COLPA O RESPONSABILITA’?

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La sera è il momento migliore per raccontare, scrivere e capire. Soprattutto quando, accovacciati sul letto, il pensiero comincia a vagare indisturbato da un mondo all’altro perso in un garbuglio di idee. La notte porta consiglio, così dicono. O, almeno, dovrebbe. Se di giorno non v’è attimo per riflettere, l’affanno prende sempre il sopravvento, la vita è una corsa continua, il calar del sole pone rimedio a tutto ciò. La fine della giornata richiede un respiro introiettivo ad ampio spettro, insomma bisogna pur tirare le somme della giornata. Ma, sopra ogni cosa, fare i conti con la propria coscienza mentre il sole dorme. Il lamentio comune, diffuso e lagnoso può trasformarsi in una abitudine notturna fastidiosa, improduttiva e -addirittura- nociva. In fondo, decidere di puntare il dito contro gli altri, è la scelta di coloro che preferiscono piangersi addosso anziché agire per cambiare in positivo la propria vita. Ci vuole coraggio per farcela, per cambiare, per riuscire, per sopportare il peso di una vita dura.

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Il mondo è profondamente ingiusto, per tal motivo ciascuno deve cambiare le regole del gioco partendo dal proprio orto. E’ una questione fondamentale poiché riguarda sette miliardi di persone, non una di meno. Il concetto assume una connotazione semplice se lo si guarda da un punto di vista “empatico” cioè con un occhio che tiene da conto il prossimo e non lo svalorizza al fine di umiliarlo! Ecco che, a questo punto, entra in gioco un termine poco utilizzato e che, invece, deve ritornare in voga per il benessere di ognuno. Un rullo di tamburi accoglie la parola “responsabilità” che, ormai, è sostituita dalla cugina “colpa”. Le differenze, però, esistono e creano un divario nella percezione interiore. Colpa significa puntare il dito, accusare senza mezzi termini e, spesso, s’usa contro l’altro perché sussiste una pragmatica difficoltà di attribuire il peso dell’errore a se stessi.

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Manca il modo di perdonarsi, la capacità di abbracciare i propri sbagli, di darsi una carezza di fronte ad un pugno nello stomaco che dipende, per l’appunto, dall’ammissione di questa pesante colpa. Perciò si evita spesso di incolpare se stessi preferendo incolpare il resto dell’umanità. Questa è la ragione per cui conviene cominciare a parlare di responsabilità in quanto maniera d’essere, nel senso del riconoscimento di un comportamento di un certo tipo che, tuttavia, indica una prima presa di coscienza personale. C’è la consapevolezza d’aver compreso nel profondo di poter lavorare su di sé, di modificare, di migliorare. Ed è nel letto che, cullati dalle stelle, potreste accorgervi di voler cambiare in meglio, di avere il potenziale per fare qualcosa di buono, di iniziare da voi lasciando perdere le chiacchiere. Credeteci, è solo la buona e giusta pretesa di responsabilità da parte del vostro IO (e di chi vi circonda!).

Alessia Gerletti

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