CRISI DI GOVERNO

Di Maio, Salvini, M5S, Zingaretti, Bertinotti, Meloni, Berlusconi

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Di Maio: "Noi non lasciamo la nave affondare"

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"In queste ore sono state avviate tutte le interlocuzioni necessarie per una maggioranza solida", "noi non lasciamo la nave affondare". Così il capo politico del M5S Luigi Di Maiodopo le consultazioni con il capo dello Stato, Sergio Mattarella. "Abbiamo specificato al presidente della Repubblica che il voto è un’ipotesi che non ci intimorisce affatto - mette in chiaro - Al contrario, siamo stati noi a dire in passato, e lo pensiamo tuttora, che ogni qualvolta i cittadini possano esprimersi è sempre una vittoria della democrazia" ma "il voto non può essere la fuga dalle promesse fatte agli italiani. Noi ne abbiamo ancora tante da realizzare".

Di Maio ricorda che "il M5S ha la maggioranza relativa in Parlamento e ha ottenuto questo primato perché i cittadini italiani ci hanno chiesto di cambiare questo Paese profondamente, non di assecondare calcoli politici o capricci estivi". "L’esperienza di questi 14 mesi di governo ha segnato profondamente il Movimento 5 Stelle - dice il leader grillino - All’inizio di questa legislatura ci siamo impegnati ad avviare una esperienza di governo che si basava sulla sottoscrizione di un contratto, sulla lealtà tra due forze politiche e sulla leale collaborazione tra esse che è stata minata dall’apertura unilaterale della crisi di governo e dalla presentazione di una mozione di sfiducia". "Stare al governo, come è noto - prosegue - ha fatto perdere consensi al Movimento 5 Stelle, ed è ovvio che per tutelare il Movimento 5 Stelle, al momento, la strada più conveniente per noi sarebbe quella di andare al voto. Siamo stati tentati in questi giorni dal disimpegnare il Movimento 5 Stelle da qualsiasi altra esperienza di governo futura, così da evitare di sacrificare ulteriormente il nostro consenso".

10 IMPEGNI CON GLI ITALIANI - Al presidente della Repubblica, spiega, "abbiamo portato le nostre preoccupazioni, soprattutto per i rischi che vanno delineandosi verso l’economia italiana e verso milioni di famiglie, in relazione a un possibile aumento dell’Iva e del ritorno alla legge Fornero". Quindi, "abbiamo informato il Capo dello Stato di quelli che secondo noi sono obiettivi prioritari per l’Italia. Sono 10 impegni che abbiamo preso con gli italiani e che secondo noi devono essere portati a compimento".

"Qui non si rischia di tornare indietro al 4 marzo 2018, qui si rischia di portare il Paese a una condizione non diversa da quella della crisi del 2008 - avverte Di Maio - e non è giusto che a pagare questa crisi siano proprio i cittadini italiani". "Voglio ricordare a tutti che la fine prematura di questo governo ha bloccato riforme determinanti" che "avrebbero migliorato sensibilmente la vita degli italiani", scandisce il leader 5 Stelle, "concepite dal M5S e che erano a un passo dalla realizzazione".

Elencando il primo dei 10 obiettivi "prioritari" portati all’attenzione del capo dello Stato, Di Maio ribadisce che il taglio del numero dei parlamentari "per noi deve essere un obiettivo di questa legislatura" e "deve essere tra le priorità del calendario in Aula: non la daremo vinta a chi vuole tenersi stretti 345 parlamentari in più". A quanto si apprende, il ragionamento che fa Di Maio in queste ore con i suoi è che il taglio dei parlamentari è il presupposto per il prosieguo della legislatura e per darle solidità.

Il secondo dei 10 punti prioritari per il Movimento 5 Stelle è una manovra "equa" che preveda "lo stop all’aumento dell’Iva, il salario minimo orario, il taglio del cuneo fiscale, la sburocratizzazione, il sostegno alle famiglie, alle nascite, alla disabilità e all’emergenza abitativa. Gli italiani rischiano di pagare 600 euro a famiglia in più nel 2020 e questo dobbiamo impedirlo assolutamente". "Va dichiarato illegale qualsiasi stipendio da 2 o 3 euro all’ora", rimarca ancora.

