Conte: "Abbiamo la fiducia dei mercati"

"Savoini in Russia? Non l’ho invitato io" - Sbloccato ’tesoretto’ per Roma - Caos procure, Csm sospende Palamara - "Imane non è stata avvelenata"

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Conte: "Abbiamo la fiducia dei mercati"

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"Il fatto di aver evitato la procedura di infrazione ci sta aiutando, lo spread è al minimo rispetto al maggio 2018. Questo significa che abbiamo la fiducia dei mercati". Lo dice il premier Giuseppe Conte, al termine dell’Assemblea dell’Abi. "Confidiamo che scenda ancora di più e di continuare in questa direzione".

"Ovviamente - aggiunge - teniamo i conti in ordine. Ma il problema è che vogliamo tenerli in ordine non con misure regressive di meno rigore, ma vogliamo misure che consentano la crescita e l’occupazione". E a proposito dell’intervento del Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, Conte sottolinea: "Sono contento di aver sentito anche il presidente dell’associazione bancaria: c’è stato un passaggio significativo che trovo molto consonante con la linea del Governo, quando - spiega - rivendica un’Europa più democratica e solidale, che non si affidi solo all’euro-burocrazia ma inizi a far crescere tutto il sistema euro unitario, soprattutto di sviluppo sociale e crescita occupazionale. Da questo punto di vista siamo perfettamente allineati".

"Savoini in Russia? Non l’ho invitato io"

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Gianluca Savoini? "Non era stato invitato dal ministero dell’Interno" né a Mosca nell’ottobre 2018 né a Villa Madama nell’incontro bilaterale con Putin. Dopo la bufera sollevata dal caso dei presunti fondi russi alla Lega, il vicepremier e leader del Carroccio Matteo Salvini si difende. "Posso produrre tutti i documenti relativi ai passeggeri che hanno viaggiato con me - aggiunge Salvini riferendosi alla visita a Mosca -. Che ne so cosa ci facesse al tavolo? Chiedetelo a lui. Io faccio il ministro dell’Interno, preferisco occuparmi di cose serie, questa inchiesta è ridicola". E ancora: "Avete menato il torrone per settimane con gli hacker russi, non ci sono soldi russi, non conosco petrolieri russi, conosco gestori dei locali con parentele russe", ha ironizzato.

In mattinata il vicepremier aveva già bollato il caso come "ridicolo", scherzando con la stampa. "Tutto ridicolo. Non abbiamo mai chiesto un rublo, un dollaro, un gin tonic, un pupazzetto a nessuno. Rispetto il lavoro di tutti. Ho la coscienza a posto. Querelerò chi accosterà soldi della Lega alla Russia. Bilanci Lega trasparenti", aveva scritto in un tweet il ministro dell’Interno, poi intervistato da Radio Anch’io su Radio 1 Rai, sulla vicenda. "Quando andiamo all’estero parliamo di politica e accordi commerciali per imprese italiane. C’è molta fantasia. Siamo seri dai.... E gli hacker russi che manipolano le elezioni, e il petrolio, e gli americani.... Siamo seri...", puntualizzava.

Poi, ricordando che ci sono procure che cercano soldi dati alla Lega dal Lussemburgo alla Groenlandia, Salvini ironizzava in diretta: "Buona caccia al tesoro che non c’è...". E con una serie di tweet il vicepremier era tornato in sui temi che hanno reso incandescente la giornata di ieri. Il vicepremier ha inoltre detto sì a una commissione d’inchiesta sui finanziamenti ai partiti, aprendo alla possibilità di un approfondimento sui fondi ricevuti dai partiti. Quindi ha ribadito "totale fiducia nella magistratura italiana, che è la più solerte, libera ed efficace del mondo" sottolineando: "Non ci sono soldi russi, non conosco petrolieri a Mosca".

ATTESI GLI INTERROGATORI - Intanto, nei prossimi giorni, a quanto si apprende, verranno ascoltare in procura a Milano alcune persone nell’ambito dell’inchiesta. E come nelle classiche indagini sulla corruzione internazionale si rincorre la pista dei soldi, parte dei quali potrebbe essere rimasta in Russia, confermando così la supposizione che l’affare si sarebbe concluso almeno in parte. Anche la sola promessa di denaro è comunque sufficiente per far scattare l’ipotesi di reato.

L’indagine, nata dopo un articolo dello scorso febbraio de L’Espresso, mette al centro l’incontro avvenuto il 18 ottobre del 2018 all’Hotel Metropol della capitale russa e l’audio, pubblicato dal sito statunitense BuzzFeed, in cui si sente una voce attribuita Savoini, ex portavoce di Matteo Salvini e fondatore dell’associazione Lombardia-Russia, indagato per corruzione internazionale. Non si esclude che il numero degli indagati potrebbe salire.

