A un passo dalla pace in Sud Sudan

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Il Presidente del Sud Sudan, Salva Kiir Mayardit, ha annunciato, a sorpresa, un’intesa raggiunta con il capo dei ribelli, Riek Machar, volta alla costituzione di un governo di unità nazionale. Dopo sei sanguinosi anni di guerra, la pace sembra essere finalmente alle porte. Circa 350 mila i sudanesi che hanno perso la vita in questo conflitto civile estremamente brutale ed efferato. Una guerra insensata, portata avanti ad oltranza, tra massacri e crimini atroci contro l’umanità: torture e stupri sistematici di civili innocenti. Uno stato giovanissimo, probabilmente non pronto all’indipendenza, costituito da un tessuto sociale multietnico, condotto verso il più profondo oblio.

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Tutto ebbe inizio con il disarmo della guardia presidenziale dell’ex vicepresidente Riek Machar, di etnia Nuer, estromesso da Salva Kiir Mayardit nel 2013, all’indomani di una strappata indipendenza, ottenuta poco prima nel 2011. I conflitti iniziarono con l’invasione del campo profughi di Akobo, nello stato federale di Jonglei, da parte di circa 2000 ribelli. Da quel giorno, l’ammontare delle vittime aumentò drasticamente di settimana in settimana. Vi fu un primo tentativo di tregua nel gennaio del 2014, si trattò di un preliminare trattato diplomatico per il raggiungimento di una pace stabile, i cui termini però non vennero mai rispettati, né tantomeno seguirono mai i veri e propri trattati di pace previsti. La tregua, infatti, durò solamente quattro settimane, a seguito dell’occupazione della città petrolifera di Malakal e di atrocità commesse ai danni di donne incinte, bambini e anziani. Si annoverano molteplici successivi tentativi di tregua sin a partire da maggio dello stesso anno, conclusisi tutti con un nulla di fatto.

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Oggi finalmente una speranza, una possibilità di porre per sempre la parola fine a questo estenuante conflitto. “Nominerò presto i vicepresidenti e tra essi Riek Machar” ha affermato il presidente Mayardit commentando l’intesa raggiunta. Già nell’aprile del 2019, il Papa aveva ricevuto in Vaticano le due parti nemiche, invitate a prender parte ad un incontro volto a promuovere pacificazione e conciliazione. Innumerevoli le questioni su cui sarà ancora necessario discutere da ambo le parti, ma vi è una diffusa e generale fiducia che questa possa essere la volta buona: in molti potranno tirare un sospiro di sollievo e impegnarsi nella ricostruzione di un paese dilaniato dalla ferocia.

Elena Indraccolo

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