E parla di un nuovo corso in tema di politica ambientale. Vogliamo "un’Italia 100% rinnovabile. Dobbiamo realizzare un Green New Deal che nei prossimi decenni porti l’Italia verso l’utilizzo di fonti rinnovabili di energia al 100%. Basta con gli inceneritori e le trivelle, sì all’economia circolare e alla eco-innovazione e norme contro l’obsolescenza programmata; una legge su rifiuti zero e investimenti pubblici sulla mobilità sostenibile".

Ancora, "l’Italia ha bisogno di una seria legge sul conflitto di interessi e serve una riforma della Rai ispirata al modello Bbc inglese". Inoltre, occorre "dimezzare i tempi della giustizia e riformare il metodo di elezione del Consiglio superiore della magistratura. Noi abbiamo pronta una riforma che porta al massimo a 4 anni i tempi per una sentenza definitiva". Tra i punti prioritari, "carcere ai grandi evasori, lotta alle mafie e ai traffici illeciti". Per il capo politico 5 Stelle "serve una maggiore tracciabilità dei flussi finanziari e un inasprimento delle pene per i reati finanziari per contrastare i traffici illeciti delle mafie".

E poi, "va completato il processo di autonomia differenziata richiesta da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, istituendo contemporaneamente i livelli essenziali di prestazione per tutte le altre Regioni, per garantire a tutti i cittadini gli stessi livelli di qualità dei servizi. Va anche avviato un serio piano di riorganizzazione degli enti locali abolendo gli enti inutili". Riguardo alla questione migratoria, "contrasto al fenomeno dell’immigrazione clandestina e della tratta degli esseri umani, con politiche mirate dell’Unione europea nei Paesi di provenienza e transito. Oltre alla modifica del Regolamento di Dublino". Quanto al Mezzogiorno, "va lanciato un piano straordinario di investimenti per il Sud, anche attraverso l’istituzione di una banca pubblica per gli investimenti che aiuti imprese in tutta Italia e che si dedichi a colmare il divario territoriale del nostro Paese". Sul piano economico-finanziario, "serve separare le banche di investimenti da banche commerciali. Se metto in banca i miei soldi voglio sapere se vengono investiti in economia reale o se qualcuno ci gioca in borsa".

Ancora, dalla scuola, all’acqua, alla sanità pubblica, le infrastrutture e l’identità digitale: bisogna tutelare i beni comuni, sottolinea il capo politico del M5S indicando le priorità del Movimento. "La scuola pubblica - rimarca Di Maio - è un bene comune: serve prima di ogni altra cosa una legge contro le classi pollaio e valorizzare la funzione dei docenti". L’acqua "è un bene comune: bisogna approvare subito la legge sull’acqua pubblica", prosegue. Fari anche sulla sanità pubblica che "va difesa dalle dinamiche di partito spezzando il legame tra politica regionale e sanità valorizzando il merito". E poi "le nostre infrastrutture" che "sono beni pubblici pagati dai cittadini ed appartengono ai cittadini ed è per questo che va avviata la revisione delle concessioni autostradali". Tra i beni comuni da tutelare Di Maio include anche la cittadinanza digitale che "va riconosciuta ad ogni cittadino italiano dalla nascita per favorire l’accesso alla partecipazione democratica, all’informazione e per favorire la trasformazione tecnologica".

Di Maio dice a chiare lettere: "I cittadini ci hanno votato il 4 marzo del 2018 per cambiare l’Italia e non per cambiare il Movimento 5 Stelle. E penso anche che il coraggio non sia di chi scappa, ma di chi prova fino alla fine a cambiare le cose, anche sbagliando, con spirito di sacrificio, senza mollare mai, provando a fare qualcosa per l’Italia e per le future generazioni". "Al Movimento 5 Stelle - scandisce - questo coraggio non è̀ mai mancato, quello di agire per l’Italia e non per i propri interessi, a costo anche di perdere consenso". "Noi non lasciamo la nave affondare. Noi non lasciamo che a pagare questa crisi siano gli italiani, perché l’Italia siamo tutti, indistintamente dai colori politici e dagli interessi di parte", conclude Di Maio.

