Bolivia: l’impegno di Helvetas per la prevenzione dalle inondazioni

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Da alcuni mesi la Bolivia è teatro di una delle più grandi operazioni di solidarietà in corso in America Latina. L’Organizzazione non governativa svizzera “Helvetas” infatti, si sta impegnando per trasformare il decimo Paese al mondo per vulnerabilità ai cambiamenti climatici (stime dell’istituto di analisi German Watch) in una nazione più sicura e pulita. Un compito non semplice al quale tuttavia l’Organizzazione, animata dalla più sincera generosità, sta devolvendo il massimo impegno oltre che i propri finanziamenti.

Negli ultimi cinque anni Helvetas ha sostenuto oltre cinque milioni di persone a prepararsi meglio per affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici o delle catastrofi e a utilizzare con parsimonia le risorse naturali.

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Al pari delle disuguaglianze sociali e dei disastri climatici, le inondazioni rappresentano ad oggi una delle piaghe più insostenibili della Bolivia. Le municipalità, dotate di pochi finanziamenti e di ancor meno risorse logistiche per fronteggiare il problema sembrano non poter prescindere dagli aiuti stranieri. Ne è un esempio il progetto di riduzione del rischio di Disastri promosso nelle ultime settimane da Helvetas, il cui scopo è quello di fornire non solo aiuti concreti al governo boliviano, ma anche e soprattutto l’identificazione di rischi potenziali per le infrastrutture locali; una sorta di prevenzione dei disastri climatici. Naturalmente la decisione di intervenire o meno, così come la scelta del budget da destinare alla prevenzione, spetterà esclusivamente alle istituzioni federali boliviane, eppure, la competenza di esperti e di persone sinceramente motivate a contribuire alla risoluzione del problema, rappresenta un segnale di solidarietà significativo nei confronti della popolazione locale. Non che quest’ultima possa in questo modo sentirsi deresponsabilizzata; al contrario, proprio i residenti del posto, grazie alla loro profonda conoscenza del territorio, costituiranno un punto di contatto fondamentale con le figure di Helvetas le quali, attraverso le parole di Wendy Rivera Pacheco, un’alta collaboratrice della Ong, hanno già sottolineato quanto questo aspetto si rivelerà decisivo: “Le nostre mappe dettagliate indicano le zone a rischio; è uno strumento che si presenta sotto forma di schede da riempire e consente di procedere a un’analisi esaustiva della situazione. Tuttavia, Il contributo dei diretti interessati è fondamentale.”

Per comprendere quanto interventi di questo genere siano urgenti, non occorre far altro che ascoltare le testimonianze di chi ogni giorno si trova a vivere a pochi chilometri dal Mamoré, lo Yacuma o da uno dei numerosi fiumi che attraversano la Bolivia; i quali sono tanto importanti per l’economia locale, quanto pericolosi per coloro che abitano nelle zone in questione. “Ho visto gente perdere la casa e il bestiame!” CI ha raccontato Maria Guzman, sindaco di una grande municipalità (l’equivalente dei nostri quartieri) di Cochabamba, particolarmente colpita dalla furia di madre natura negli ultimi anni. “Durante l’ultima grande esondazione (nel 2012 n.d.r.) per fortuna non ci sono state vittime, ma eventi del genere sono destinati a ripetersi in maniera sempre più violenta.” Ha dichiarato preoccupata.

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Eppure, se qualcuno credesse che i fiumi boliviani rappresentino un problema esclusivamente per la questione delle inondazioni, commetterebbe un gravissimo errore. Chiunque recandosi in Bolivia, potrà rendersi conto del fatto che le condizioni dei fiumi, perlomeno nelle regioni centrali del Paese, risultano veramente al limite; le acque sono di un colore tendente al nero con preoccupanti chiazze oleose; l’odore è nauseabondo e soprattutto, sembra evidente che l’inquinamento degli ultimi decenni suggerirebbe di non utilizzare le acque fluviali per nessuna ragione. Tuttavia, molti degli agricoltori del posto per indifferenza o più spesso per necessità, continuano ad utilizzare l’acqua inquinata dei fiumi per irrigare i propri raccolti con conseguenze disastrose sul piano igienico.

Numerose zone della Bolivia, tra cui il già citato dipartimento di Cochabamba, non dispongono neppure di una stazione atta alla depurazione delle acque reflue; forse anche a causa del fatto che un impianto di questo genere non porterebbe ad alcun risultato concreto prima di alcuni anni … e si sa, che oggigiorno sempre più gente appare del tutto indifferente a qualunque operazione non possa garantire benefici immediati. Ancora una volta, nel tentativo di risolvere l’arduo problema è intervenuta Helvetas, la quale ha donato 22 milioni di bolivianos (poco meno di 3 milioni di euro) per finanziare la costruzione di una nuova rete metallica, progettata dall’Ingegner Nery Aruquipa Huari e finalizzata all’evitare che eventuali materiali tossici possano disperdersi nel fiume.

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"L’acqua è contaminata da metalli pesanti, scarti industriali e fertilizzanti chimici che avrebbero potuto facilmente intaccare le strutture metalliche” ha dichiarato l’ingegnere.

Per il resto, grande ottimismo è trapelato da parte dell’Ong svizzera, la quale si è detta orgogliosa dei lavori in corso e sicura del fatto che essi potranno garantire una maggiore serenità alla popolazione locale nel corso dei decenni a venire, una serenità di cui, dopo tante sventure, i cittadini locali avrebbero davvero bisogno.

Gianmatteo Ercolino

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