CALCIO NEL CAOS. QUALE FUTURO PER UEFA E SERIE A?

IL GRAVE DANNO ECONOMICO CREA INCERTEZZA, MA ORA SERVONO DECISIONI IMMEDIATE

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Ormai nello sport - e nel calcio in particolare - si naviga a vista. Si cercano soluzioni e date continue pur di non fermare completamente questa grande macchina economica e sportiva (che riguarda tanti sport come la Formula 1, il calcio con i campionati nazionali ed europei e il tennis, tanto per citarne alcuni) ma poi, puntualmente, il coronavirus riporta tutti davanti alla nuda e cruda realtà.

“La pandemia di COVID-19 sta accelerando” – aveva dichiarato ad inizio settimana ilDirettore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus”. E anche lo sport se ne sta accorgendo.

La UEFA, ad esempio, dopo aver rinviato i campionati Europei al 2021, ha deciso di posticipare anche altre gare.

“A seguito della crisi COVID-19 in Europa – si legge sul sito ufficiale - la UEFA ha formalmente preso la decisione di posticipare le seguenti partite, originariamente previste per maggio 2020: la Finale della UEFA Women’s Champions League, la Finale di UEFA Europa League e la Finale di UEFA Champions League. Nessuna decisione è stata ancora presa in termini di date per la riorganizzazione.

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E il gruppo di lavoro, istituito la scorsa settimana a seguito della conference call tra gli stakeholders del calcio europeo, presieduta dal Presidente UEFA Aleksander Čeferin, valuterà le opzioni disponibili”.

Apparentemente l’aver rinviato ulteriormente le gare di Champions ed Europa League sembra un passo avanti, ma in realtà, anche in questo caso (come in tanti altri) si è trattato di una decisione – non decisione. Si è deciso di non decidere come testimonia la mancanza di date alternative o addirittura la conferma di uno stop definitivo delle competizioni europee, come probabilmente suggerirebbe in questo caso l’emergenza COVID19. Così, dopo il primo rinvio delle gare di marzo, è arrivato il secondo slittamento per le finali inizialmente previste a maggio. E poi cosa accadrà? Arriverà un ulteriore slittamento? Ma se analizziamo questo fenomeno sotto l’aspetto prettamente economico, allora la questione è diversa.

In effetti, il danno economico per lo slittamento di Euro 2020 è stato stimato intorno a 300 milioni di euro. Se a questa cifra aggiungiamo – secondo quanto stimato dalla Uefa - la perdita di circa 3 miliardi di euro nel caso dell’annullamento totale della Champions ed Europa League, allora si può capire l’imbarazzo e l’indecisione della UEFA. Ecco perché, la UEFA, pur rendendosi conto della drammatica crisi sanitaria in atto (una crisi che ha trascinato l’Europa con tempi e modalità diverse) e pur avendo capito che anche le date di maggio sono ormai una pista impraticabile, sta facendo di tutto per terminare comunque queste competizioni giocando magari anche a giugno e luglio. Ma mentre la UEFA prende tempo per decidere, il coronavirus cammina, anzi corre.

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Lo stesso problema si pone, oggi, per la Lega di Serie A e per il suo Presidente, Paolo Dal Pino.

Dopo la grande incertezza mostrata in Assemblea di Lega per la questione della ripresa degli allenamenti, ora il vero nodo da sciogliere è tutto in una semplice domanda: quando e se partiranno i campionati? Da questo quesito, in realtà, si aprono ampi scenari. In effetti, ammesso che partano, quando dovrebbero terminare? Con quali formule? Se il campionato dovesse terminare ora, con quale criterio si dovrebbe assegnare lo scudetto? In tal caso, farebbe fede l’ultima giornata – dove mancano alcune partite all’appello – o la penultima, dove tutte le squadre hanno un egual numero di partite giocate? Si potrebbe ipotizzare un campionato senza un vincitore? E con quale criterio si dovrebbero designare le partecipanti alle competizioni europee e quelle per la retrocessione? E poi ci sarebbe anche la questione dei tagli che nel resto d’Europa sembra aver già preso piede. Ma perché la Lega tergiversa tanto prima di prendere una decisione definitiva? Intanto perché c’è un vuoto normativo in tal senso. Nessun regolamento aveva mai preso prima in considerazione una situazione catastrofica come questa, una ipotesi del genere. E poi perché c’è un problema di carattere soprattutto economico. Perché, in effetti, se il campionato dovesse bloccarsi definitivamente, si andrebbe incontro ad un danno economico che si aggirerebbe intorno ai 700 milioni di euro. Un danno notevole per tutto il calcio italiano che quasi certamente si ripercuoterà anche nel 2021. Per questo la FIGC pur di finire il campionato farebbe giocare le squadre anche ad agosto. Ma sarà possibile?

E dunque i vertici del calcio dovranno, ancora una volta, riunirsi per trovare delle risposte convincenti ai diversi quesiti ancora irrisolti. Ecco, dunque, la grande impresa del calcio italiano ed europeo: quella di decidere in fretta scegliendo il male minore.

(foto da adnkronos.com – si ringrazia)

Rino Lorusso

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