COCA, TABACCO E FARAONI

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Il tabacco e la coca. Tutti conosciamo queste due piante, anche se non molti hanno mai visto la seconda, o saprebbero riconoscerla. Sappiamo con certezza che il tabacco non esisteva in Europa o nel resto del mondo conosciuto, prima che venisse importato dai conquistadores, che lo avevano scoperto, e provato, nel nuovo mondo, ma ciò non vuol dire che non esistesse il vizio del fumo, poiché gli abitanti del vecchio continente, così come gli arabi o le popolazioni asiatiche, utilizzavano miscele di erbe aromatiche oppure ginepri, funghi ed altre sostanze.

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Gli abitanti d’oltreoceano invece usavano il tabacco per cadere in stati di trance mistica, una sostanza allucinogena usata solamente dagli sciamani. Per la coca invece il discorso è diverso, in quanto agli invasori europei giunti nelle Americhe, fu subito chiara la potenzialità di quella pianta che sembrava donare energia e vitalità, e quindi molto pericolosa, in grado di dare assuefazione. Due specie vegetali di cui non esisteva traccia nel vecchio mondo conosciuto, o meglio, di cui non sarebbe dovuta esistere traccia. Ma qualcosa, evidentemente, andò storto, perlomeno nelle congetture degli storici, e negli anni ’90 dello scorso secolo, la ricercatrice tedesca Svetlana Balabanova fece una scoperta che si è tentato in più modi di svilire, di ignorare: resti di tabacco e cocaina nelle mummie egizie. Non si trattava di una mitomane dilettante che gioca al piccolo chimico, ma di una chimica forense, una personalità nel suo campo, con specializzazione nel rintracciare droghe nel corpo umano. Tracce di tabacco usato durante l’imbalsamazione? Impossibile, questa fu la risposta dei custodi della storia, e si pensò ad una contaminazione tardiva, probabilmente avvenuta proprio durante le analisi. E poi, la cocaina, impossibile, ed in quel caso il discorso della contaminazione era difficile da portare avanti, poiché avrebbe significato immaginare un chimico dedito al consumo di quella droga, intento ad effettuare le analisi con tracce di polvere sulle mani, o forse nel naso. Ovviamente le ricerche ripresero, ed ogni volta che venivano riscontrate tracce di queste sostanze, ossia sempre, tornavano anche le negazioni, le accuse di falso, ma alla fine l’ambiente accademico scelse la strada migliore: ignorare i risultati, non dare eco a quelle scoperte, far cadere tutto nel dimenticatoio. Ma la professoressa tedesca andò oltre, e studiò anche mummie peruviane, trovando al loro interno tracce di THC, la componente allucinogena dell’hashish. Era impossibile, così vennero analizzate mummie europee non preparate artificialmente ma giunte allo stadio mummificato in modo naturale, ed anche in loro c’erano tracce di nicotina, di cocaina, di hashish.

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Nessuno è mai riuscito a spiegare questo fenomeno, o meglio, qualcuno ci ha provato, ma ovviamente tirando in ballo una teoria poco accettata e mal digerita, quella delle trasmigrazioni e dei viaggi oceanici prima di Cristoforo Colombo. E poi, erano stati gli egizi ad andare in America oppure era stato il contrario? E gli europei come avevano avuto accesso a quelle piante? Qualcuno ha provato a ricordare il viaggio del ricercatore Thor Heyerdal, che nel 1947 raggiunse la Polinesia partendo dal Sud America, usando una zattera. Ma - perché chi confuta ha sempre un “ma” nascosto nella manica - Heyerdal sapeva dove stava andando, aveva una rotta, mentre gli egiziani avrebbero dovuto avventurarsi alla cieca, e senza dubbio non avevano potuto circumnavigare il globo dalla parte opposta dell’Oceano Pacifico, passando per l’India, con delle semplici imbarcazioni di papiro. Purtroppo il poter anche solo teorizzare un viaggio dalle coste africane a quelle sudamericane, al tempo degli egizi, ha fatto assumere a molti studiosi l’espressione del quadro di Munch, ed invece di cercare prove a suffragio di quella ipotesi, oppure in contrasto, si è preferito affidarsi ad una impossibilità semplicemente basata sul mancato riscontro. O forse non si vuole indagare a fondo, perché vorrebbe dire imbattersi in un nome, Merica, utilizzato, secondo alcuni esperti, ben prima della scoperta del continente da parte di Colombo, e che significava terre alte. Verità? Fantasia? Forse esiste chi conosce la verità, e per motivi legati al mantenimento dello status quo non la si vuole rivelare. Ma fortunatamente alcuni sognatori non si arrendono, continuando a cercare tracce del vero passato, per colmare i vuoti della storia. E chissà cosa diranno un giorno i nostri discendenti trovando tracce di fantasia in un mondo dominato dal grigio.

Paolo Varese

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