Australia

Il governo perde la maggioranza

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La mattina del 24 agosto, il primo ministro australiano Malcolm Turnbull dovette ricevere davvero una brutta sorpresa quando, in seguito alle crescenti divisioni all’interno del suo partito e in particolar modo ai malumori dell’ala conservatrice, i suoi oppositori interni proposero la sfiducia del leader politico.

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Inizialmente, Turnbull doveva sentirsi sicuro dal momento che, non più tardi di tre giorni prima, aveva affrontato il medesimo procedimento uscendone vincitore. Questa volta, tuttavia, alla folta schiera dei “ribelli” si unì perfino un uomo di cui nessuno poteva sospettare: Scott Morrison, nominato qualche anno prima ministro del tesoro proprio dallo stesso Turnbull e, soprattutto, figura di rilievo all’interno del partito al punto da condizionare il voto di gran parte degli iscritti. La mozione di sfiducia venne approvata e il primo ministro, esattamente come aveva promesso di fare, rassegnò le proprie dimissioni.

In una seconda riunione interna, non meno tesa della precedente, venne eletto il nuovo leader liberale nonché primo ministro d’Australia. A spuntarla, con soli cinque voti di vantaggio sul suo diretto avversario, fu proprio Scott Morrison, ritenuto da molti l’unico uomo in grado di rappresentare una sintesi fra la corrente liberale e quella tradizionalista.

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Gli imprevisti però non erano destinati a terminare nel giro di poco tempo. Già, perché dopo essere stato abbandonato dai suoi, Turnbull definì i propri compagni di partito dei wreckers, letteralmente “sabotatori”. Inoltre, decise di rinunciare a qualunque carica non solo all’interno dell’esecutivo, ma perfino al livello parlamentare, rassegnando le proprie dimissioni da deputato. Coerentemente con le leggi vigenti in Australia, a Wentworth, nel seggio dell’ormai ex presidente, vennero indette nuove elezioni suppletive. In effetti, presso la camera dei rappresentanti la maggioranza dei liberali era quantomeno fragile, dal momento che, in seguito alle dimissioni di Turnbull, al partito non rimanevano che 75 seggi, uno in meno di quanti ne servissero per governare. Allo stesso tempo, occorre sottolineare che a inizio legislatura il partito ha eletto come presidente dell’aula (o speaker, per usare il termine anglofono corretto) Tony Smith, il quale per regolamento non ha diritto al voto se non in caso di parità assoluta.

In altre parole, le elezioni suppletive sarebbero state quantomai decisive per la tenuta e la solidità del neonato governo Morrison. Al tempo stesso, il premier non sembrava temerle: il seggio di Wentworth, anche a causa della cospicua presenza di imprenditori e di professionisti benestanti, ha sempre visto vincere un candidato di centrodestra negli ultimi ottantasette anni, e non si vedeva per quale motivo le nuove elezioni avrebbero dovuto rappresentare un’eccezione.

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I liberali non avevano tuttavia fatto i conti con una sessantenne di nome Kerryn Phelps, uno stimato medico di Sidney con nessuna esperienza politica di livello nazionale alle spalle. Dichiaratamente omosessuale, l’indipendente Kerryn Phelps ha posto al centro della sua agenda elettorale la propria opposizione alle politiche dell’esecutivo di centrodestra in merito ai diritti civili e alla questione climatica, chiedendo di essere votata per “mettere fine al governo dei liberali”, come ha più volte ripetuto.

Inizialmente, in pochi credevano potesse battere il candidato conservatore, l’ambasciatore Dave Sharma. Tuttavia, ancora una volta il partito liberale non ha saputo mantenere la propria compattezza: l’ex deputato conservatore del Wentworth, John Hewson, ha dichiarato che era giunto il momento di esprimere un voto di protesta, e che pertanto avrebbe sostenuto la Phelps. Poco dopo, un altro endorsment inaspettato è giunto proprio da Alex Turnbull, figlio dell’ex presidente: che si trattasse di un sostegno legato a una sincera convinzione ideologica o piuttosto a una ripicca verso gli uomini che avevano distrutto la carriera del padre cambia poco, la verità è che a partire da quel momento la candidata indipendente iniziò a volare nei sondaggi.

I laburisti, intuendo una ghiotta opportunità, decisero di ritirare il sostegno al proprio candidato, Callanan, invitando velatamente il proprio elettorato a sostenere la più quotata Phelps. Negli ultimi accesissimi giorni di campagna elettorale, i liberali hanno inviato sul posto la cavalleria pesante: Scott Morrison si è recato di persona sul luogo, promettendo cospicui investimenti per l’apertura di un club di surf e di eventi multiculturali. Inoltre, negli ultimi giorni è partita una campagna diffamatoria basata su una e-mail, inviata a ben 500.000 elettori, secondo cui la candidata indipendente sarebbe stata malata di Aids. I vertici locali del partito liberale hanno subito preso le distanze dalla fake news sostenendo di non esserne in alcun modo gli artefici; malgrado ciò, l’episodio ha destato numerose tensioni.

cms_10617/5v.jpgFinalmente, nel week end gli elettori del seggio hanno potuto recarsi alle urne. Per i dati definitivi, occorrerà attendere lo scrutinio tutt’ora in corso dei voti inviati per posta, eppure le proiezioni vedono Kerryn Phelps in vantaggio di oltre due punti sul suo avversario (51,1% contro il 48,9%). Pertanto, sembra ormai scontato che i conservatori abbiano perso elezioni e maggioranza.

Cosa accadrà ora? Difficile che il governo possa cadere. Già in passato, infatti, nel 1941 e nel 2010, l’Australia conobbe dei governi di minoranza, un esperimento che potrebbe con ogni probabilità ripetersi.

Nei prossimi giorni, verosimilmente Scott Morrison ricercherà in parlamento alcuni “responsabili” in grado di garantire alla legislatura la propria naturale prosecuzione, una ricerca che potrebbe interessare soprattutto la parlamentare Cathy McGowan, la quale ha già dichiarato di essere pronta a sostenere il governo. Ad ogni modo, ciò non cambia che per i liberali si profilano mesi difficili e di sicuro, ad oggi, la sconfitta di Wentworth per mano di una semisconosciuta risulta tanto dolorosa quanto imbarazzante.

Gianmatteo Ercolino

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