BREXIT, ACCORDO FATTO!

Juncker: “Un’intesa equa e equilibrata”. Ora palla al Parlamento UK, ma nulla è ancora certo

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Dopo tre lunghi anni, la telenovela Brexit sembra volgere finalmente alla propria conclusione. Ieri, infatti, il presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker ha annunciato che l’Unione ha raggiunto un accordo totale, “equo ed equilibrato”, con la Gran Bretagna per scongiurare il no-deal e garantire il mantenimento di una partnership economica. La notizia, appena giunta, ha portato all’innalzamento delle borse europee e della sterlina, che era in crollo verticale dal giorno del voto per il “leave”. Michel Barnier, capo negoziatore Brexit per l’UE, ha spiegato in maniera un po’ più approfondita il contenuto dell’accordo: “L’accordo assicura certezze giuridiche nel rispetto dell’integrità del mercato unico ed evita dogane fisiche alle frontiere irlandesi. I cittadini UE residenti nel Regno Unito sono stati la nostra priorità”. Per quanto le merci, “L’opzione di creare una dogana unica è stata eliminata”, ha detto Barnier, “ma non cambia la prossimità geografica e l’interdipendenza tra le due economie”. L’accordo assicura inoltre l’esecuzione degli impegni finanziari attualmente in vigore. “Abbiamo un grande nuovo accordo, che ci permettere di riprendere il controllo”, ha esultato il primo ministro britannico Boris Johnson con un tweet, “ora il Parlamento dovrebbe chiudere la Brexit entro sabato, così potremo passare ad altre priorità”. C’è però una questione scottante che potrebbe ancora far saltare tutto.

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Se è quasi scontato che a livello europeo l’accordo venga approvato, il nodo backstop irlandese potrebbe portare Johnson ad una sconfitta parlamentare ancora più clamorosa di quella di Theresa May, vista l’enfasi con la quale l’attuale premier ha celebrato l’accordo, vantandosi proprio di aver “abolito l’antidemocratico backstop”. Secondo quanto accordato, l’Irlanda del Nord rimarrebbe nell’area doganale del Regno Unito ma Londra applicherebbe comunque le tariffe Ue sulle merci provenienti da Stati terzi. Quindi l’Irlanda del Nord resterebbe nel territorio doganale britannico, beneficerebbe della politica commerciale britannica, tuttavia di fatto rispetterebbe le norme doganali europee. Quattro anni dopo la Brexit, l’Assemblea nordirlandese avrebbe la possibilità di decidere a maggioranza semplice se applicare le regole Ue nel suo territorio oppure no. Il DUP, il partito degli unionisti irlandesi che con i suoi 10 deputati tiene in piedi la maggioranza del partito conservatore tramite appoggio esterno, si è però immediatamente mostrato contrario al nuovo accordo, e tutto lascia pensare che sabato non voterà a favore. A questo punto, i conservatives rischiano di ritrovarsi in minoranza, a meno che non trovino un difficilissimo accordo con qualche partito d’opposizione. Il leader laburista Jeremy Corbyn, fiutando la chance, è già passato all’offensiva, affermando che un nuovo e definitivo referendum popolare è l’unica soluzione efficace per uscire dal caos della Brexit. L’ora X della Brexit è al momento fissata tra sole due settimane, ma la strada per l’approvazione dell’accordo appare piena di insidie. Che Boris Johnson abbia cantato vittoria troppo presto?

Giulio Negri

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