CRISI INTER: DI CHI È LA COLPA?

DALLA VITTORIA CONTRO IL TOTTENHAM ALLA SCONFITTA INTERNA CON IL BOLOGNA

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Sembra passata un’eternità da quel 18 settembre, in cui Riccardo Trevisani e Lele Adani celebravano con una telecronaca memorabile la grande rimonta nerazzurra contro il temibile Tottenham. Quel giorno, tutto a un tratto, i tifosi dell’Inter si svegliavano da un letargo lungo sette anni, rendendosi conto che, forse, quella squadra poteva finalmente dire la sua tra le grandi del calcio.

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Ed effettivamente, l’Inter la sua l’ha anche detta: la vittoria a Eindhoven e il bel pareggio in casa col Barcellona l’avevano portata, a due partite dalla fine della fase a gironi, con un piede agli ottavi di finale, in una situazione, tra l’altro, molto positiva anche in campionato. Insomma, la banda di mister Luciano Spalletti si apprestava ad affrontare la trasferta di Wembley contro il Tottenham in piena fiducia. A quel punto, però, qualcosa si è inceppato, perché dopo la bruciante e forse immeritata sconfitta di Londra è stato il buio. Da quel momento, infatti, la solita, pazza Inter è stata capace non solo di buttare via la qualificazione agli ottavi di Champions, ma di vincere appena quattro partite, di cui tre in campionato (Udinese, Napoli ed Empoli su nove gare disputate) ed una in Coppa Italia contro il Benevento.

Dopo questa gara, l’Inter non è più riuscita a segnare su azione. Ha miseramente perso contro Torino e Bologna ed è stata eliminata dalla Lazio ai rigori in un’abbordabile (considerate le contemporanee eliminazioni di Napoli e Juve) Coppa Italia.

Adesso ai nerazzurri non resta che la logorante Europa League e il consolidamento in campionato di un posto nelle prime quattro posizioni Champions, cosa non facile considerando la lotta agguerrita delle inseguitrici Roma, Lazio e Atalanta.

La situazione sarebbe anche gestibile, se non fosse che il tunnel in cui l’Inter si è ritrovata (esattamente come un anno fa) sembra non avere via d’uscita.

Ma quali sono le possibili cause di questa involuzione?

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Partiamo dalla squadra e del mal di pancia di alcuni calciatori. Gli scontenti sono tanti e molti di essi sarebbero anche pedine fondamentali dello scacchiere di Spalletti a partire da Icardi e dal suo rinnovo tanto chiacchierato dalla moglie-manager Wanda Nara. A seguire ci sono Lautaro Martinez, osannato da un padre eccessivamente critico nei confronti di Spalletti per le poche occasioni di gioco concesse al figlio, Perisic che aveva ripetutamente manifestato la volontà di andare via e i poco impiegati, ma comunque importanti Candreva e Miranda che ormai non sopportano più il fatto di essere relegati al ruolo di alternative di lusso. E l’elenco potrebbe continuare.

Ma un’altra possibile causa la si può ritrovare nell’ultima campagna acquisti. L’Inter avrebbe dovuto fare il salto di qualità con l’acquisto (fortemente sponsorizzato da Spalletti) di Nainggolan, ma del belga non è rimasta traccia fino ad ora. Lo stesso dicasi per Vrsaljko (bloccato da continui infortuni) che avrebbe dovuto rimpiazzare un certo Cancelo sulla fascia destra. I continui problemi a centrocampo hanno portato Spalletti a rispolverare a sorpresa Joao Mario e Borja Valero non proprio al centro del progetto ad inizio stagione. Ma non è bastato perché l’Inter fatica a costruire gioco e a tirare in porta. Così, nell’ultima gara giocata con il Bologna, l’unico a dare il buon esempio è stato il buon Andrea Ranocchia che alla sua seconda presenza stagionale, è entrato al 79’ minuto per fare addirittura l’attaccante aggiunto ed è risultato, probabilmente, il migliore in campo dell’Inter.

Probabilmente queste avversità alla lunga hanno influito sui risultati e sull’armonia dello spogliatoio. E il bravo ma non eccelso Spalletti (con la panchina a rischio) non sembra avere gli strumenti per porre un freno a questa caduta libera. Sorge però un naturale dubbio: se dal 2010 l’Inter ha cambiato la bellezza di 11 allenatori vincendo solo una Coppa Italia, come si può anche solo pensare che la colpa sia imputabile al mister e non anche alle fallimentari scelte societarie che si sono reiterate nel tempo? Certo, è molto più facile esonerare un allenatore che 22 o più giocatori, ma questo è l’equivalente di nascondere la polvere sotto il tappeto.

Dunque, non si può sapere, a questo punto, quale sarà il prossimo futuro dell’Inter. Riuscirà Spalletti a riagguantare il gruppo come un anno fa, portandolo a chiudere dignitosamente la stagione? Oppure la rimanente fiducia nei suoi confronti si esaurirà e si aprirà l’ennesimo ciclo transitorio? Solo il tempo potrà dirlo.

(Foto da Lega serie A - si ringrazia)

Giulio Negri

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