America divisa in due

Trump: "Oggi è un giorno incredibile" - Usa, lascia il ministro di Giustizia Sessions - L’onda rosa dei dem - Ilhan e Rashida, prime musulmane alla Camera

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America divisa in due

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E’ un Congresso diviso quello che esce dalle elezioni di midterm del 2018, con i democratici che centrano l’obiettivo di riconquistare la Camera, mentre i repubblicani mantengono, e rafforzano, la maggioranza al Senato.
Anche prima dell’arrivo dei risultati dalla West Coast, tradizionalmente democratica, la vittoria dei democratici è apparsa consistente, con la Cnn che prevede che alla fine il partito, che aveva bisogno di strappare 23 seggi ai repubblicani per ottenere la maggioranza, potrà arrivare ad avere un maggioranza di 35 seggi.

Al Senato - dove si rinnovano 35 seggi, in maggioranza al momento dei democratici, alcuni in stati a maggioranza Gop - il partito del presidente Donald Trump stanno registrando delle importanti vittorie, conquistando quattro seggi che erano dei democratici, in Indiana, Missouri, Floria e North Dakota. E confermando i seggi in Texas e Tennessee.

AFFLUENZA - L’affluenza alle urne ieri negli Stati Uniti è stata del 49%. E’ quanto riporta la Cnn citando Edison Research, precisando che hanno votato 113 milioni di americani. Viene confermato così che si è trattata un’affluenza superiore alla media per le elezioni di midterm, cioè non presidenziali, che solitamente supera di poco il 40%. Con il 91% dei distretti scrutinati, risulta che 51.792.910 degli elettori hanno votato democratico, mentre 46.190.531 hanno votato repubblicano.

TRUMP - "Una notte di straordinari successi. Grazie a tutti!". E’ quanto ha scritto Donald Trump su Twitter, nonostante la sconfitta alla Camera. Una sconfitta che appare però controbilanciata dai risultati nettamente positivi del partito del presidente al Senato, con vittorie in stati dove nelle ultime settimane Trump aveva fatto un’intensa campagna elettorale.

La Casa Bianca ha reso noto che il presidente ha poi chiamato i leader del Congresso, repubblicani e democratici. Al Senato ha parlato con il leader della maggioranza repubblicana Mitch McConnell e con il leader della minoranza, Chuck Schumer. Mentre alla Camera con lo Speaker uscente, il repubblicano Paul Ryan che non si è ricandidato alle elezioni di ieri, e la leader della minoranza, Nancy Pelosi, destinata a tornare al guida della Camera.

Nel congratularsi con Pelosi, Trump "ha apprezzato l’appello allo spirito bipartisan" fatto dalla leader democratica nel suo discorso della vittoria; ha scritto su twitter il vice capo dello staff di Pelosi.

PELOSI - "Domani sarà un nuovo giorno per l’America". Così Nancy Pelosi ha festeggiato la vittoria dei democratici alla Camera ringraziando "gli incredibili, dinamici, candidati, espressione della differenza, che hanno riconquistato la Camera per gli americani".

Ai sostenitori che continuavano a scandire "Speaker, Speaker", la leader democratica - che è stata la prima donna ad essere eletta alla guida della Camera nel 2007, mantenendo l’incarico fino al 2011 - ha promesso che la nuova maggioranza democratica restaurerà il ruolo di "controllo ed equilibrio" sull’operato della Casa Bianca ma cercherà anche di portare avanti una politica bipartisan. "Siamo tutti stanchi delle divisioni", ha detto.

Pelosi ha anche promesso di lavorare per abbassare i costi dell’assistenza sanitaria e per combattere la corruzione. "Prosciugheremo la palude degli interessi del denaro nelle nostre elezioni e ripuliremo la corruzione per fare in modo che Washington funzioni per tutti gli americani", ha concluso.

"NAZIONE DIVISA, TROVIAMO TERRENO COMUNE" - "Non abbiamo bisogno di un’elezione per sapere che siamo una nazione divisa, ed ora abbiamo anche una Washington divisa". Così Paul Ryan, lo Speaker uscente, riconosce la sconfitta dei repubblicani alla Camera, sottolineando come la storia americana ha mostrato più volte che "il partito al potere sempre è difficoltà nelle sue prime elezioni di midterm".

Il repubblicano ha voluto sottolineare come il prossimo Congresso, che avrà una maggioranza democratica alla Camera ed una repubblicana al Senato, dovrà cercare di superare le divisioni. "Come Paese e come governo dobbiamo cercare un modo di trovare un terreno comune per costruire il successo di questo Congresso", ha detto Ryan che non si è ricandidato ad un nuovo mandato.

