11 OTTOBRE GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE BAMBINE E DELLE RAGAZZE

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Le Nazioni Unite, con un messaggio corale esteso ad ogni angolo del mondo, dedicano ogni anno una giornata alle bambine discriminate, con attenzione particolare al disagio e al sopruso di cui sono vittime. Tramite la risoluzione 66/170 del 19 dicembre 2011, è stata stabilita dall’Onu nell’11 ottobre questa giornata particolare, che non vuole essere una festa. Oggi l’attenzione è rivolta ai diritti, alla promozione e all’emancipazione di tutte le bambine del mondo.

I questi ultimi anni, si è lavorato per una migliore qualificazione sanitaria rivolta alle giovani donne, con attenzione particolare verso la contraccezione e i vaccini. In effetti, le bambine che vivono nei paesi sottosviluppati che oggi hanno una decina di anni, sono vaccinate e meno soggette a problemi sanitari e di nutrizione, rispetto al passato. Il problema dei matrimoni precoci invece esiste ancora, ed è un fenomeno molto diffuso così come anche la violenza, gli abusi in genere, e le gravidanze precoci.

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La piaga dei matrimoni precoci è una violazione dei diritti umani delle bambine. Le spose bambine sono date in matrimonio in età dai 7 agli 11 anni. Il matrimonio infantile è una pratica tradizionale, una consuetudine. Se questa situazione dovesse rimanere tale, si prevede che nel 2020 oltre 140 milioni di bambine saranno obbligate a sposarsi prematuramente con conseguenze emotive, fisiche e psicologiche alquanto preoccupanti. Le bambine sono esposte ad abusi e ad affrontare gravidanze precoci, rischiose per la loro salute, in India in particolare, e in tutti i paesi sottosviluppati del mondo. Sebbene gli abusi e le violenze sulle donne piccole e grandi continui ad essere un problema che tocca tutti i ceti sociali, in tutti paesi del mondo. Nei paesi dove non c’è civiltà, non c’è cultura, né scuola, è normale che le bambine non conoscendo i loro diritti, vivano il loro disagio subendo la violenza; sono purtroppo costrette a non studiare, e da qui la non consapevolezza dei loro diritti. Purtroppo a tutto questo, dobbiamo aggiungere la consuetudine tribale di amputare gli organi genitali. Sono decine di migliaia le bambine che vengono infibulate ogni anno nel mondo.

Ma anche nei paesi civilizzati la femminilità viene violata. In Italia, secondo un recente rapporto realizzato per Terres des Hommes (movimento nato in Svizzera per la difesa dei bambini, fra i più grandi al mondo), le forze dell’ordine hanno raccolto denunce di violenza sessuale di una giovanissima donna su tre.

Molte per fortuna sono le giovani donne che si ribellano e lottano per i diritto all’uguaglianza fra i sessi, alla libertà, allo studio. Ricordiamo Malala Yousafzay, la più giovane vincitrice del premio Nobel per la pace, nell’anno 2014. La ragazza venne colpita da un colpo di pistola alla testa da un talebano per aver difeso il suo diritto all’istruzione (quella femminile è bandita dai tibetani con un editto).

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Altro premio Nobel colorato di rosa, è stato assegnato nei giorni scorsi alla giovane Nadia Murad, attivista per i diritti umani, resa prigioniera e abusata dagli uomini dell’Isis. Nel 2015 la giovane yazida è diventata ambasciatrice Onu per la dignità dei sopravvissuti alla tratta di esseri umani. Il premio Nobel assegnato ad Oslo il 5 ottobre le è stato conferito in merito allo sforzo profuso negli anni, nel prodigarsi a voler porre fine all’uso della violenza sessuale come strategia di guerra e conflitto armato.

Oggi Nadia Murad gira per il mondo per portare la sua testimonianza in difesa dei diritti di tutte quelle giovani donne e bambini ancora nelle mani degli uomini del Califfato.

Susy Tolomeo

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