BIBLIOTECHE ITINERANTI: QUANDO IL LIBRO E’ DIETRO L’ANGOLO

IL “BIBLIOMOTOCARRO” DI ANTONIO LA CAVA

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Oggi sono sempre più diffuse le cosiddette biblioteche itineranti. Amanti della letteratura attrezzano di libri camion, bus, furgoncini o addirittura navi, come nel caso della Norvegia, per diffondere la lettura soprattutto nei piccoli centri abitati, lontani dalla cultura. La Ifla (Federazione internazionale delle associazioni e istituzioni bibliotecarie) ha persino registrato che in alcuni Paesi meno sviluppati si portano a spasso i libri anche su animali, come i cammelli in Kenya e gli elefanti in India. Per queste iniziative si parla di un periodo florido in età vittoriana, in cui c’erano le cosiddette circulating libraries, assortite di ogni testo, per poter diffondere la cultura tra i ceti meno abbienti.

Tra le biblioteche itineranti in Italia c’è anche il Bibliomotocarro di Antonio La Cava. Questo maestro di scuola elementare nel 2000 si rese conto di quanto fossero chiusi gli orizzonti della scuola. Infatti, a suo parere, bisognava “eliminare la scuola”; non letteralmente, si intende, ma nel senso che era necessario riscoprire le potenzialità didattiche del territorio. Questo perché Antonio La Cava era figlio di contadini di un paesino della Basilicata. Lui di notte accendeva una candela per leggere dei libri, che non provenivano da una biblioteca: erano proprio i cosiddetti bibliobus, sovvenzionati dal comune di Matera, a portarli in giro per combattere l’analfabetismo. Il maestro La Cava, ispirato dalle sue umili origini e dal potenziale culturale dei paesini della Basilicata, decise di allestire il suo motocarro come una biblioteca ambulante, proprio perché esso rappresentava l’umiltà e la semplicità a misura di bambini. Solo in quel modo poteva avvicinare i più piccoli ai libri, che nell’immaginario collettivo di molti paesini erano visti come oggetti lontani. Da una frase che gli era stata detta, “ai libri dobbiamo mettere le ruote”, nacque l’iniziativa di Antonio La Cava con il motto ‘i libri hanno messo le ruote’.

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Il maestro partì così con un’Ape 50, che nei primi 7 anni faceva 5-6 tappe diverse, in determinati periodi dell’anno, nei paesi di Ferrandina, Salandra e Montagnola. Da quel momento nacquero diverse iniziative, come ‘Libri al citofono’, per cui ci fu l’idea di installare fuori dalle scuole delle cassette colorate di celeste, in cui i bambini imbucavano una lettera con la richiesta dei libri che desideravano ricevere a casa, indicando anche il giorno e l’ora esatta. E puntualmente Antonio La Cava suonava al citofono per la consegna del libro indicato. Dopo due anni l’iniziativa fu sospesa a causa dei molti debiti contratti dal bibliomotocarro, in quanto i libri venivano acquistati dalle librerie di Matera e non donati dalle biblioteche. Ma gli intoppi sul percorso non fermarono affatto il bibliomotocarro, anzi. Infatti, negli anni successivi Antonio La Cava partecipò anche al Salone del libro di Torino, ospitato dallo stand della Basilicata. Successivamente il bibliomotocarro fu insignito del premio come miglior progetto nazionale per la promozione del libro e della lettura. Inoltre, partecipò alle trasmissioni Uno Mattina e Quelli che il Calcio di Simona Ventura. Tutte queste prestigiose tappe mediatiche consolidarono ancora di più il progetto di Antonio La Cava, che trasformò la sua ape in una casetta ambulante con tanto di tegole e comignolo, con scaffali e vetrina per i libri.

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Con il passare del tempo il bibliomotocarro fece tappa sempre più spesso nelle scuole, ben 49 solo nell’anno 2008-2009, in cui cercava di diffondere, attraverso progetti mirati, l’importanza della lettura e dell’educazione. Così sono nati altri progetti rivolti ai bambini, come “Entrare con la testa e uscire con gli occhi”, in cui l’alfabetismo viene interpretato come un concetto da esprimere in diversi linguaggi e codici. Da una sola lettura i bambini, lavorando in gruppi, possono unire immagini e suoni per realizzare un progetto cinematografico. “Libri da scrivere” è invece il titolo di un’iniziativa nata a San Mauro Forte, in cui una bambina chiese al maestro La Cava: “e se i libri li scrivessimo noi?”. Da questa riflessione il maestro capì che doveva fare qualcosa per stimolare la creatività dei bambini e, durante le sue varie tappe, iniziò a distribuire loro dei libri dalle pagine bianche, su cui ognuno poteva annotare pensieri e storie. Tuttora il bibliomotocarro continua la sua missione nel Sud Italia, unendo scuola, famiglia e libri sotto l’unico tetto della lettura.

Francesco Ambrosio

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