Alcune determinanti della forza lavoro in Italia

Il lavoro e la ricerca del lavoro fanno crescere il PIL anche in presenza di sussidi

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L’Eurostat produce il database Ameco. Si tratta di un database contenente una serie di dati relativi all’economia dei paesi europei dal 1960 al 2019. In modo particolare nell’analisi seguente si è preso in considerazione il valore della forza lavoro italiana rispetto ad alcune variabili, ovvero: popolazione italiana avente una età compresa tra i 15 ed i 64 anni; Impiegati civili; spesa per consumi a prezzi del 2010; spesa per consumi pro-capite. I dati sono stati analizzati attraverso il modello OLS.

In modo particolare, la forza lavoro italiana risulta correlata:

  • In modo positivo rispetto al valore della popolazione avente una età compresa tra i 15 ed i 64 anni;
  • In modo positivo rispetto al numero degli impiegati nelle attività civili;
  • Cresce con il consumo aggregato;
  • Cresce con il consumo pro-capite.

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Forza lavoro e popolazione avente una età compresa tra i 15 ed i 64 anni. La relazione tra la forza lavoro e la popolazione residente avente una età compresa tra i 15 ed i 64 anni è positiva. Pertanto il dato lascerebbe intendere che una crescita della popolazione potrebbe di per sé far crescere la forza lavoro. E’ necessario considerare che, soprattutto con riferimento a periodo così ampi come quelli compresi tra il 1960-2019, la dimensione quantitativa della popolazione è una connotazione essenziale per incrementare la produzione. Pertanto anche la questione dell’immigrazione dovrebbe essere considerata alla luce della relazione positiva esistente tra la forza lavoro e la popolazione compresa tra i 15 ed i 64 anni. La questione è pertanto rilevante perché le ragioni dell’immigrazionismo sono maggiormente compatibili con un processo di crescita economica sostenuta anche nel lungo periodo per il tramite dell’esercizio dell’attività del lavoro. Il valore del p-value è significativo al millesimo con un valore del coefficiente dell’intercetta pari a 0.6.

La relazione tra forza lavoro ed il numero degli impiegati nelle attività civili.La forza lavoro crescere con il numero degli impiegati nelle attività civili. L’occupazione civile viene ad essere una misura della forza lavoro alla quale viene ad essere ridotto del valore equivalente della disoccupazione totale. L’occupazione civile risulta essere pertanto costituita sia dai residenti sia dai non residenti. La relazione è positiva con un p-value significativa al decimo ed un valore del coefficiente pari a 0,01. In realtà le due misure, della forza lavoro e dei lavoratori nelle attività civili sono in parte sovrapponibili. Tuttavia occorre specificare ulteriormente il valore della disoccupazione soprattutto quella della popolazione NEET ovvero dei giovani che non studiano e che non lavorano e che evidentemente deprimono le possibilità future di produzione del valore aggiunto nazionale.

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La relazione tra la forza lavoro ed il consumo aggregato. La relazione tra forza lavoro e consumo aggregato è positiva con un valore del coefficiente pari a 0,54 ed un valore del p-value pari a 0.0499. La forza lavoro pertanto tende a crescere con il valore della spesa la quale circostanza risulta essere favorevole ad un certo keynesianesimo. Tuttavia occorre considerare che il consumo aggregato è in realtà una approssimazione del prodotto interno lordo, in quanto il prodotto interno lordo è per la stragrande maggioranza, ovvero per un valore pari a circa il 75-80% costituito dal consumo. Pertanto è chiaro che l’aumento del consumo approssima l’aumento del Pil prodotto dalla crescita della forza lavoro. Chiaramente è necessario considerare che la forza lavoro è costituta sia dai lavoratori attivi sia da coloro che cercano lavoro.

La relazione tra la forza lavoro ed il consumo pro-capite. La forza lavoro tende ad essere correlata positiva con il valore del consumo pro-capite. In modo particolare il valore della forza lavoro cresce con la crescita del consumo pro-capite con valore pari a 0,0039 ed un valore del p-value pari a 0,0618. Occorre considerare che il consumo pro-capite agisce in misura minore rispetto al consumo totale in quanto esso, diviso per il complesso della popolazione, dà origine ad un valore più basso. Inoltre occorre considerare che il valore del reddito pro-capite risulta essere molto cangiante tra le varie regioni italiane e che l’analisi complessiva per il territorio italiano nel periodo considerato è parziale e manca di prendere in considerazione le particolarità del regionalismo economico italiano.

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Conclusioni. Sulla base dell’analisi svolta appare evidente una crescita della forza lavoro attraverso la crescita della popolazione compresa tra i 15 ed i 64 anni, una crescita del valore degli impieghi civili, una crescita del valore del consumo aggregato e del consumo pro-capite. Occorre pertanto considerare che le politiche economiche che sono poste in essere tendono ad essere contrarie nei confronti della possibilità di incrementare il valore della forza lavoro in quanto sia la riduzione del flusso migratorio, sia la tecnologia tendono a ridurre sia la forza lavoro sia il reddito prodotto e quindi il consumo. In modo particolare occorre considerare che gli strumenti di intervento in favore del sostegno del reddito sono largamente insufficienti per sostenere il livello dei consumi della quarta rivoluzione industriale costituito da un prezzo dei beni, soprattutto tecnologici, molto alto rispetto alle dotazioni reddituali.

Pertanto occorre considerare che la possibilità di realizzare delle politiche economiche in grado di essere efficiente si fonda sugli elementi indicati seguito:

  • Crescita del capitale umano;
  • Immigrazione;
  • Crescita dei consumi con la crescita del reddito pro-capite;
  • Crescita del consumo aggregato attraverso la crescita del prodotto interno lordo.

Le politiche economiche per essere populiste devono essere orientate ad un certo keynesianesimo. Tuttavia non bastano i sussidi di cittadinanza. Occorre fomentare la forza lavoro, suscitare nella popolazione il desiderio di migliorare la propria condizione per il tramite dell’attività produttiva, imprenditoriale, generativa di valore aggiunto.

Angelo Leogrande

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