Trump: "Oggi è un giorno incredibile"

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"E’ stato un grande giorno, un giorno incredibile, i repubblicani sono andati oltre le aspettative". E’ quanto ha detto Donald Trump in una dichiarazione alla Casa Bianca, sottolineando "l’ampia vittoria al Senato del partito del presidente", qualcosa che non succedeva dai tempi di Kennedy. I repubblicani hanno vinto, aggiunge Trump, "nonostante la copertura ostile dei media", mettendo l’accento sul fatto che "è stata fermata l’onda blu", la possibile rimonta dei democratici. "Gli elettori - ha sostenuto - hanno chiaramente respinto i democratici al Senato per la loro gestione delle audizioni di Kavanaugh" (il giudice della Corte suprema al centro di una battaglia per la sua conferma dopo accuse di molestie sessuali). Donald Trump ha teso, poi, la mano ai democratici che hanno vinto la maggioranza al Congresso, dichiarando che si può lavorare insieme per un piano sulle infrastrutture e per ridurre il prezzo dei farmaci. Per il presidente americano è Nancy Pelosi che deve diventare speaker del Congresso. "Con lei possiamo lavorare per dare il meglio agli Stati Uniti", dichiara, tornando a toccare il tema della costruzione di un muro al confine col Messico per fermare i migranti su cui sostiene che anche i democratici sono d’accordo con lui. "Parlo con i democratici tutto il tempo e loro sono d’accordo che il muro è necessario", ha detto in conferenza stampa, aggiungendo che serve "denaro per costruire l’intero muro, non solo dei pezzi".

In una insolita versione ambientalista, Donald Trump ha dichiarato in conferenza stampa di volere "acque chiare e cristalline e aria pulita". "L’ambiente è molto importante per me", ha aggiunto il presidente che ha portato gli Stati Uniti fuori dall’accordo di Parigi sul clima. "Allo stesso tempo non dobbiamo metterci in svantaggio verso altri paesi che non rispettano le regole. Non vogliamo colpire i posti di lavoro o le nostre fabbriche. Vogliamo essere totalmente competitivi", ha sottolineato il presidente. Che ha poi dichiarato: ’Abbiamo l’aria e l’acqua più pulite mai avute’".

Nel corso della conferenza stampa il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attaccato il corrispondente della Cnn alla Casa Bianca, intimandogli più volte di sedersi e di smettere di parlare, nella conferenza stampa in cui ha commentato l’esito del voto. "Lei è molto maleducato, lei è terribile, un nemico del popolo" ha detto Trump, chiedendo di togliere il microfono al giornalista e tornando a definire la Cnn "un’emittente che diffonde ’fake news’".

Dal prossimo gennaio la nuova maggioranza democratica alla Camera non solo potrà rallentare, se non bloccare, la sua agenda legislativa, ma anche avviare una serie di commissioni d’inchiesta dal Russiagate all’operato della amministrazione. Senza dimenticare che molti dei deputati di sinistra, eletti ieri, sono stati scelti anche con la promessa di avviare l’impeachment contro Trump.

"Con il controllo della Camera i democratici possono richiedere le dichiarazioni dei redditi di Trump, convocare i suoi familiari a testimoniare, e certo avviare la procedura di impeachment", ha scritto Tom Steyer, miliardario democratico che sostiene la messa in stato d’accusa del presidente, agli oltre 6 milioni di persone che sono nella sua mailing list.

In realtà, la prospettiva di una politica aggressiva, fino alle estreme conseguenze dell’impeachment, non è appoggiata dall’establishment democratico, come è del resto apparso chiaro dal discorso della vittoria di Nancy Pelosi, che ha fatto un appello allo spirito bipartisan affermando che "siamo stanchi delle divisioni". Anche perché potrebbe essere controproducente dal momento che, come ricordano amici ed alleati del presidente, Trump acquista maggiore energia e forza politica quando ha un nemico da attaccare e demonizzare.

Usa, lascia il ministro di Giustizia Sessions

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Il ministro della Giustizia degli Stati Uniti Jeff Sessions si è dimesso su richiesta del presidente Donald Trump. Quest’ultimo da tempo aveva manifestato insofferenza nei confronti del suo operato. "Su sua richiesta, le presento le mie dimissioni", si legge nella lettera inviata a Trump, nella quale Sessions si è detto "onorato" di aver servito come procuratore generale degli Stati Uniti, mentre il dipartimento di Giustizia "ha ripristinato e confermato lo stato di diritto, una gloriosa tradizione che ciascuno di noi ha la responsabilità di salvaguardare". Il ministro della Giustizia era indicato come il primo della lista nel rimpasto, dopo le elezioni di midterm che il presidente aveva anticipato nei giorni scorsi.

Con un tweet il presidente Trump lo ha ringraziato, augurandogli "il meglio" e annunciando che al suo posto andrà Matthew G. Whitaker, attuale capo dello staff dello stesso Sessions. "Servirà bene il nostro Paese", ha cinguettato Trump. Whitaker sarà il procuratore generale degli Stati Uniti facente funzione, "il sostituto permanente" di Sessions "sarà nominato più in là", ha precisato il presidente su Twitter.