PER ’TRATTATIVISTI’ PD C’È APERTURA - "I presupposti per approfondire ci sono. Ora aspettiamo Mattarella". I ’trattativisti’ Pd leggono positivamente le parole di Di Maio al termine delle consultazioni. Su queste basi, secondo le stesse fonti, si potrebbe procedere. Certo, per il Pd la palla è nelle mani del segretario Nicola Zingaretti. Per i ’trattativisti’ dem il riferimento a una "maggioranza solida" e anche il fatto che il nome di Giuseppe Conte (sin da principio un ’ingombro’ nella trattativa) non sia mai stato pronunciato è un dettaglio non irrilevante. "Una chiara apertura", si osserva in ambienti parlamentari dem. "Loro hanno 10 punti, noi 5 possiamo discutere. Certo mentre il Pd ha fatto riferimento esplicito ai 5 Stelle, Di Maio non ha fatto lo stesso..."

Salvini: "Voto strada maestra ma pronti a ripartire"
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"Oggi la via maestra non possono essere giochini di palazzo, manovre di palazzo, governi contro; sono e dovrebbero essere le elezioni" ma "se qualcuno mi dice ’ragioniamo perché dei no diventano sì, miglioriamo la squadra, miglioriamo il programma, diamoci un obiettivo non contro ma per...". Dopo le consultazioni al Quirinale con il Capo dello Stato, il leader della Lega, Matteo Salvini, ribadisce alla stampa la sua soluzione per uscire dalla crisi: il ritorno alle urne. Ma lascia comunque aperta la porta ai suoi ex alleati di governo.

"Io ho sempre detto che sono un uomo concreto, non porto rancore, guardo avanti e mai indietro - ha spiegato -. Un governo fermo tiene fermo il Paese. Se si vuole far ripartire il governo e far ripartire il paese, noi ci siamo senza pregiudiziali. Mi auguro che nessuno, mentre noi ragioniamo di progetti, soprattutto in casa di qualche partito di opposizione di sinistra stia ragionando su posti e poltrone". "La via maestra secondo noi è il popolo. Nessuno dovrebbe avere paura del giudizio del popolo" ha sottolineato ancora Salvini, che alle 16 è salito al Colle accompagnato dai capigruppo del Carroccio di Senato e Camera, Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari.

Parlando della Lega, "sono contento di rappresentare una forza politica compatta che ha preso e prenderà decisioni nell’interesse del Paese e non per interesse personale - ha aggiunto il numero uno del Carroccio, che sull’alleanza tra dem e grillini è tranchant: "L’ho detto al Presidente della Repubblica: un accordo contro, per tirare a campare, Pd-Cinquestelle è la vecchia politica. L’unico collante di un eventuale governo Pd-Cinquestelle, che sarebbe irrispettoso di tutte le ultime elezioni fatte in Italia, sarebbe il contro".

Salvini ha precisato poi che l"a voglia di chiarezza ad agosto non era un mio capriccio" e he ora "l’Italia non può permettersi di perdere tempo, non può avere un governo che litiga, con posizioni distanti". "Per questo - ha sottolineato - abbiamo ribadito che i troppi no hanno portato allo stop di questa esperienza". Il leader della Lega ha poi affermato che "il Presidente della Repubblica ha e avrà tutti gli elementi per scegliere al meglio nel nome del popolo italiano".

"L’unica cosa che sarebbe irrispettosa è veder rientrare dalla finestra quei Renzi, quelle Boschi, quei Casini, quelle Boldrini a far parte di un governo che gli italiani hanno ripetutamente cacciato dalla porta principale" ha spiegato il segretario della Lega.

