CRISI IRAN-USA, Si parla già di Terza Guerra Mondiale

Lo stato iraniano è pronto a versare una taglia di 80 milioni di dollari a chi dovesse uccidere il Presidente degli Stati Uniti

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“Nemmeno la morte di Trump vendicherà Soleimani. Se gli Stati Uniti non ritirano le forze dalla regione, affronteranno un altro Vietnam”. Sono queste le parole, lapidarie, del consigliere di Khamenei, proprio mentre giunge la notizia che lo stato iraniano è pronto a versare una taglia di 80 milioni di dollari a chi dovesse uccidere il Presidente degli Stati Uniti. Una questione ormai quasi personale, quella tra l’amministrazione iraniana ed il tycoon americano, il cui comportamento sta seriamente allarmando l’amministrazione USA. Il Comitato degli Affari Esteri della Camera, presieduto dal democratico Eliot Engel, si è dovuto addirittura affrettare a ricordare, via Twitter, che “per la Costituzione è il Congresso a detenere i poteri militari”, aggiungendo, rivolgendosi direttamente a Trump: “Non sei un dittatore”. Il motivo di questa reazione è proprio un precedente tweet del Presidente, il quale affermava che se l’Iran avesse colpito un qualsivoglia obiettivo o persona americana, gli USA avrebbero reagito “velocemente e forse in maniera sproporzionata”.

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Donald Trump ha affermato che gli Stati Uniti avrebbero già individuato 52 siti iraniani potenzialmente bersagliabili, tra i quali anche alcuni siti “culturalmente importanti”. Soprattutto questa ultima affermazione ha provocato enorme indignazione in Medio Oriente, da dove accusano Trump di voler commettere crimini di guerra. Nel frattempo, in Iran, si sono svolti i funerali di Soleimani, dove una folla oceanica ha partecipato, chiedendo vendetta per la morte del generale e urlando “morte all’America”, mentre il leader Khamenei pregava in lacrime sulla tomba di Soleimani.

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La paura è tanta, e, amplificata dal web, si sta diffondendo l’idea che la Terza Guerra Mondiale sia ormai inevitabile. Lo dimostrano le migliaia di ricerche sulla leva obbligatoria che hanno mandato in crash il Selective Service System, ovvero il servizio che si occupa di gestire la leva militare negli Stati Uniti. Lì, infatti, tutti i cittadini maschi tra i 18 e i 25 anni sono obbligati a fare domanda di iscrizione, almeno 30 giorni prima del loro 18° compleanno, al registro del SSS. Non farla può costare una multa fino a 250mila dollari e quattro anni di reclusione. È facile pensare come molti giovani si siano resi conto di non essere in regola con questa assurda schedatura. È difficile credere che le nuove generazioni vedano di buon occhio l’idea di morire in trincea, cosa che invece andava molto “di moda” un centinaio di anni fa, quando i regimi dittatoriali e non solo avevano promosso con una propaganda martellante il mito del soldato eroe che ottiene l’onore eterno morendo in guerra, una cosa che, francamente, ricorda molto ciò che oggi i leader dell’Isis inculcano nella mente dei loro miliziani.

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Così, si è creato il panico, e le ricerche di Google ne sono un termometro abbastanza accurato. Tuttavia, secondo il report annuale di Eurasia, società di analisi fondata dal politologo americano Ian Bremmer, l’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani "è un fattore di rischio per il 2020 ma non sfocerà in una guerra, per la presenza di una grande pressione contro il conflitto". Il rapporto entra ulteriormente nei dettagli: “L’Iran è un convinto avversario degli americani ma consapevole della forza militare degli Usa. Teheran ha inoltre una storia di rinunce davanti alla minaccia di un Paese più forte. Allo stesso tempo, Trump vorrà evitare una sovraesposizione militare in vista delle elezioni. Ma il rapporto tra Usa e Iran sarà mortale e destabilizzante dal punto di vista geopolitico.Mentre gli Usa perderanno molto, l’Iran sarà solo un vincitore relativo. Vladimir Putin, invece, ha già vinto, avendo accresciuto la sua influenza in Medio Oriente". Donald Trump, però, è imprevedibile, e i più critici lo accusano di stare cercando la guerra appositamente per compattare il Paese sotto il comando dell’“uomo forte” in vista delle elezioni. Praticamente l’opposto di quanto afferma Eurasia.

(Foto dal Web)

Giulio Negri

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