L’onda rosa dei dem

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Come era stato previsto nell’anno del #metoo e della resistenza alla nomina alla Corte Suprema del giudice Brett Kavanaugh, accusato di tentato stupro, le elezioni di midterm registrano un numero record di donne elette, in stragrande maggioranza nelle file dei democratici. Come Alexandria Ocasio-Cortez che ha vinto a New York diventando con i suoi 29 anni la deputata più giovane mai eletta al Congresso.

Candidata con un programma basato sulla promessa di assistenza sanitaria, riforme del lavoro e della legge sull’immigrazione, ispirato a quello del’ex candidato alla Casa Bianca Bernie Sanders, il senatore del Vermont che ieri ha vinto un nuovo mandato, la giovane di origine portoricana è diventata il volto simbolo dell’onda blu progressista che ha conquistato la Camera.
Nel numero record di donne elette questa notte in America, moltissime sono esponenti di minoranze, come le prime due deputate musulmane - Rashida Tlaib e Ilhan Omar in Michigan e Minnesota - la prime deputate native americane - Sharice Davids e Deb Haaland, elette in Kansas e New Mexico.
E ancora: la rifugiata afghana Safiya Wazir, 27 anni e madre di due figlie, è stata eletta con i democratici all’Assemblea legislativa dello Stato del New Hampshire. Fuggita dall’Afghanistan dei Talebani nel 1997 con la sua famiglia quando aveva sei anni, Safiya è la prima ex rifugiata a ottenere un seggio all’Assemblea legislativa del New Hampshire. Ha sconfitto il repubblicano Dennis Soucy con 907 voti contro 718, come riporta il Concord Monitor. Dopo aver lasciato l’Afghanistan nel 1997, Wazir ha trascorso 10 anni in Uzbekistan con la sua famiglia prima di trasferirsi a Concord negli Stati Uniti. Qui ha iniziato il liceo all’età di 16 anni, studiando di notte e lavorando a Walmart e Goodwill. E’ diventata cittadina statunitense nel 2013 e si è laureata in Economia al college della Concord. Ha due figlie e un terzo in arrivo a gennaio.

ONDA ROSA DEMOCRATICA ANCHE NEI SEGGI - L’onda blu alla Camera dei rappresentanti è stata veramente una onda rosa, perché è stato il voto delle donne cruciale per la vittoria dei democratici. E’ quanto emerge dagli exit poll del Washington Post secondo i quali le donne hanno votato democratico con un margine di vantaggio del 20%. Mentre i repubblicani hanno ancora vinto tra gli elettori maschi, ma con un margine di appena il 3%. Tutti i gruppi delle elettrici americane hanno votato più democratico che repubblicano, anche se il margine di restringe notevolmente, 50% per i democratici contro il 48% per i repubblicani, se si considerano le donne bianche, evidentemente sensibili alla retorica elettorale di Donald Trump, con la sua insistenza sulla paura dell’immigrazione. Una presa che però è annullata se si guarda alle donne bianche laureate, tra le quali il margine in favore dei democratici è più alto della media, 60% contro il 38%. Quello che infatti emerge dalle analisi più approfondite del voto di queste elezioni di midterm è che i repubblicani hanno perso sostegni tra l’elettorato, tradizionalmente a loro favorevoli, dei sobborghi ricchi delle città americane, dove Trump nel 2016 aveva vinto con il 49% contro il 45%.

Tra gli almeno 26 seggi che i democratici ieri hanno strappato ai repubblicani, molti sono di distretti di sobborghi urbani dove l’elettorato, soprattutto femminile, ha reagito alla retorica ed all’aggressività di Trump. Gli exit poll poi mostrano come la vicenda della nomina del controverso giudice Brett Kavanaugh alla Corte Suprema, durante la quale Trump ed altri esponenti repubblicani hanno attaccato le donne che si erano fatte avanti per accusarlo di molestie e tentato stupro, sia stato un fattore. Il 53% delle donne intervistate infatti sono dichiarate contrarie alla sua nomina, contro il 37% che l’approvano.

Ilhan e Rashida, prime musulmane alla Camera

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Le prime due deputate musulmane sono state elette alla Camera dei rappresentanti negli Stati Uniti. Hanno infatti vinto sia Rashida Tlaib, 42enne avvocato di origine palestinese del Michigan, che Ilhan Omar, 36enne di origine somala arrivata negli Stati Uniti con la famiglia nel 1997 dopo aver vissuto in Kenya in un campo di rifugiati, in fuga dalla guerra in Somalia.

"Sono una donna orgogliosa di essere musulmana e noi ci dobbiamo opporre ad ogni tentativo di dividerci con politiche discriminatore", ha dichiarato Tlaib che si è candidata con un programma progressista, concentrato nell’opposizione alla politica anti-immigrati di Donal Trump. "Dobbiamo rovesciare il muslim ban e riaffermare che ognuno e benvenuto in America". "Il nostro sistema d’immigrazione è fondamentalmente ingiusto" le ha fatto eco Omar che è stata eletta in Minnesota nel seggio che era di Keith Ellison, il primo musulmano americano arrivato al Congresso.

Redazione

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