Al centro dell’incontro d’affari, a cui prendono parte sei persone, ci sarebbe secondo la procura di Milano un’operazione sospetta di corruzione legata all’importazione in Italia di una grande quantità di petrolio che, nelle parole di chi starebbe trattando, in un anno dovrebbe far affluire 65 milioni di dollari nelle casse della Lega e permettere così al partito guidato da Salvini di affrontare la campagna elettorale delle ultime Europee. Oltre a concentrarsi sui protagonisti dell’incontro coinvolti nel presunto affare, la procura - ad indagare sono i pm Sergio Spadaro e Gaetano Ruta insieme all’ aggiunto Fabio De Pasquale - si focalizza anche nel ricostruire l’ipotetico passaggio di soldi.

CREMLINO - Dal Cremlino, nel frattempo, fanno sapere che dalle registrazioni diffuse da Buzzfeed "non consegue assolutamente nulla", come dichiarato dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov citato dall’agenzia di stampa Tass. "Abbiamo visto le notizie riportate dai media, abbiamo letto il testo dell’articolo (di Buzzfeed, ndr), da cui non consegue assolutamente nulla, quindi non c’è alcun bisogno di commentare", ha affermato.

Sbloccato ’tesoretto’ per Roma
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Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti "ha recuperato e sbloccato 78,5 milioni di euro destinati al Comune di Roma, fermi da circa 30 anni, e che ora il Campidoglio potrà utilizzare per manutenzione e realizzazione di infrastrutture in città". E’ quanto si legge in una nota del ministero. "I fondi sbloccati sono fondi perenti, stanziati originariamente nel 1990 e finora inutilizzati, recuperati grazie all’intervento del Mit e con cui il Comune di Roma potrà ora finanziare progetti su strade, piazze, manufatti, già approvati, e ritenuti validi dall’Amministrazione capitolina", conclude la nota.

"Una bella notizia per Roma e i suoi cittadini - ha commentato su Twitter la sindaca Virginia Raggi - Il ministero delle Infrastrutture ha sbloccato 78,5 milioni di euro. Risorse ferme da circa 30 anni e che utilizzeremo per le infrastrutture della città".

Caos procure, Csm sospende Palamara

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Sospensione dalle funzioni e dallo stipendio per il pm romano Luca Palamara, indagato per corruzione a Perugia. Lo ha deciso il collegio disciplinare del Csm, accogliendo la richiesta del procuratore generale Riccardo Fuzio, finito anche lui nella bufera e indagato per rivelazione di segreto proprio a Palamara, al quale gli avrebbe riferito dell’indagine a suo carico".
"Continuerò a difendermi nel processo", ha commentato Palamara dopo la sospensione. "Impugneremo la decisione e faremo ricorso in Cassazione", ha annunciato i difensori del pm romano, Benedetto Marzocchi Buratti e Roberto Rampioni.

Secondo quanto si legge nell’ordinanza con la quale la Sezione Disciplinare del Csm ha sospeso il pm, "i fatti contestati appaiono oggettivamente ed incontrovertibilmente gravi e tali da rendere incompatibile con gli stessi l’esercizio delle funzioni perché idonei a compromettere irrimediabilmente, allo stato degli atti, la credibilità del magistrato, anche sotto il profilo dell’imparzialità e dell’equilibrio". Accolta la linea dell’accusa, dunque, mentre viene respinta la richiesta fatta dall’ex presidente dell’Anm per il trasferimento al tribunale dell’Aquila. "Si impone conseguentemente l’adozione di un provvedimento che impedisca al magistrato incolpato, allo stato, di esercitare in qualunque sede l’attività giurisdizionale, con ciò escludendosi la possibilità dell’adozione di una misura (trasferimento provvisorio) manifestamente inadatta alla soddisfazione delle esigenze cautelari evidenziate", scrive il collegio disciplinare del Csm.

"In definitiva, quindi, sussistono gravi elementi di fondatezza dell’azione disciplinare che, in presenza del ‘periculum in mora’, fondano la richiesta di provvedere alla sospensione cautelare dalle funzioni e dallo stipendio ed al collocamento fuori dal ruolo organico della magistratura di Luca Palamara, fermo il riconoscimento allo stesso (…) di un assegno alimentare".

Le intercettazioni fra Palamara e i parlamentari Cosimo Ferri e Luca Lotti sono state captate in modo casuale e quindi possono essere utilizzate, spiega ancora la Sezione Disciplinare nell’ordinanza. "Nel caso di specie osserva il Collegio che le intercettazioni rilevanti per il presente procedimento devono senz’altro essere reputate casuali, non potendosene certamente predicare la natura diretta né, più semplicemente, indiretta". "Trattandosi di intercettazioni casuali - si legge - nessun dubbio può sorgere intorno alla circostanza che esse siano liberamente utilizzabili, in confronti dei terzi per i quali si procede (Palamara, ndr.), a prescindere della mancanza di autorizzazione (anche ex post) della Camera di appartenenza del parlamentare".

Secondo il Csm, inoltre, da Palamara emerge un "interesse a determinare una ordinata sequenza di ‘liberazione’ e ‘occupazione’ di svariati Uffici giudiziari, come in una sorta di ‘risiko giudiziario’, con la prospettazione condivisa di un programmato effetto domino". Il Collegio sottolinea in particolare la "ripetuta concertazione, con soggetti diversi, taluno anche imputato e perseguito da una delle Procure oggetto di attenzione (Luca Lotti nell’inchiesta Consip, ndr.), di azioni ritenute necessarie o utili per la collocazione di determinati magistrati a specifici uffici giudiziari, non indifferenti rispetto a all’incolpato e a taluno degli interlocutori, perché individuati specialmente in relazione a interessi personali variamente articolati", si legge nell’ordinanza.

