ARSHILE GORKY in mostra alla Ca’ Pesaro

09 Maggio 2019 - 22 Settembre 2019

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Si tratta della la prima ampia retrospettiva mai realizzata in Italia su Arshile Gorky, con oltre 80 opere che ripercorrono il percorso dell’artista americano. Stiamo parlando della mostra “Arshile Gorky: 1904 – 1948”, organizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e allestita alla Ca’ Pesaro Galleria Internazionale d’Arte Moderna. L’esposizione, visitabile dal prossimo 9 maggio al 22 settembre, è curata da Gabriella Belli, storica dell’arte e direttore della Fondazione Musei Civici di Venezia e da Edith Devaney, curatrice alla Royal Academy of Arts di Londra, dove recentemente ha curato la mostra “Abstract Expressionism”.

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Sin dal suo interrogarsi, negli anni ’20, sui maestri moderni fino ai suoi ultimi dipinti degli anni ’40, nell’opera di Gorky è sempre presente una particolare visione che lo contraddistingue come una delle figure cardine dell’arte americana del XX secolo, a fianco di Willem de Kooning, Jackson Pollock e Mark Rothko.

Gabriella Belli afferma: “La straordinaria personalità di Gorky, per la prima volta in Italia con una mostra monografica, illuminerà zone ancora in ombra della storia dell’arte del nostro Paese, facendoci esplorare in profondità l’osmosi della pittura europea con quella americana, di cui Gorky fu senza dubbio uno dei più importanti innovatori”.

Le opere più importanti della carriera di Gorkyprosegue Edith Devaney – saranno riunite in una mostra che permetterà di riaffermarne il valore della sua esperienza all’interno dello sviluppo e definizione dell’Arte Americana del XX secolo, evidenziando come la sua influenza prosegua tuttora”.

Circa un secolo fa il giovane Arshile Gorky – spiega Saskia Spender – arrivò tanto vicino a Venezia quanto mai lo era stato di persona, quando la nave che lo avrebbe condotto in America fece scalo a Napoli. A dire il vero non fu mai lontano, almeno spiritualmente, dall’arte di Pompei, Paolo Uccello e di De Chirico, tra i suoi predecessori preferiti. Gli piaceva lavorare in maniera veloce come notoriamente faceva il Tintoretto perché, come disse una volta, “quando siamo in sintonia con il nostro tempo facciamo le cose con maggiore facilità”.

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Ci auguriamo – prosegue Spender – che questa mostra faccia apprezzare ai visitatori il valore della particolare posizione di Gorky e anche la sua energia prolifica, si aggiunga che per la prima volta in Italia si potrà vedere la sua opera con tale ampiezza. Gorky è stato un uomo che ha rifiutato confini ed etichette di ogni tipo, dal suo stesso nome sino alle categorie storiche dell’arte. La mostra di Venezia non potrà che confermare che una tale espressione individuale poteva emergere solo nella New York della metà del secolo”.

“Arshile Gorky: 1904 – 1948” svela l’evoluzione del caratteristico vocabolario artistico di Gorky, che derivava dall’impegno artistico e intellettuale con i movimenti europei, ancorché autonomo rispetto alle loro direttive. Gorky ha integrato i paesaggi di Paul Cézanne, la linea di Ingres, la composizione di Paolo Uccello, la logica di Picasso, persino le vivaci forme di Joan Miró. Di fatto Gorky, assorbendo e reagendo al lavoro dei maestri del passato e degli artisti moderni, è stato in grado di sviluppare una propria visione e immaginazione. Lo si può dire una “una sensibilità europea” in un contesto americano. Il linguaggio visivo dell’artista scorre come un filo conduttore attraverso tutta la mostra fino ad arrivare ai suoi inimitabili capolavori.

Massimo Favia

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