Albania: approvata la legge per chiudere il teatro nazionale

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Le città albanesi hanno sempre vissuto vicende alterne. Per esempio Valona (o Vlora, come la chiamerebbero gli albanesi), nei suoi 2.600 anni di storia, ne ha viste veramente tante. È passata dall’essere uno dei più importanti centri romani dello Ionio a diventare, insieme all’intera Illiria, uno dei luoghi più contesi da normanni e bizantini durante i conflitti tra il mondo cristiano e quello islamico. Più di recente poi il suo maestoso porto, affittato ai sovietici come base di sottomarini militari, per poco non fece precipitare gli stessi sovietici in guerra con l’Albania quando quest’ultima, in seguito alle tensioni fra Enver Hoxha e Chruscev, decise in barba agli ingenti investimenti russi che da quel momento il porto sarebbe rimasto chiuso a qualunque unità straniera. L’Unione Sovietica, furiosa, minacciò d’invadere militarmente l’Albania, ma fortunatamente pochi mesi dopo lo scoppio della crisi missilistica a Cuba distrasse a tal punto il Politburo da una vicenda secondaria, come quella Vallone, da far rientrare qualunque tipo di tensione fra i due Paesi.

Anche Tirana, la capitale dell’Albania, ha conosciuto guerre, rancori e (più raramente) momenti di prosperità. Ha visto la costruzione di chiese e di moschee ottomane, di antichi musei e di monumenti. Eppure, nessuno si sarebbe mai aspettato che nel 2018 l’antica capitale albanese sarebbe stata al centro di una feroce battaglia politica per… il teatro nazionale.

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Già, perché, nella giornata di sabato, il parlamento nazionale ha approvato un decreto proposto dal Presidente Ilir Meta, attraverso il quale si dà il via all’abbattimento del più grande teatro del Paese. 75 favorevoli, nessun contrario… ma solo perché i contrari erano tutti nelle piazze di Valona a protestare.

“Il presidente e i suoi ladri in parlamento sono stati colti in flagrante di furto tramite questa procedura” ha dichiarato il leader dell’opposizione Lulzim Basha. Parole pesanti, alle quali il premier Edi Rama non ha potuto far a meno di rispondere giocando sulla presunta ipocrisia di Basha e asserendo che, quando quest’ultimo era sindaco di Tirana, aveva avviato un piano di privatizzazione del teatro al fine di costruire al suo posto un centro commerciale.

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A sua volta, il democratico non si è tirato indietro, e ha rincarato la dose scrivendo su Twitter che il “capo dei ladri” cerca solo di distogliere l’attenzione parlando di questioni che non hanno alcuna rilevanza.

Alcuni potrebbero pensare che dietro una tensione così aspra si nascondano in realtà motivazioni ben diverse rispetto alla semplice disapprovazione nei confronti del decreto presidenziale. Già, perché in fin dei conti, piaccia o no, il progetto del governo di sostituire l’attuale teatro con uno più moderno e innovativo non sembra poi così peregrino. Il nuovo progetto, ideato dal Bjarke Ingels Group, prevede una sede di quasi 9.300 metri quadri in grado di ospitare compagnie teatrali non solo albanesi, ma provenienti da ogni parte del mondo. La struttura possiederà una particolare forma di papillon, simbolo metaforico dell’unione di artisti e sognatori provenienti da ogni dove, ed alternerà aree chiuse ad altre aperte, tra cui un bellissimo anfiteatro con annessa visione della skyline cittadina.

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Tutto perfetto, se non fosse per tre semplicissimi dettagli. Il primo, è che nessuno sa realmente quando e se questo pur bellissimo progetto vedrà mai la luce. Il secondo è che prima di realizzare il nuovo teatro, come detto, occorrerà abbattere quello vecchio, il quale purtroppo o per fortuna ha rappresentato in questi anni uno dei simboli sociali e culturali dell’intera nazione. Sono in molti a ritenere che dietro la decisione di distruggere un luogo storico così importante, vi sia una ragione strettamente ideologica: l’antico teatro venne infatti costruito dal Regime fascista di Mussolini quando l’Albania era sotto la dominazione italiana. I primi anni di quello che all’epoca era chiamato “Teatro Savoia”, furono quindi dedicati principalmente all’inclusione di circoli italiani, il che, ovviamente, fa si che ad oggi siano in molti ad associare il teatro nazionale ad un periodo particolarmente triste della storia albanese.

Infine, occorre sottolineare che le frizioni tra Basha e Meta, in realtà, avrebbero radici ben più profonde di quelle legate alla semplice disputa per un teatro, al punto da lasciarci credere che, forse, l’edificio in sé non è che un pretesto per regolare i conti fra i due antagonisti. Non molti anni fa, infatti, in seguito alla vittoria elettorale dei democratici Meta si unì a quest’ultimi, ottenendo l’incarico di vicepremier e Ministro degli esteri. Negli anni a venire, tuttavia, una serie di scandali travolsero il futuro Presidente, il quale venne coinvolto in un’inchiesta per corruzione in rapporto alla compagnia Debt Advisory International. Ma, soprattutto, nel 2011 venne ripreso da un video clandestino in cui discuteva con l’allora ministro dell’economia di una tangente di 700.000 euro in merito alla costruzione di una centrale idroelettrica. La cosa più grave è che, ad un certo punto, Meta arrivò perfino a vantarsi con il collega di aver corrotto alcuni giudici della corte suprema albanese. Quando il video venne divulgato ovviamente dovette dimettersi, ma non per questo abbandonò la sua carriera politica: al contrario, si iscrisse al PSSH, il principale partito avversario, i cui leader solo pochi anni prima erano stati i primi a chiedere le dimissioni di Meta in seguito agli scandali che lo riguardavano.

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Emancipandosi da ogni pregiudizio legato al suo passato, nel giro di poco tempo l’ex Ministro si guadagnò la leadership del nuovo partito nonché la candidatura alle elezioni presidenziali del 2017, vinte sconfiggendo con ampio margine i suoi ex compagni di partito. In quanto ai processi a suo carico, sorprendentemente, malgrado le proteste dell’opposizione venne assolto… dalla corte suprema.

Gianmatteo Ercolino

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