CILE: REFERENDUM RICHIEDE NUOVA COSTITUZIONE

Per quanto non sia vincolante, sarà difficile per la politica ignorarlo

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Oltre due milioni di persone hanno partecipato in Cile ad un referendum non vincolante riguardante le iniziative da adottare per dare una risposta concreta all’ondata di proteste scoppiata il 18 ottobre scorso, ed ancora in corso. L’80% ha approvato l’introduzione di una nuova Costituzione che metta fine a quella del 1980 ereditata dalla dittatura di Augusto Pinochet. Una importante maggioranza di votanti, inoltre, ha specificato che alla nuova Costituzione si deve giungere attraverso una Assemblea costituente, eletta al 100% dalla cittadinanza con un voto obbligatorio. La decisione di sottoporre il quesito alla cittadinanza era giunta il mese scorso, quando i partiti, in una scena politica in subbuglio per i violenti e sorprendenti scontri in un Paese che fino a poco tempo fa sembrava essere uno dei più stabili dell’America Latina, avevano convenuto che fosse giunto il momento di dare una risposta forte ad un movimento che aveva coinvolto la quasi totalità della popolazione. La decisione iniziale era stata quella di fissare la consultazione ad aprile 2020, ma il proseguire delle proteste ha evidentemente convinto l’amministrazione ad accelerare l’azione.

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Nel Paese, quindi, si sta svolgendo una vera e propria rivoluzione che finirà indubbiamente sui libri di storia, qualunque sia l’esito finale. Decine di morti e decine di migliaia di arresti stanno, alla fine, portando ad un cambiamento radicale, e, potenzialmente, ad un rinnovo della democrazia, cosa che, come insegna la storia, è fondamentale in Sud America per evitare il periodico ritorno di regimi dittatoriali o colpi di Stato. Non sono bastati, quindi, gli sforzi del Presidente Sebastian Piñera volti a mantenere l’ordine costituito, mobilitando l’esercito che ha agito con pochi scrupoli per reprimere le proteste, cambiando ben otto ministri del proprio governo e sospendendo alcuni dei provvedimenti che avevano scatenato le proteste: la popolazione cilena chiedeva delle modifiche organiche, non piccole concessioni. Dopo la manifestazione del 26 ottobre, che aveva visto la partecipazione fisica di 1 milione e 200 mila persone (su un totale di 18 milioni di abitanti: numeri clamorosi), il Presidente si era dovuto arrendere: "Abbiamo tutti recepito il messaggio. Siamo tutti cambiati e con l’aiuto di Dio prenderemo una strada verso un Cile che sia migliore per tutti", fu la sua dichiarazione. Forse, questa strada è stata davvero intrapresa.

Giulio Negri

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