25 Aprile: tra tradizione e polemiche

Una festa che oggi provoca molte diatribe

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Il 25 Aprile, giorno fondamentale per la storia italiana, assume un notevole significato dal punto di vista politico e militare proprio perché simboleggia la vittoriosa lotta di resistenza militare e politica messa in atto dalle forze partigiane durante la seconda guerra mondiale, avviata l’8 settembre 1943 contro il governo fascista e l’assedio nazista.

Questo giorno, come ogni anno, viene ricordato in tutta Italia con eventi, concerti e manifestazioni proprio per rimembrare un passato orribile ormai lontano, risalente a 72 anni fa. Una festività particolarmente sentita dagli italiani, perché in questa occasione speciale continuano ad echeggiare quei concetti di libertà e democrazia tanto agognati dalla popolazione.

Eppure, oggi più che mai, questa celebrazione viene messa in discussione, svilendola a semplice battaglia partitica. In questi giorni svariati personaggi pubblici hanno dimostrato sentimenti contrastanti, da una parte i sostenitori e dall’altra gli obiettori.

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Ha fatto discutere la posizione del Ministro degli Interni Matteo Salvini che non sarà presente come lui stesso ha dichiarato: la vera Liberazione è dalla mafia”. Pertanto il leader e i ministri leghisti si recheranno a Corleone per sostenere un’iniziativa contro la mafia.

A quanto pare, il vicepremier non sarà l’unico a disertare tale evento: anche la sindaca di Lentate sul Seveso, Laura Ferrari, ha imposto dei vincoli, limitando la celebrazione ad una semplice deposizione di una corona al monumento ai caduti. La stessa, parlando con Adnkronos, dichiara: “Non torno indietro, sono convinta della mia scelta nonostante le numerose offese che mi sono arrivate dai social”.

Questa battaglia si ripercuote anche nell’esecutivo del governo: il vicepremier Di Maio coglie la palla al balzo per accusare il suo alleato di governo, sottolineando l’inadeguatezza dell’atteggiamento leghista.

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Tutte queste discussioni stanno svilendo l’essenza di quest’avvenimento, che oggi più che mai dovrebbe riunire gli abitanti della Penisola in un unico sentimento nazionale. Tuonano intanto le parole dello scrittore Antonio Scurati: Chi si dissocia dal 25 aprile offende la democrazia”.

Ci auguriamo tutti che questa festa possa tornare ad essere un simbolo dell’unità nazionale e che possa, al contempo, incarnare la più ferma condanna nei confronti di qualsiasi forma di violenza.

Giuseppe Capano

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