Big data: un inarrestabile flusso vigile

La nuova valuta digitale

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Nel corso degli ultimi decenni la tecnologia è stata l’attiva protagonista delle modifiche interne alla conformazione della struttura socio-culturale della realtà dell’uomo. Grazie alla nascita della rete, nel mondo odierno vige l’iperconnessione e un continuo interscambio di informazioni e idee che innescano un livello maggiore di rapidi cambiamenti e coinvolgimento fra individui geograficamente e tradizionalmente distanti. Questo flusso incessante di dati, registrato dalle folle virtuali, riguarda ogni ambito della vita quotidiana, che poco ha a che fare con quello che volontariamente si decide di condividere su social network o blog personali: spostandoci nel mondo, a volte inconsapevolmente, lasciamo tracce digitali come tabulati telefonici, dati di navigazione sulla rete, tracciamenti via GPS e transazioni della carta di credito, che raccontano in modo più fedele rispetto ad un questionario la nostra vita di tutti i giorni. Questa enorme mole di dati indiretti e caotici, ha permesso agli studiosi di analizzare la società nella complessità della vita reale, integrando i “grandi dati” con quelli forniti dalle compagnie telefoniche e piattaforme digitali, al fine di riuscire a costruire modelli quantitativi e predittivi sul comportamento dell’uomo. Queste informazioni digitali favoriscono lo sviluppo della “data driven economy”. Sono infatti un fattore chiave per una nuova economia aziendale, basata sull’elaborazione dei miliardi di dati disponibili per incrementare lo sviluppo attraverso una via regia che porta all’analisi di preferenze e bisogni umani.

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Le nostre tracce digitali forniscono chiari segnali sulle nostre abitudini, come ha sostenuto l’ex commissario europeo per la tutela dei consumatori Meglena Kuneva: “I dati personali rappresentano il nuovo petrolio di internet e la nuova valuta del mondo digitale”. Tuttavia l’uso dei dati personali registrati nel database può essere soggetto a rischi di varia natura, come la loro violazione ed un conseguente utilizzo improprio delle informazioni. Da qui emerge la necessità di un rinnovamento nella legislazione sulla tutela della privacy e dei dati personali, i quali devono essere accessibili a tutti e non sono di proprietà esclusiva del governo o di alcune aziende, un sistema che superi le cosiddette “reti fiduciarie” e che informi gli utenti della modalità di acquisizione delle informazioni. L’informatico statunitense Alex Pentland, definito dalla rivista Forbes tra i sette data scientists più influenti del mondo, sottolinea l’importanza di creare un archivio aperto dei dati pubblici, condivisi in forma anonima e sicura, oscurando tutti i dati delicati relativi alla persona, affinché sia possibile aumentare il flusso delle idee. Questo importante ed inevitabile flusso di idee incrementato dai Big data, è in grado di apportare miglioramenti a sistemi pubblici quali salute, trasporti e amministrazione, di costruire strutture sociali più efficienti: i Big data sono un nuovo fenomeno in grado di cambiarci la vita e se solo si riuscisse a sfruttarli al meglio tutte le nostre attività potrebbero migliorare.

Nicòl De Giosa

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