Ben venga Beltane. Il primo Maggio

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Eccoci al giorno di Beltane, trionfo della luce sulle tenebre. Celebrata anche dopo la cristianizzazione, questa festa celtica ha dato origine al Calendimaggio medievale. Durante la veglia del 30 aprile si aprono le porte tra i due mondi. Vivi e morti, come in ogni periodo di passaggio, entrano in comunicazione. “Simili ai semi sepolti nella matrice tellurica i morti aspettano di tornare alla vita sotto nuova forma. Per questo si accostano ai vivi, specie nei momenti in cui la tensione vitale raggiunge il massimo, cioè nelle feste dette della fertilità, quando le forze generatrici della natura e del gruppo umano sono evocate, scatenate, esasperate dai riti… Le anime dei morti hanno sete di esuberanza biologica, di ogni eccesso organico perché questo traboccare di vita compensa la povertà della loro sostanza è lì proietta in un’impetuosa corrente di virtualità e di germi… Se i morti ricercano le modalità spermatiche e germinative, è altrettanto vero che anche i vivi hanno bisogno dei morti per difendere i seminati e proteggere i raccolti… Ippocrate ci dice che gli spiriti dei defunti fanno crescere e germinare i semi” (Mircea Eliade “Trattato di storia delle religioni” Torino 1970). Nella notte di Beltane si celebravano dunque i riti della fertilità sui quali vegliava la Grande Madre. Con la cristianizzazione dell’Europa la notte del 30 aprile venne consacrata a santa Valpurga, monaca inglese sepolta, il 1° maggio 871, nel monastero di Heidenheim del quale fu badessa. Grazie alla sua intercessione si riteneva che gli spiriti maligni restassero lontani dalle giovani. Il 1° maggio, rilasciati i morti negli inferi, si prelevava un albero dal bosco e lo si piantava al centro del paese, quale simbolo dell’Albero Cosmico che, al pari della Scala di Giacobbe, è via di comunione divina. Al suo cospetto si radunavano le giovani coppie che per tutto il giorno danzavano e cantavano. Da qui la tradizione di regalare all’amata un ramoscello quale simbolo di amore e fertilità. È in tal gesto che affonda le sue radici il dono di una rosa, fiore di maggio. La Chiesa cercò di “cristianizzare” anche il primo giorno del mese mariano, sostituendo all’albero il simbolo della croce. In Andalusia si pianta ancora oggi al centro di ogni patio la Cruz de Mayo, attorno alla quale si ricevono amici e si canta in allegria. Le analogie tra tradizione e culto non mancano. Si è detto più volte che il lento processo di affermazione della nuova religione – tale era il cristianesimo ai tempi dell’editto di Costantino e tale fu per almeno un altro secolo – assorbì molti rituali antecedenti con i quali venne in contatto. Nel suo aspetto più puro, quello nazireo, molto aveva appreso dai Testi precedenti: si pensi che nei monasteri egizi e nella chiesa celtica d’Irlanda non vennero banditi com’era accaduto a Roma, libri preziosi, salvati poi dall’opera amanuense. Così non deve sorprendere che proprio in Spagna si celebri un rito del genere poiché essa fu la patria di Priscilliano al quale si deve la diffusione di un culto che contemplava gli insegnamenti di un Gesù molto devoto alla Legge di Mosè e dunque al Padre celeste. Un culto che annoverava elementi caratterizzanti del paganesimo nelle sue diverse espressioni. Roma ad esempio aveva assorbito già dal III secolo buona parte della popolazione germanica che con sé aveva portato le sue tradizioni e le celebrazioni in onore di Madre Natura. Particolare rilievo, lo andarono assumendo nel Medioevo, almeno fino all’Inquisizione.

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Ad Assisi nel 1954 venne istituita una ricca festa di Calendimaggio nella quale rivive l’antica celebrazione celtica. La città si schiera in due parti avverse, la Parte di Sopra e la Parte di Sotto che sulla piazza centrale si sfidano in giochi e tornei medievali. Nell’antica Roma il 28 Aprile venivano aperti i festeggiamenti che accoglievano la bella stagione, consacrandoli alle dee Flora, Bona e Maia. Flora, Mater Florum per Ovidio, aveva il compito di proteggere le piante e gli alberi nel periodo della fioritura e a lei erano dedicati i Floralia che, dal 28 Aprile al 3 Maggio, radunavano al Circo Massimo uomini e donne in vesti colorate a rappresentazione dei fiori. “Si cingono di serti intrecciati e la splendida mensa è tutta sparsa di rose” narrava Ovidio. Ci si abbandonava a giochi orgiastici e si gettavano semi affinché la terra fosse resa propizia. La festa continuava alla luce di torce e fuochi fino a tarda notte.Beltane segna l’inizio dell’Estate esoterica con la porta che si apre verso una maggiore consapevolezza che all’esterno si manifesta con la capacità di creare sulla terra felicità.

cms_6156/3b.jpgSpeculare al Samhain, che vede l’esaltazione di Mercurio in Scorpione ad indicare la discesa del seme maschile dal cielo, il Toro mariano nel domicilio di Giove, sorretto da Venere e Proserpina, indica espansione e moltiplicazione. La trasformazione della fioritura nel principio di fruttificazione manifesta i presupposti di una vita terrena florida, mentre apre, sul piano spirituale, la Via all’Albero, una delle più grandi conquiste di tutto il percorso iniziatico. Simbolo Cosmico degli Illuminati, è micro e macrocosmo, ponte tra mondi differenti - inferi, terra e cielo - che consente all’Aquila di entrare in contatto col Serpente. L’Aquila, quale simbolo di divinità universale e di umano intelletto, equivalente al Leone, ma più elevato essendo in grado di volare, è potere e collegamento diretto con Dio. Emblema dell’evangelista Giovanni, è l’animale iniziatore e guida nelle pratiche sciamaniche, destinato a una rigenerazione di livello sempre più alto.

cms_6156/4b.jpgIl Serpente è il ciclo delle morti e delle rinascite, la forza cieca ed istintiva che perpetua sé stessa attraverso gli esseri viventi. È ai piedi dell’albero, sul cui tronco si muove lesto un mercuriale scoiattolo rosso. In cima è l’Aquila con un Falco posto al centro della fronte, fra i suoi occhi, simbolo di coscienza e di anima nell’antico Egitto. Animale totem di Beltane è però il Cervo, mediazione tra macro e microcosmo che, con le sue corna, richiama proprio l’Albero. Un’antica celebrazione celtica vedeva il futuro giovane Re, mascherato da cervo unirsi, in una sacra grotta, a una giovane sacerdotessa affinché la forza lunare della Dea fosse trasfusa al sovrano al quale era affidato il compito di condurre e proteggere il popolo. Inizia la fase coagula dell’Opera al Rosso che condurrà prima ai frutti più preziosi, poi al volo trionfale della Fenice. Questo è il salto che l’Aquila deve fare se non vuole subire la vendetta del Serpente che invece accoglierà sublimandolo. Assieme al Samhain è la festa più importante dell’Anno Magico.

Silvia Girotti

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