La Sezione disciplinare del Csm in dettaglio cita: "L’interesse (di Palamara, ndr.) alla propria collocazione personale come procuratore aggiunto a Roma; interesse alla individuazione di un Procuratore della Repubblica di Roma ritenuto (senza che interessi, qui, se a torto o a ragione) sensibile a vicende personali dell’interessato e di alcuni suoi interlocutori; interesse analogo quanto alla individuazione del Procuratore della Repubblica di Perugia; (…) interesse a screditare taluni magistrati (validamente) concorrenti per quegli Uffici, a vantaggio di altri, al fine di consentire la realizzazione dei propri obiettivi programmati".

Quella fra il pm romano e l’imprenditore Fabrizio Centofanti per la Sezione Disciplinare era una "relazione pericolosa". Palamara è infatti accusato di aver messo le sue funzioni di magistrato a disposizione dell’imprenditore e suo amico in cambio di viaggi e regali. "Si profila un quadro composito, dal quale emerge con più che ragionevole grado di attendibilità la possibilità di ascrivere all’incolpato una pluralità di condotte disciplinarmente rilevanti, anche di notevole gravità" si legge nell’ordinanza. Infatti, "Palamara ha avuto frequenti contatti con Centofanti, nel contesto di una relazione che – in ragione del significativo coinvolgimento di quest’ultimo in vicende di rilevanza penale – appariva già in sé poco opportuna" sottolinea la Disciplinare di palazzo dei Marescialli.

"Si trattava in sostanza, come esattamente evidenziato dalla P.G., di una ‘relazione per così dire pericolosa, ancora più per chi svolgeva e svolge la funzione di sostituto procuratore a Roma ed era (per parte dei rapporti) componente del Csm". Fatto, questo, sottolinea il collegio, di cui Palamara era a conoscenza, tanto è vero che parlando con il collega Spina, gli riferisce una conversazione con il collega Stefano Fava il quale lo avvertiva e gli diceva "ma questo Centofanti è pericoloso, lo devi lasciar perdere".

"Imane non è stata avvelenata"

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(Antonietta Ferrante) - "Non ci sono elementi a supporto di ipotesi di morte non naturale". E’ questa, in sintesi, la conclusione a cui, da quanto risulta all’Adnkronos, sono arrivati finora i consulenti incaricati dalla procura di Milano di indicare la causa del decesso di Imane Fadil, testimone dei processi Ruby con imputato Silvio Berlusconi, morta lo scorso 1 marzo all’Humanitas di Rozzano, dopo un mese di agonia.

A oltre cento giorni e dopo i primi esiti controversi, nella relazione degli esperti non c’è nessuna evidenza sull’ipotesi di avvelenamento, il primo di una serie di sospetti che hanno acceso l’attenzione sul caso, su cui indaga il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e i pm Luca Gaglio e Antonia Pavan.

Il lavoro degli esperti di Medicina legale di Milano guidati dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo, iniziato lo scorso 16 marzo, è stato fino ad oggi un lungo percorso di esclusione. Scartata fin da subito l’ipotesi di una morte legata a sostanze radioattive, gli esami su ossa, tessuti e sangue si sono focalizzati sulla presenza di metalli, in particolare di ferro, molibdeno, antimonio e cromo. Una concentrazione superiore alla norma, ma non ritenuta mortale e dunque non sufficiente, secondo i consulenti, a ipotizzarla come causa del decesso. Nella relazione collegiale si sottolinea come "non ci sarebbero risultanze indicative di avvenuto avvelenamento".

Non è stata sottovalutata, ma neanche questa strada sembra aver dato risultati certi, l’ipotesi di una malattia rara o autoimmune come l’aplasia midollare, per cui il midollo della 34enne ex modella non darebbe stato più in grado di produrre cellule sanguigne e piastrine.

Non è un caso che nel team di esperti faccia parte anche Francesco Scaglione, farmacologo clinico con il compito di affiancare i medici nello studio di possibili tumori ed effetti collaterali legati all’assunzione di farmaci, cui Fadil è stata sottoposta nel tentativo di salvarle la vita. A quattro mesi dal decesso, non ci sono evidenze, finora, per parlare di morte sospetta.

’’Alla famiglia interessa sapere come è morta - commenta all’Adnkronos Mirko Mazzali, l’avvocato dei familiari di Imane -. E allora se non c’e avvelenamento lo dicano ufficialmente, dicano come è morta, così almeno si potranno fare i funerali’’.’’Se non ci sono elementi a supporto di una ipotesi di morte non naturale - spiega Mazzali - sicuramente hanno escluso l’avvelenamento, perché è evidente che non c’e’ stato accoltellamento, certo però che la famiglia vuole vedere degli atti ufficiali. Speriamo non si debba attender ancora a lungo’’.

Redazione

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