Andalusia: l’estrema destra entra in parlamento

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Il 1975 in Spagna viene ricordato come l’anno in cui Francisco Franco morì e la sua dittatura ebbe finalmente termine. In Andalusia tuttavia questa data ha - o, per meglio dire, aveva fino a pochi giorni fa - un significato speciale. Il ‘75 è infatti l’ultimo anno durante il quale un gruppo di estrema destra era riuscito a entrare nel parlamento locale.

Già, perché con la fine della dittatura l’Andalusia è divenuta una roccaforte di sinistra; nessun partito più conservatore del moderatissimo PP aveva mai ottenuto un solo seggio nel parlamento regionale, un caso più unico che raro non solo in Spagna, ma perfino in Europa. Non che da allora nel Paese non vi siano stati dei gruppi radicali piuttosto agguerriti: il Fronte nazionale ad esempio, una forza politica capeggiata da Blas Pinar, fedelissimo di Franco, amico di Giorgio Almirante e di Jean-Marie Le Pen e, soprattutto, feroce oppositore alla democratizzazione della Spagna. Eppure tali gruppi, che pure altrove avevano conquistato consensi e fiducia fra gli elettori, in Andalusia non avevano mai attecchito, riscuotendo viceversa una delusione dopo l’altra.

cms_11053/2v.jpgIl trend sembra essersi tuttavia invertito quando, nella giornata di domenica, le elezioni locali hanno segnato una sorprendente e significativa svolta. Vox, il partito nato nel 2014 proprio dalle macerie del Fronte nazionale, ha infatti conquistato ben 400.000 voti nonché 12 seggi, esattamente l’obiettivo cui i suoi rappresentanti avevano annunciato di mirare ad inizio campagna elettorale.

Il loro programma, tanto emblematico quanto eterogeneo, spazia dall’abrogazione delle leggi sulla memoria storica fino alla sospensione dello spazio di Shengen, il tutto passando per la cancellazione della legge sulla violenza di genere, la revoca del diritto all’aborto e il desiderio di mettere in atto una “deportazione” (citazione testuale) degli immigrati clandestini.

Il capolista del partito era un giurista sivigliano di nome Francisco Serrano, tuttavia, fin dall’inizio della campagna è apparso evidente che il vero leader carismatico del partito risultava essere in realtà Santiago Abascal, il quale fin da subito ha fatto discutere per i suoi toni propagandistici un po’ sopra le righe. In particolare, Abascal ha asserito di andare sempre in giro armato di una Smith e Wesson per proteggere i suoi figli dall’ETA. Inoltre, negli ultimi giorni prima del voto ha realizzato un video in cui lui e gli altri membri del partito galoppano in sella ad alcuni cavalli andalusi con in sottofondo la colonna sonora del Signore degli anelli; alla fine del video, compare poi la scritta “la riconquista inizierà in terra Andalusa”, un evidente riferimento a quella che fu la più famosa reconquista spagnola nel medioevo (terminata proprio in Andalusia) anche se probabilmente, nell’immaginario del leader, questa nuova conquista non dovrà concentrarsi più sull’espellere i musulmani dalla penisola iberica, ma sul più modesto obiettivo di mandare via dal governo i socialisti, autori a suo dire di un “colpo di stato”.

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Proprio il PSOE, risulta essere in effetti il grande sconfitto di questa tornata elettorale, la prima da quando l’esecutivo di Pedro Sanchez si è insediato. La propria leader nonché presidentessa della comunità Susana Diaz, malgrado un netto vantaggio nei sondaggi della vigilia, ha ottenuto solamente il 27,95% dei voti, ben 15 punti in meno rispetto alle precedenti elezioni. Nonostante i socialisti abbiano ottenuto la maggioranza relativa dei seggi (33) sono ben lontani da quella maggioranza assoluta che avrebbe loro concesso di governare da soli. Le responsabilità della sconfitta, secondo gli analisti, sono da attribuire soprattutto ad una scarsa attenzione da parte della sinistra al disagio delle classi sociali più povere, le quali ormai s’immedesimano maggiormente nell’operato dei partiti d’estrema destra o, in alternativa, preferiscono non recarsi affatto alle urne (l’astensionismo si è attestato addirittura oltre il 53%). Inoltre, gli andalusi sono senza dubbio uno dei popoli maggiormente preoccupati dai moti indipendentisti catalani e baschi, e dunque, la forse eccessiva flessibilità che il governo socialista ha assunto nei confronti di questi ultimi fenomeni, non ha certo giovato. La sconfitta segna dunque una profonda umiliazione per i vertici del PSOE, al contempo, c’è da dire che non più tardi di due anni fa Susana Diaz aveva tentato di sfidare Sanchez per prendersi la guida del partito e, malgrado l’appoggio dell’establishment e malgrado (anche in quel caso) fosse nettamente favorita dai pronostici, aveva perso le primarie con quasi dieci punti di scarto. Vi è dunque da scommettere che il presidente non si strapperà i capelli nel rendersi conto che la sua acerrima rivale ha forse subito la sconfitta più evidente della propria carriera politica.

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Ad ogni modo, se i socialisti sono usciti con le ossa rotte non è certo andata meglio al resto della sinistra spagnola dal momento che “Adelante Andalusia”, una formazione politica composta da Podemos e da altre liste civiche minori, ha ottenuto un deludente 16,18%. Poco soddisfatti anche gli autonomisti di Ciudadanos (18,27%,), che miravano a diventare il primo partito di centrodestra e che viceversa sono finiti alle spalle dei popolari di Juan Manuel Moreno (20,75%).

Dal momento tuttavia che nessuna di queste forze ha ottenuto la maggioranza assoluta, proprio Moreno potrebbe tentare nei prossimi giorni di formare un’inedita alleanza conservatrice tra il proprio partito, Ciudadanos e Vox. I tre schieramenti, infatti, uniti otterrebbero ben 59 seggi, quattro in più di quanti sono necessari per governare. Uno scenario simile, otterrebbe il clamoroso effetto di lasciare i socialisti all’opposizione, tuttavia, non sarà facile far coesistere così tante anime politiche diverse tra loro. Nei prossimi giorni dunque, sarà lecito aspettarsi più di una sorpresa.

Gianmatteo Ercolino

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