CINA: NIENTE COMPUTER ESTERI ENTRO IL 2022

Il nuovo diktat del governo comunista

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La Cina ordina la rimozione "dei computer e dei software esteri entro il 2022": lo riporta il Financial Times che dà conto dell’"editto del governo cinese per spingere gli enti pubblici ad adottare kit nazionali", dando un "colpo ad Hp, Dell e Microsoft" in risposta al sabotaggio dell’amministrazione di Trump all’uso di tecnologia cinese negli Usa, tra cui quella di Huawei. Le aziende americane elencate producono attualmente ricavi intorno ai 150 miliardi di dollari all’anno in Cina.

Una nuova mossa, quindi, nella partita a scacchi che sta diventando la guerra economica tra le due maggiori potenze mondiali, che si sfidano ormai a colpi di dazi e divieti, puntando sul danneggiamento della controparte, piuttosto che sul miglioramento della qualità dei propri prodotti. Potrebbe, questa, essere anche una reazione alla recente delibera del Parlamento statunitense a favore dei manifestanti di Hong Kong, che la Cina è tanto indaffarata nel reprimere, per evitare “pericolose” spinte verso la democrazia e la libertà all’interno dei propri confini.

Sorgono comunque dei grossi dubbi sulla possibilità effettiva di rendere il piano esecutivo in così poco tempo: si parla di 30 milioni di computer da sostituire entro il 2022.

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Le previsioni del Partito Comunista Cinese indicano la sostituzione del 30% dei computer l’anno prossimo, del 50% nel 2021 e del rimanente 20% nel 2022. Ancora più complessa, però, potrebbe essere la sostituzione dei software: quasi tutti i computer cinesi usano ancora Windows e macOS. Sostituire questi software potrebbe anche causare difficoltà nel trasferimento dell’infinità di dati in possesso della pubblica amministrazione cinese. L’isolazionismo e la diffidenza ormai compulsivi del Partito unico della Repubblica Popolare potrebbero dimostrarsi, in questo caso, un grosso problema. L’ossessione verso il mantenimento dello status quo e dell’oppressione morale prima ancora che fisica del miliardo e mezzo di cittadini cinesi, che, secondo il governo, potrebbe essere messa in discussione da qualsiasi ingresso di informazioni o opinioni dall’estero, rischia di causare un singolare difetto di efficienza all’interno del perfetto orologio che è il sistema del Paese orientale. Resta da vedere, ora, se ci sarà e quale sarà la reazione americana a questa nuova misura.

Giulio Negri

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