Bologna, 2 agosto 1980

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Vi sono dei momenti nella vita che, nonostante siano passati mesi, anni, decenni, ricordiamo perfettamente.

Giorni significativi, dei quali abbiamo in mente ogni istante, ricordando l’esatta posizione in cui eravamo o l’attività che stavamo svolgendo nell’apprendere una notizia importante che avrebbe cambiato la Storia.

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Quell’agosto del 1980 avevo 16 anni e, se penso al momento in cui appresi della strage di Bologna, ricordo ogni particolare, proprio come se fosse accaduto ieri.

Due giorni prima, con i miei genitori e con mio fratello, eravamo in quella sala d’attesa, solo 48 ore prima dell’inferno.

Anni dopo ci sono ritornata, e mi ha impressionato come intenzionalmente, nella ricostruzione, abbiano voluto lasciare, ad imperitura memoria, lo squarcio provocato dalla violenta esplosione.

Ottantacinque le vittime, una strage immane di persone provenienti da ogni dove (Italia, Inghilterra, Germania, Giappone...), aventi in comune solo (solo ?!?) ora e giorno della morte: le dieci e venticinque di quel maledetto due agosto.

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La storica Cinzia Venturoli, nel 2016, attraverso una capillare ricerca svolta su appunti, diari e testimonianze, ha provato a ricostruire il mosaico di quelle vite spezzate. Sono così emerse storie di coincidenze, di incidenti, di vincite al lotto, di viaggi di piacere e non, tutte storie terminate in una sala d’aspetto di seconda classe...

Tra le vittime c’era Eckhardt, un ragazzino tedesco di 14 anni diretto con la sua famiglia al lido di Pomposa, vicino Ferrara; Luca, sei anni, scampato con i suoi genitori ad un incidente automobilistico che aveva però provocato un guasto alla vettura, così i suoi avevano deciso di raggiungere Brindisi in treno; Lina, la cui suocera, avendo vinto al lotto, aveva deciso di regalarle un viaggio al mare ed aveva anticipato la partenza di un giorno poiché si era liberata la stanza d’albergo... E poi ancora Viviana in dolce attesa, i due fidanzati inglesi e lo studente giapponese, in viaggio in Italia grazie ad una borsa di studio ottenuta dal Centro Culturale Italiano di Tokyo.

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Storie normali, rese commoventi dalla consapevolezza di quello che sarebbe accaduto.

Come per Piazza Fontana ed altre stragi, di quello che accadde a Bologna nel 1980 si conoscono gli esecutori materiali ma non i mandanti. Dei primi, Francesca Mambro e Valerio Fioravanti sono stati condannati in via definitiva all’ergastolo, Luigi Ciavardini, all’epoca minorenne, a trent’anni. E’ ancora in corso il processo al terrorista nero Gilberto Cavallini, che vanta a suo carico ben otto ergastoli, attualmente in regime di semi - libertà.

Intervistato, il presidente delle vittime Paolo Bolognesi ha affermato: «Da poco c’è stato a Palermo il processo sulla trattativa Stato-mafia e secondo noi di trattative di questo tipo in Italia ce ne sono state altre, come sulle stragi. Si trovano sempre gli esecutori, ma mai i mandanti. Questo vuol dire che ci sono stati alcuni personaggi dello Stato che hanno impedito di arrivare alla verità».

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Quest’anno lo Stato ha deciso di partecipare al ricordo delle vittime di Bologna e, per la prima volta in assoluto, ha scelto in sua rappresentanza il ministro della giustizia Alfonso Buonafede.

Chissà se questo sarà l’inizio di un percorso volto a garantire “giustizia” ai tanti morti innocenti per stragi ancora oggi, a distanza di decenni, in attesa di reali colpevoli.

Lucia D’Amore

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