Cinema e altre questioni d’amore

L’immortalità

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Forse qualcuno sa che la voglia di guai mi ha indotto a scrivere romanzi. A questo proposito, se vi va (fatemelo sapere in qualche modo), farò pubblicare sul nostro giornale il “pdf” del mio primo, breve romanzo, in occasione della prossima uscita dell’International, così vi rovino le vacanze. Al di là di questo vi dico che a distruggermi del tutto ci si è messo anche il demone del cineasta, che si è impossessato dell’anima mia. Egli mi costringe al gioco del produttore cinematografico, pur sapendo che l’impresa è quasi impossibile, così forse pregusta la mia sconfitta. Ma si sa, i demoni son capricciosi ed è meglio assecondarli per evitare guai peggiori. Pertanto ho coinvolto alcuni compagni di sventura ai quali il demone subito si è affezionato. Tutti insieme abbiamo cercato di rompere l’anima a qualcuno del settore che ci potesse consigliare sul da farsi.

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E qualche giorno fa siamo partiti per Roma, e lì, in un tranquillo ristorante, abbiamo conosciuto (c’era pure il demone, visibile solo per me) un ragazzone della mia età che si occupa in generale di proprietà intellettuale; è figlio d’arte, in quanto sua mamma era Audrey Hepburn e suo padre Mel Ferrer. Gioviale e sostanzialmente ignaro dell’agguato, Sean, tra una fetta di squisita mortadella appena giunta da Bologna e un sorriso, capisce che sono vittima del demone e mi sottopone a una graffiante seduta psicoanalitica per cercare di guarirmi.

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Rovista nelle più profonde ragioni del progetto e comprende che il demone è più forte del previsto. Tenta persino con un esorcismo ma deve arrendersi. A quel punto mi viene incontro, scandaglia a grandi linee la sceneggiatura, individua possibili modifiche e mi promette che se ne interesserà. Ecco, se mi serviva una prova che quando le persone scompaiono qualcosa di loro resta in giro e si diffonde nei caratteri, nei modi, negli sguardi di quelli che gli sono stati vicini, al mutato atteggiamento di Sean ne ho avuto la conferma. L’intimo candore e la generosità di Audrey si sono certamente riversati nel figlio, che a sua volta le ha forse già trasferite a qualcuno che gli sopravvivrà (tra duemila anni, si intende).

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Quindi non è solo il ricordo di chi non c’è più a perpetrarne l’essenza, ma è proprio una sostanza chimica di ciascuno di noi che, nel dispiegarsi dei rapporti, contamina gli altri e si trasmette, con lievi modifiche ma progressivamente, come una sorta di lenta evoluzione darwiniana. Mi pare d’aver scoperto un gran segreto: esiste un po’ d’immortalità, vera e inconsapevole, e immediatamente la associo al cinema, quanto mai espressione artistica dalle devastanti potenzialità per rendere immortale qualcosa, qualcuno.

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E ora ho compreso il motivo per il quale il demone s’è tanto accanito: vuole assicurarsi anch’egli l’immortalità, assieme ai personaggi che ho inventato e a me stesso come autore. E così sono tornato a Bari con il demone nelle orecchie che mi prendeva a parolacce perché non ero stato abbastanza bravo nel rispondere a Sean circa i motivi che spingono a tentare l’impresa (come se fosse stato un esame). Ma poi, il giorno dopo, mi sono sentito depresso quando ho appreso che l’affittuario moroso di un mio cliente, al quale, in veste di Avvocato, ho dovuto notificare lo sfratto fatalmente convalidato dal Giudice, si è suicidato nell’abitazione che doveva lasciare, perché disoccupato, con un figlio disabile, sotto sfratto e disperato.

cms_1008/boia.jpgHo interpretato il ruolo di una specie di boia inconsapevole, e tutto ciò che ho potuto fare per alleviare il dolore dei familiari superstiti è stato quello di far pressione sul cliente per convincerlo a rinviare l’esecuzione dello sfratto di qualche mese. Un fatto terribile che tuttavia (o forse per questo) mi ha comunque riportato alle vaghe considerazioni sull’immortalità: cosa avrà lasciato di sé negli altri la persona che s’è tolta la vita, a parte il dolore? La sua storia, l’emanazione del suo essere, difficilmente travalicheranno i confini della cerchia di chi lo ha conosciuto, ma la proprietà transitiva che semina il “sé” negli altri è valida anche per lui, e quindi un po’ d’immortalità gli è garantita. Auguri, fragile e sfortunato amico, per l’ignoto che vedrai. E la vita continua, anche per questo signore, per quel che di sé viaggia di persona in persona. E il demone? Ah, sì, lui continua a perseguitarmi; e pensare che si è fatto il viaggio da Bari a Roma e ritorno avvinghiato al mio collo, mordicchiandomi i lobi di tanto in tanto e tirandomi qualche capello per dispetto (come se potessi permettermi di perderne ancora). E non ha pagato niente né per la benzina né per il pedaggio autostradale. Maledetto scroccone.

Nicola D’Agostino

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