AFGHANISTAN: LA SPERANZA VA DI PADRE IN FIGLIO

Ahmad Massoud, figlio del “Leone del Panshir”, si propone per essere il leader di un Afghanistan unito e democratico

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Era il 9 settembre 2001 quando Ahmad Shah Massoud, comandante anti-Sovietico e anti-talebano, fu ucciso da due terroristi di Al-Qaeda. Due giorni dopo, seguirà il macabro 11 settembre americano, sul quale è inutile aggiungere altro. Già nel 1979 Massoud era in prima linea a combattere i sovietici prima ed i talebani poi, con coraggio tale da guadagnarsi il soprannome di “Leone del Panshir”, suo luogo di nascita. Il mujaheddin Massoud, a lungo capo del Fronte Islamico, fu ucciso da Al-Qaeda quando, dopo la caduta dell’URSS, si dimostrò fortemente contrario al regime dittatoriale teocratico che si stava delineando nel Paese, fino a scontrarsi con Bin Laden. Certo, anche Massoud credeva in una forma di Stato basata sulla legge islamica, ma, a differenza dei leader di Al-Qaeda, egli sperava che si potessero svolgere periodicamente elezioni democratiche, e ripudiava le persecuzioni delle minoranze. Dopo la morte di Massoud, la già difficile situazione afghana precipitò, ed oggi è ben noto che quello di cui stiamo parlando è un Paese praticamente ridotto ad un cumulo di macerie, nonostante gli sforzi notevoli del presidente Ashraf Ghani. In una situazione così disperata, però, esiste una figura che potrebbe rappresentare una luce in fondo al tunnel: si tratta proprio del figlio di Ahmad Shah Massoud, il quasi omonimo Ahmad Massoud.

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Il figlio del mujaheddin ha ora 30 anni, ed è un attivista politico con un obiettivo davvero molto ambizioso: riuscire, un giorno, a riunificare il suo Afghanistan. Infatti, il Paese è ormai cronicamente diviso in aree di influenza, controllate dai vari gruppi protagonisti della sanguinosa guerra civile che imperversa da anni. Vi è, inoltre, ancora un’importante presenza di contingenti NATO. Ebbene, Massoud crede fortemente di poter lavorare per liberare, una volta per tutte, la sua terra, e la sua Fondazione Massoud (in onore del padre, ndr) lavora già da tempo in opere di carità in tutto l’Afghanistan. Ahmad Massoud è effettivamente convinto che non sia davvero possibile sradicare i talebani dal territorio, ma il suo obiettivo è quello di trattare (cosa che stanno facendo anche gli Stati Uniti e lo stesso governo afghano) per giungere ad un accordo di transizione democratica pacifica, senza ulteriori spargimenti di sangue. Certo, nulla può giustificare il terrore talebano. Massoud è assolutamente consapevole di quanto sia ai limiti dell’impossibile trattare con loro, e li considera un’organizzazione criminale a tutti gli effetti. La guerra, però, è stata lunghissima, cruenta, insostenibile. Per cercare di ristabilire il Diritto e la tolleranza, non si può fare altro che dimostrare di crederci davvero e dare il buon esempio, con coraggio e determinazione: le armi porterebbero solo ulteriore dolore. Un’impresa ardua quella che Ahmad Massoud sta intraprendendo, e che sicuramente non lo vedrà vincitore da un giorno all’altro. A noi, da qui, non resta che sperare e fare il tifo per lui, insieme a tanti afghani che vi ripongono quel poco di speranza rimasta.

Giulio Negri

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