Quanto all’ipotesi di abolire totalmente i due decreti sicurezza - una delle tre condizioni ’non negoziabili’ della trattativa Pd-5 Stelle che il segretario dem Nicola Zingaretti avrebbe posto durante il colloquio al Colle, Salvini ha commentato: "Ho letto che qualcuno vorrebbe cancellare i decreti sicurezza, magari riaprire i porti. Non ci sto. Ho letto che qualcuno vuole tornare indietro su ’quota 100’: no".

"Qualcuno pensa davvero di fare un governo Pd-Cinquestelle per cancellare ’quota 100’, i decreti sicurezza, fare una riforma del sistema bancario a quattro mani con la Boschi, parlare della riforma del diritto di famiglia magari facendo un Consiglio dei ministri a Bibbiano? - ha poi aggiunto -. Cancellare dall’agenda politica il taglio dei parlamentari che noi abbiamo votato non per una, ma per due, tre volte e che saremmo disponibili a votare per la quarta e ultima volta?".

M5S ’apre’ al Pd

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L’assemblea 5 Stelle, per acclamazione, ha dato il proprio mandato ai vertici del Movimento a incontrare il Pd. Saranno i capigruppo Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli, a quanto si apprende, a incontrare la delegazione dem. L’apertura dei pentastellati è stata accolta positivamente dal Pd: "Credo che ci siano le condizioni per avviare un dialogo fattivo con il M5S. L’obiettivo di arrivare ad un programma rigoroso nei tempi celeri che vuole il Capo dello Stato, è raggiungibile’’ ha affermato il presidente dei senatori Pd, Andrea Marcucci.

Tuttavia. Nel corso dell’assemblea alcuni parlamentari, tra cui il senatore Alberto Airola, avrebbero messo in guardia i vertici del Movimento sulla trattativa che si aprirà con il Pd per la formazione del nuovo governo. "Stiamo attenti ai dem, è una partita molto impegnativa e dobbiamo ricordarci del nostro peso specifico ma anche della malizia del Pd", sarebbe il ragionamento fatto durante l’incontro. "Il taglio dei parlamentari è una condizione importante ma non lo è come altri provvedimenti per il popolo" tra cui la "legge sul conflitto di interessi", avrebbe detto sempre Airola.

Per il senatore Nicola Morra "nella trattativa col Pd dovranno esser ad eventuali tavoli i rappresentanti dei gruppi parlamentari, non chi c’èstato in occasione del tavolo con la Lega. Niente comunicazione presente durante le contrattazioni politiche".

L’assemblea è stata aperta dal capo grillino, Luigi Di Maio, che al suo arrivo è stato accolto dai parlamentari pentastellati con un caloroso applauso: "Noi ci siamo! Uniti e compatti! Forza!" ha scritto su Facebook il leader M5S, postando un video del suo ingresso in Auletta gruppi.

Quindi è intervenuto Stefano Patuanelli, capogruppo M5S al Senato: "Per noi il taglio dei parlamentari si deve fare ora, non fra 10 anni come chiede qualcuno - ha detto -. È una riforma fondamentale per il futuro del Paese con cui gli italiani risparmieranno mezzo miliardo di euro. Oggi abbiamo presentato 10 punti per noi imprescindibili e, non a caso, il taglio dei 345 parlamentari è stato fissato come primo punto sia in virtù dell’importanza che gli attribuiamo sia in virtù del fatto che manca solo un voto e dunque due ore di lavoro della Camera per portarlo a compimento".

"Il taglio dei parlamentari è il presupposto per il prosieguo della legislatura e per darle solidità. A tal proposito, visto che oggi abbiamo letto dichiarazioni piuttosto vaghe al riguardo e visto che la Lega continua ad essere il partito del boh, vi chiediamo mandato per incontrare la delegazione del Pd per iniziare a parlare del primo punto appunto: il taglio dei parlamentari, sul quale chiederemo chiarezza", ha aggiunto Patuanelli, presidente dei senatori grillini.

Zingaretti: "Su punti Di Maio si può lavorare"

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"Dalle proposte e dai principi da noi illustrati al Capo dello Stato e dalle parole e dai punti programmatici esposti da Di Maio emerge un quadro su cui si può sicuramente iniziare a lavorare". Lo dice il segretario del Pd Nicola Zingaretti.

