CRUISE COLLECTION 2020

GAME OVER…O QUASI!

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Maggio come sapete è da sempre il mese dedicato alle cruise collection e gli ultimi giorni del mese ci hanno regalato le ultime sfilate di cruise, anche se per la verità a mettere definitivamente la parola fine al periodo delle cruise sarà la sfilata della maison Max Mara che si terrà il prossimo tre giugno e di cui vi darò conto nel prossimo articolo.

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La maison Alberta Ferretti ha presentato la cruise collection nel Principato di Monaco scegliendo come location l’esclusivo Yacht Club de Monaco le cui pareti sono state ricoperte da una fitta vegetazione fatta di licheni e foglie che viravano dai verdi agli azzurri che poi sono state le nuance d’ispirazione per la collezione. Alberta Ferretti è stata l’ospite d’onore della settima edizione della Monte Carlo fashion week durante la quale la designer è stata insignita del premio Made in Italy Fashion Awards, una fashion week quella di Monte Carlo che intende acquisire un respiro sempre più internazionale e cerca di farsi largo tra le fashion week più blasonate come quella di Londra, Milano, New York e Parigi. La donna Ferretti, a detta della stessa designer, è una donna con una indole eccentrica, ma calcolata, una donna che sa sapientemente portare i suoi outfit su un livello di perfetto equilibrio tra eccentricità, modernità e uno spiccato dinamismo. Tutto questo si traduce in concreto in una collezione fatta di capi basic come le sahariane, le jumpsuit, le minigonne e i pantaloni a vita altissima in denim o suede mescolati a capi più glamour come i bellissimi longdress in pizzo macramè e chiffon. Anche la palette colori mescola colori più dinamici e vitali come quelli che ricordano la vegetazione rigogliosa e i tramonti estivi con colori dalle nuance meno sature, quasi “acquose” e madreperlate.

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Per la presentazione della sua prima cruise collection co-ed (uomo-donna) dal titolo “Insula” re Giorgio vola in Giappone e precisamente a Tokyo dove nel 2007 aveva aperto il suo primo store, ed è qui che ritorna per presentare la sua prima cruise che ha avuto come location il Museo Nazionale di Tokyo, il più antico e grande della città nipponica. Giorgio Armani ha dichiarato di essere stato felice di ritornare a Tokyo perché è una città affascinante, in continuo sviluppo, ma non distruttrice della tradizione, una città perfetta per presentare la sua collezione, dichiarandosi sempre più rapito dall’eleganza e buon gusto dei giapponesi nel loro modo di vestire. Con il termine insularità il designer non vuole celebrare l’isolamento, ma la coscienza delle proprie tipicità di popolo e tradizioni e di come valorizzarle al meglio, Armani porta in passerella l’iconica giacca dalla linea fluida con spalle strutturate e avvitata. Sfilano in passerella outfit spiccatamente androgini con giacche dal taglio maschile, donne che indossano le bretelle e amano l’essenziale, ma anche outfit iper femminili con longdress in seta slavata e tailleur pantaloni dai tessuti jacquard e maliziose trasparenze. Le linee sono pulite e destrutturate in perfetta sintonia con l’essenzialità tanto amata dai clienti del Sol Levante, la pelle diventa grande protagonista per la realizzazione degli accessori sia femminili che maschili e la palette colori è quella tanto cara a Giorgio Armani, nuance neutre, tanto blu, il tutto riscaldato da un vibrante color rosso.

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La maison Gucci sceglie la città eterna e le sale dei Musei Capitolini per presentare la sua cruise collection che per il designer, Alessandro Michele è un chiaro omaggio a Roma, al suo essere eterna, alla sua antichità ineguagliabile e non replicabile. “E’ un omaggio alla mia citta”, ha dichiarato il designer e il voler portare il fashion system in una location come i Musei Capitolini dove è difficile poter assistere ad un fashion show, tra busti e statue di filosofi ed imperatori. La sfilata si è svolta al buoi perché, per Alessandro Michele ogni invitato alla sfilata può sentirsi un moderno archeologo e, munito di torcia, illuminare ciò che si vuole, tutto l’outfit o un solo dettaglio. La collezione della maison Gucci per i puristi della moda può sembrare il solito carnevale, fatta di outfit improbabili e capi di difficile indosso per la vita di tutti i giorni, ma grazie al designer e al suo genio creativo la maison fiorentina è passata dal declino a diventare l’unica maison del lusso in continua crescita di fatturato, la griffe più desiderata nella vecchia Europa, in America, ma soprattutto nell’ambitissimo mercato cinese, amata dai progressisti, ma anche da chi ha votato Trump, da chi si professa un comunista ortodosso, ma anche da chi alle ultime elezioni ha votato Lega. Una maison trasversale che accoglie tra i suoi clienti anime diverse proprio come sa essere la moda di Gucci che anche in questa collezione ha fatto sfilare donne e uomini liberi, liberi di essere e vestire come gli pare. E’ stata una collezione provocatoria che ha voluto accendere i riflettori su alcuni temi di stretta attualità come la libertà di esprimere se stessi o di sostenere le donne nella scelta di interrompere volontariamente una gravidanza. In passerella ha sfilato un abito dove era stato ricamato un utero che sembrava un fiore e modelle con la scritta “Roma” sulla bocca a simulare un bavaglio. Anche in questa collezione si intravede il tratto distintivo del designer di mescolare stili, mode ed epoche agli antipodi con quel gusto ostentato per l’eccesso, l’esagerato e il lusso che tanto adorano i millennials, ma di difficile interpretazione e che non convince lo zoccolo duro dei fashion editor.

Cosa resterà dei tanti fashion show che ho visto e commentato per voi? Certamente la prima sfilata della maison Chanel senza il grande Karl Lagerfeld e la prima per la maison sotto la direzione creativa di Virginie Viard che nel suo debutto non ha convinto fino in fondo, troppo forte l’ombra del suo predecessore. Resterà la suggestiva sfilata della maison Dior nella magica Marrakech e il genio creativo della designer Maria Grazia Chiuri che ha saputo magistralmente fondere cultura e tessuti del Marocco con l’eleganza e l’allure francese. Resterà il mood ultra moderno e tipicamente milanese della designer Miuccia Prada che si rifà ai tormentoni degli anni novanta e il mood rock-glam della maison Vuitton. Resterà l’impalpabile eleganza della maison Ferretti e quella senza tempo e senza steccati di re Giorgio e resterà l’eccesso e il lusso volutamente sfacciato, ma questo è il suo bello, della collezione della maison Gucci dell’enigmatico designer Alessandro Michele. Come punti fermi di fashion style resteranno i maxi fiocchi in ogni dove, i colori pastello e le nuance poco sature, i tessuti floreali e quelli minuziosamente ricamati, il tanto tulle, le tante piume e le sfavillanti paillettes, la commistione di stili e culture, la quasi scomparsa dello street style, l’ossessione compulsiva per gli accessori per capelli (cerchietti e fermagli di ogni foggia), l’ossessione per il make up natural, ma glow e l’amore dichiarato per le décolleté dal tacco kitten al posto delle sneakers.

T. Velvet

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