ALLA RICERCA DEL PROPRIO DAIMON

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Dobbiamo ammettere che noi occidentali quando parliamo di spiriti, siamo soggetti ad impressionarci facilmente, e con reticenza accogliamo l’idea che la nostra vita possa essere accompagnata da un’entità astratta. Siamo propensi a diffidare dei fenomeni paranormali, facendo spesso confusione anche nel confronto tra stati spirituali, e i semplici stati d’animo. Pertanto si può incorrere facilmente in errore, quando si è poco documentati sull’argomento; è per questo motivo che quando cominciamo a muoverci nei meandri dell’intangibile, ci spostiamo inevitabilmente nell’ambito del misticismo con particolare scrupolo.

Tutti gli spiriti di luce sono rintracciabili nelle religioni monoteiste, e credere nella loro essenza è un atto di fede. E’ possibile imbattersi con queste entità nelle letture della bibbia e del corano, descritte come fiamma purissima, a testimonianza della potenza divina. L’islamismo prevede che queste figure di luce siano di sesso maschile con differenti compiti, tra cui quello precipuo di avvicinare gli uomini al divino; alcuni di questi spiriti hanno l’incarico di punire i peccati, ma solo al termine di tutti i tempi.

Secondo il pensiero greco antico: -noi siamo quello che abbiamo deciso di essere-. Platone asseriva che prima di nascere disegniamo un progetto, e scegliamo un daimon (il nostro spirito guida).

Nelle religioni orientali si parla di energia di luce che entra nella vita degli esseri umani. I buddisti li chiamano deva, ed ogni categoria di divinità ha un ruolo diverso. Sono creature che hanno l’obbligo di vegliare sui boschi, sulle montagne, nell’alto dei cieli e nel profondo dei mari, a protezione della natura. Noi occidentali li abbiamo rapportati nel mondo fantastico dei racconti per bambini, dove la favola assume i colori del mistero e della magia, attraverso spiriti di gnomi, fate e folletti.

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Per gli indiani gli esseri di luce sono riconosciuti come spiriti guida che possono trasfondersi (in senso metaforico) in animali, e addirittura in oggetti. Lo spirito guida è un essere di luce che ci protegge, ma non può interferire con il libero arbitrio; quando non siamo disposti ad ascoltare la sua voce, si limita a seguirci ma non potrà fare nulla per noi. Solo proteggerci.

Si tratta di spiriti un tempo incarnati. Secondo gli sciamani, mediante dei riti è possibile scendere ad un livello inferiore della nostra anima, che non è l’inferno come noi potremmo pensare; in questo stato dell’anima, nel livello inferiore sono collocati gli animali: uccelli, pesci, rettili ed altri. I popoli antichi riconoscevano la loro guida spirituale negli animali che sceglievano fra aquile, leoni, pantere e grifoni. Li raffiguravano negli scudetti, nelle armi, nelle bandiere e persino a protezione delle loro tombe, come simbolo di potenza.

Secondo la fede cristiana, possiamo ricevere la compagnia dello Spirito santo che ci illumina e ci guida, conducendoci dall’esistenza terrena alla vita eterna.

Lo Spirito santo ci fa passare dal caos alla dimensione cosmica, dallo stato di confusione all’armonia.

Le scritture ci assicurano che nell’uomo c’è uno spirito e che l’ispirazione dell’onnipotente gli fornisce la comprensione (Giobbe 31:8). Giovanni XXIII diceva di avere un buon consigliere nel suo angelo custode -Sono sempre sotto gli occhi di un angelo che mi guarda, che prega per me e che veglia accanto al mio letto mentre dormo-.

L’angelo custode e lo spirito guida sono due soggetti differenti: l’angelo è un’entità di natura divina, lo spirito guida in verità è stato un uomo. E’ un dogma, e una fede. Per non sbagliare accogliamo lo Spirito santo, perché noi occidentali (tutti quelli che confidano nel buon Dio e nel suo spirito) siamo certi di non fare errore.

Susy Tolomeo

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