Coronavirus Italia, quanto pesa sull’economia (Altre News)

Coronavirus, Brera: "Finiremo in recessione" - Congedo paternità 2020, le novità

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Coronavirus Italia, quanto pesa sull’economia

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La diffusione del coronavirus nelle regioni settentrionali d’Italia ha imposto nuove considerazioni sul possibile impatto economico dell’epidemia.

Tutto è iniziato lo scorso weekend, quando il numero dei contagi è aumentato vertiginosamente, tanto da portare al blocco di numerose attività, all’interruzione di manifestazioni pubbliche ed eventi, oltre che alla chiusura delle scuole di ogni ordine e grado (nelle zone interessate).

La mappa del coronavirus in Italia ha mostrato come siano state colpite alcune tra le regioni più produttive del Paese. Secondo i dati Istat del 2017 - evidenzia money.it - il Veneto, la Lombardia e l’Emilia Romagna (i luoghi maggiormente coinvolti) hanno contribuito al 40,1% del PIL nazionale e hanno totalizzato il 50% dell’export complessivo.

In una situazione del genere, ha dichiarato il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, il coronavirus potrebbe costare all’economia circa 0,2 punti percentuali di Prodotto Interno Lordo. La previsione dello 0,6% inizialmente formulata per il 2020 dunque potrebbe essere rivista.

Sull’argomento anche una recente indagine dell’Ufficio Studi Confali (il coordinamento della filiera agroalimentare di Confcommercio-Imprese per l’Italia), che ha stimato in 5 miliardi di euro il potenziale impatto dell’epidemia. A queste previsioni si sono affiancate quelle di Confesercenti, secondo cui la situazione potrebbe determinare una perdita perdita di 3,9 miliardi di consumi e di 60.000 posti di lavoro.

Per alcuni osservatori, invece, il coronavirus avrà conseguenze ancor più evidenti. Nel quarto trimestre del 2019 (non ancora interessato dall’epidemia) il PIL tricolore si è contratto dello 0,3%. Una nuova flessione nel 1° trimestre del 2020 condurrebbe nuovamente l’Italia in recessione tecnica.

Secondo i meno ottimisti, citati in una recente indagine del Financial Times, l’intero anno potrebbe chiudersi con una decisa flessione del PIL, magari compresa tra lo 0,5% e l’1%. L’impatto del coronavirus sull’Italia, insomma, potrebbe rivelarsi più imponente di quanto inizialmente previsto.

Coronavirus, Brera: "Finiremo in recessione"

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A causa dell’emergenza coronavirus e delle sue conseguenze sull’economia, "è chiaro che piombiamo in recessione". A sottolinearlo è l’economista e scrittore Guido Maria Brera, Chief Investment Officer di Kairos Partners Sgr. Brera osserva che "avremo dei problemi, la moneta verrà stampata ancora di più per essere introdotta nei gangli dell’economia e questo comporterà una perdita di potere di acquisto del denaro" ma, aggiunge, "credo che su questo avremo tempo per riflettere".

"L’Europa soffrirà di più" delle conseguenze sull’economia dell’emergenza coronavirus. La maggiore sofferenza dell’Europa, spiega Brera, sarà dovuta al fatto che "non ha un sistema coordinato di Banche Centrali che possano autonomamente difendere i mercati, come è stato fatto in Cina in passato anche e in tante altre volte come in Usa, o anche in occasione di attentati terroristici". Brera si dice convinto che "nelle prossime giornate potrà esserci una risposta economica, di politica economica che ancora non c’è stata" da quando è partita l’emergenza del Covit-19.

L’emergenza creata dal coronavirus è "la Chernobyl della globalizzazione, da qui la globalizzazione verrà ripensata e quindi non è necessariamente tutto negativo". Secondo l’autore dei ’I demoni’, "dobbiamo trarre da questa severa e difficilissima situazione, situazione anche triste perché a morire saranno i più deboli, anche spunti di luce per il futuro: uno è che correvamo troppo e che adesso probabilmente ci saranno dei correttivi".

Correttivi argomenta Brera - che appena pubblicato il suo nuovo libro ’La fine del tempo’ - che "non necessariamente impatteranno in maniera negativa sui mercati perché ci saranno delle economie che magari sono quelle che hanno più sofferto dalla competizione con la Cina" economie "che potranno diventare in futuro ’ruota di scorta’ della fabbrica Cina e questo sarà un trend sul quale lavoreremo molto nei prossimi mesi".

Congedo paternità 2020, le novità

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Grazie alle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2020 chi diventa papà tra il 1° gennaio e il 31 dicembre di quest’anno avrà diritto a 7 giorni di congedo di paternità obbligatorio, rispetto ai 5 previsti fino al 2019.

C’è anche la possibilità di aggiungere un altro giorno, facoltativo, che si può richiedere solo se la madre rinuncia a un giorno del proprio congedo di maternità.

In totale quindi, evidenzia money.it, i neo-papà del 2020 possono usufruire di 8 giorni di congedo retribuito.

Bisogna specificare che l’aumento dei giorni del congedo obbligatorio è valido solo per chi diventa papà durante il 2020. Per le nascite, o gli affidi/adozioni, avvenute nel 2019, i giorni di congedo obbligatorio rimangono 5, anche nel caso se ne usufruisca nel 2020.

Per poter usufruire del proprio congedo, i papà hanno tempo fino al 5° mese dalla nascita, dall’adozione o dall’affidamento del figlio.

Le novità sul congedo di paternità 2020 riguardano solo l’aumento dei giorni; rimangono invece uguali le modalità di richiesta.

In particolare, hanno diritto al congedo di paternità solo i lavoratori dipendenti, che devono fare domanda all’INPS se è l’Istituto a erogare l’indennità, e al datore di lavoro se è lui, invece, ad anticiparla.

Nel secondo caso, il padre deve comunicare al proprio datore di lavoro le date in cui ha intenzione di usufruire del congedo con almeno 15 giorni di anticipo.

Entro il 2022 l’Italia dovrà adeguarsi alla direttiva europea del 4 aprile 2019, che ha fissato in 10 giorni il periodo minimo di astensione dal lavoro per i neo-papà.

La novità introdotta dalla manovra finanziaria di quest’anno arriva dunque sulla scia di una direttiva europea. L’ordinamento italiano ha 3 anni per adeguarsi agli altri Paesi membri dell’Unione Europea, in cui i neo-papà hanno la possibilità di passare molti più giorni con la propria famiglia.

Redazione

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