Bertinotti: "Quadro deprimente, no ad alleanza con M5S"

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(Manuela Gatti) - No a un governo Pd-M5S, che servirebbe solo a sfogare il "governismo", l’ansia di andare al governo, propria del centrosinistra. Si torni piuttosto alle urne. Ma con la consapevolezza che alla politica italiana, per uscire dalla crisi "drammatica" in cui si trova, serve una rivoluzione, una rottura. Che deve partire innanzitutto dall’ascolto del popolo, magari attraverso un "dibattito nazionale" sul modello di quello lanciato dal presidente francese Emmanuel Macron dopo le rivolte dei gilet gialli. E’ questa la ricetta proposta da Fausto Bertinotti, ex segretario di Rifondazione comunista e presidente della Camera, che con l’Adnkronos fa il punto sulla situazione politica italiana, conscio che "dico cose urticanti, ma me lo posso permettere".

Su un’alleanza di governo tra Movimento 5 stelle e Partito democratico, Bertinotti è netto. "Così facendo - dice - il centrosinistra ripensa l’’ancien régime’, ritorna a quel sistema politico che ha determinato il vuoto che ha portato al governo dei populisti: le stesse movenze, le stesse relazioni tra partiti, lo stesso governismo, l’ansia di andare al governo, come se non fosse stata proprio la governabilità a provocare l’attuale crisi. Dall’altro lato c’è un M5S che cerca di ripulirsi dalla sporcizia accumulata durante l’anno di governo catastrofico con la Lega".

Un quadro "deprimente", secondo l’ex sindacalista. Aggravato da una "volgarità" che "non è solo un elemento estetico, ma è anche la manifestazione delle convulsioni finali di una politica che non ha più presa sulla realtà e sulla vita delle persone. La compostezza formale del passato non era un artificio ma un segno di dignità".

Piuttosto di cedere alla tentazione di tornare a tutti i costi al governo, dunque, si vada a votare. Anche se ciò dovesse favorire la Lega. "Se chi vuole contrastare Salvini - prosegue Bertinotti - ha paura delle urne e di misurarsi con la propria inadeguatezza, allora è evidente che quelle forze devono attuare una rivoluzione al loro interno, devono cambiare".

L’appello a una "rivoluzione" della politica è il leitmotiv del pensiero dell’ex segretario di Rifondazione. "Io credo - spiega ancora - che non esista una soluzione alla crisi drammatica del nostro Paese nel quadro della politica corrente. E’ come pestare l’acqua nel mortaio. Se si rimane in questo quadro la crisi è destinata ad aggravarsi, perché è prima di tutto una crisi di civiltà. Thomas Eliot si chiedeva: ‘E la Chiesa che ha abbandonato il popolo o il popolo che ha abbandonato la Chiesa?’. E chiaro che è stata la Chiesa, e cioè la politica, ad abbandonare il popolo, che si è disunito".

Per Bertinotti si deve ripartire dalla ricostruzione di movimenti dal basso. "Tracce in giro ce ne sono molte: basti pensare alla cooperazione, alla resistenza, al riaffacciarsi della lotta per il lavoro". Certo, serve che la politica ascolti e coinvolga questi soggetti. "C’è un po’ di invidia in quello che dico, ma attorno ai rond-point (le rotonde stradali bloccate simbolo della protesta dei gilet gialli, ndr) sono nate nuove forme di democrazia partecipata, che costituiscono il lascito e il deposito, quale che ne sia l’esito, dell’esperienza dei ‘gilets jaunes’".

Un’esperienza, secondo Bertinotti, fortemente positiva: "I gilet gialli sono riusciti in quello in cui le opposizioni politiche hanno fallito, e cioè hanno costretto Macron, che sembrava il principe emergente dell’Europa reale, a rinunciare ad alcuni provvedimenti essenziali del suo governo e ad aprire un dibattito con la nazione". Un dialogo vero e innovativo nella forma, da cui, secondo l’ex sindacalista, l’Italia potrebbe prendere spunto. "Se non si fa dall’alto - dice - lo si faccia dal basso".

