottolinea ancora Loiseau - ha la priorità di occuparsi del benessere e dell’avvenire dei suoi compatrioti. Penso che la priorità del governo italiano sia occuparsi del benessere del popolo italiano: non penso che occuparsi dei gilet gialli abbia qualcosa a che fare con il benessere del popolo italiano". Quindi aggiunge: con il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi "parliamo spesso e di molte cose. E dunque, evidentemente, parleremo anche" delle parole di Di Maio, "sicuramente".

UE - Sulla polemica interviene anche la Commissione europea: "Prima di tutto non commentiamo i commenti, in particolare quando arrivano da commentatori professionisti- afferma il portavoce capo della Commissione Europea Margaritis Schinas-. Il presidente Macron e le autorità francesi hanno tutta la nostra fiducia per la messa in atto del programma per il quale il presidente è stato eletto dal popolo francese".

Germania, aggredito deputato dell’estrema destra

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Aggressione a Brema contro un deputato e responsabile locale dell’Afd, in quella che la polizia ha definito un attacco "politicamente motivato". Secondo quanto riferito, Frank Magnitz è stato aggredito ieri pomeriggio in una piazza del centro della città da tre uomini con il volto coperto, che lo hanno ferito gravemente.

"Tenuto conto del ruolo della vittima, noi pensiamo che si tratti di un atto politicamente motivato", ha commentato la polizia, precisando che le indagini sono affidate ai servizi di sicurezza dello Stato, competenti in questo genere di casi. L’Afd ha pubblicato una foto del deputato privo di conoscenza sul letto dell’ospedale nel quale è stato ricoverato, con il volto insanguinato e tumefatto ed un taglio lungo e profondo sulla fronte.

Heathrow, drone ’blocca’ partenze

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Caos all’aeroporto londinese di Heathrow . Tutti i voli in partenza sono stati sospesi per alcune ore, dopo l’avvistamento di un drone. Un portavoce dello scalo, come riferisce il ’Guardian’, aveva spiegato come le operazioni fossero in collaborazione con la polizia "per evitare ogni minaccia alla sicurezza delle operazioni".

Poi, "sulla base delle procedure operative standard, in collaborazione con il Controllo del traffico aereo e la polizia, abbiamo ripreso le partenze" ha fatto sapere un portavoce dell’aeroporto citato dalla ’Bbc’. "Continuiamo a monitorare la situazione e ci scusiamo con i passeggeri colpiti dal disservizio". A dicembre si è verificata una situazione analoga nello scalo di Gatwick, costretto a fermare circa 1.000 voli.

Siria, monitoraggio su 15 combattenti italiani

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(Marco Mazzù) - Monitoraggio in corso da parte degli apparati di prevenzione sui cittadini italiani, in tutto una quindicina, che si presume si trovino attualmente in Siria impegnati in attività di combattimento. L’attività, precisano all’AdnKronos fonti qualificate, "è precedente alla notizia della morte di Giovanni Francesco Asperti", nome di battaglia ’Hiwa Bosco’, che si era unito alle milizie curde dell’Ypg.

E proprio questo aspetto, il sostegno alle formazioni armate che in territorio siriano si oppongono all’Isis, "fa sì che in quest’ultimo caso non sia tecnicamente corretto parlare di veri e propri ’foreign fighters’ perché, pur esercitando un’attività armata, non era diretta al sostegno del jihadismo fondamentalista".

Filo-curdi sono i cinque giovani antagonisti per i quali la procura di Torino ha chiesto nei giorni scorsi la misura della sorveglianza speciale in ragione della loro recente attività nella regione siriana del Rojava. "Quando si parla di volontari in Siria bisogna ulteriormente specificare -rilevano le stesse fonti - se la permanenza di chi si reca sul posto si sia concretizzata in servizio di tipo umanitario, sanitario e logistico oppure in vera e propria attività di combattimento".

FOREIGN FIGHTERS - Per quanto riguarda invece i circa 130 ’foreign fighters’ filo-jihadisti partiti dall’Italia con l’obiettivo di combattere nelle file dell’Isis in Siria e in Iraq, non più di un decimo - una dozzina di persone - è di nazionalità italiana. Per il resto si tratta di stranieri che hanno soggiornato nel nostro Paese o per qualche motivo sono transitati per il territorio italiano. In altri Paesi il fenomeno degli aspiranti combattenti per il terrorismo è stato in questi anni molto più marcato. I numeri italiani sono in ogni caso molto inferiori alle cifre registrate in Belgio, Francia, Germania e Gran Bretagna, da dove in questi anni sono partiti per le zone del fronte almeno 3.000 combattenti. Più di 1.200 i ’siti di interesse’ monitorati dagli apparati di prevenzione italiani.

Una "attenzione informativa particolare" è stata riservata dagli 007 italiani "al fenomeno dei ’foreign fighters’ (specie occidentali, europei inclusi) che negli anni scorsi hanno aderito al jihad raggiungendo i teatri di conflitto" segnala l’intelligence nell’ultima ’Relazione annuale al Parlamento sulla politica dell’informazione per la sicurezza’.

RETURNEES - L’attenzione degli apparati della sicurezza è posta soprattutto "in relazione al concreto rischio di un ’effetto blowback’, ovvero alla possibilità che, una volta rientrati nei Paesi d’origine, essi decidano di passare all’azione. L’addestramento militare, unito al carisma proprio dei veterani - si legge nel documento - induce ad attribuire ai returnees un potenziale di minaccia tanto maggiore quanto più lunga ed intensa è stata la loro esperienza nelle file di Daesh in Siria e Iraq".

Redazione

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