Se questo auspicato processo di rinnovamento della politica italiana porterà alla nascita di nuove forze, Bertinotti non sa dirlo. L’importante, intanto, è avviarlo. Lui ne resterà fuori: "Per due motivi: innanzitutto non ho più l’età, e io penso che la politica abbia un limite fisiologico che bisogna accettare perché richiede energia, forza, azione. E poi, come vede, da parte mia c’è una certa estraneità rispetto alla politica corrente".

Meloni: "Ipotesi M5S-Pd è oscena"

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L’ipotesi di un governo M5S-Pd "è oscena", "non si può fare una maggioranza con persone che se si facessero le elezioni andrebbero a casa". Lo ha detto Giorgia Meloni, intervistata fuori dal Quirinale, dopo le consultazioni con il Presidente della Repubblica. La leader Fdi ha sottolineato che "le elezioni sarebbero la via più rispettosa dei cittadini e della Costituzione, che affida la sovranità al popolo".

"Se il Presidente Mattarella dovesse scegliere di valutare l’ipotesi di un mandato bisognerebbe ripartire dalle elezioni del 2018 e dal sentimento chiaro del Paese e prendere in considerazione l’ipotesi di affidare il mandato ad un esponente di centrodestra, perché sarebbe sicuramente più affine alla volontà popolare", ha aggiunto.

Soluzioni diverse dalle elezioni anticipate e dal conferimento di un incarico ad esponente di centrodestra "sarebbero una ferita alla democrazia". "Salvini l’ho sentito, penso che se si andasse al voto ci sarebbe sicuramente una compagine formata, da Fratelli d’Italia e Lega sicuramente, vedremo il ruolo di Forza Italia anche in queste ore, che come sappiamo sarebbe gia’ maggioritaria nel Paese secondo tutte le indicazioni che ci arrivano dalle elezioni e dai sondaggi", ha affermato ancora.

"Avremmo voluto trovarci qui qualche mese fa, avremmo voluto che qualcuno ci avesse dato retta sulla necessità di prendere atto che il governo giallo verde non poteva durare e dare all’Italia le risposte di cui l’Italia aveva bisogno, prenderne maggiormente atto all’indomani delle elezioni europee: se così fosse stato anche gli esiti della crisi sarebbero stati molto meno incerti e le elezioni sarebbero state inevitabili", ha detto ancora.

Berlusconi: "Esecutivo centrodestra o voto"

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"Occorre costituire in Parlamento una maggioranza di centrodestra che corrisponda al sentire degli italiani. Qualora non sia possibile realizzarla, la strada maestra sono le elezioni anticipate". Lo ha affermato Silvio Berlusconi al termine delle consultazioni al Quirinale. "Mettiamo in guardia dal rischio di un esecutivo frutto di una nuova maggioranza tra diversi, improvvisata, che esiste solo in Parlamento e non nel Paese, che non rispecchia la maggioranza degli elettori italiani". Ma "Forza Italia ripone la massima fiducia" nel Capo dello Stato "per le scelte che riterrà opportuno operare".

"Un governo fortemente sbilanciato a sinistra, come quello ventilato in questi giorni, sarebbe pericoloso per le imprese, per lo sviluppo, per la sicurezza, per le garanzie e le libertà di tutti i cittadini" ha detto, aggiungendo che "esiste il rischio concreto che, di fronte alle difficoltà di bilancio ereditate dal passato, si ricorra ad un’imposta patrimoniale che metterebbe in pericolo il risparmio degli italiani e comprometterebbe definitivamente le prospettive di crescita".

"C’è bisogno di un esecutivo autorevole, che restituisca al Paese una rispettabilità ed una considerazione europea ed internazionale che oggi l’Italia non ha" ha affermato Berlusconi. "E’ una crisi particolarmente grave, perché aperta in un momento delicato per la Nazione. L’Italia dovrà affrontare di qui a qualche settimana una manovra economica particolarmente pesante, di almeno trenta miliardi, per evitare l’aumento dell’Iva. Una manovra attesa con particolare attenzione dall’Europa".

Redazione

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