Covid-19 e sorveglianza, un’app controllerà i nostri spostamenti

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La sorveglianza è ormai un tema costante e aggiungerei fondamentale della vita moderna. Tutti i cittadini, i consumatori e i viaggiatori sono consapevoli che i loro spostamenti e le loro azioni sono monitorate e tracciate. Il pedinamento elettronico e la geolocalizzazione individuale viene poi conservata in archivi digitali che costituiscono i database a disposizione dei governi e delle aziende. Dalla progettazione di sistemi panottici, teorizzati su carta da Bentham, sino ai recenti sviluppi contemporanei di uno sguardo globalizzato, si discute da decenni come progettare tecnologie in grado di tenere d’occhio gli spostamenti dei cittadini all’interno di un mondo sempre più piccolo.

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La condizione di essere sempre sorvegliati e dunque visibili oggi più che mai è una tentazione golosa da parte molti cittadini. La situazione di grande emergenza che stiamo vivendo a causa di una pandemia di cui non si conoscono né le cause e né le conseguenze alla medio-lunga distanza, porta noi abitanti del villaggio globale, a dover rinunciare senza troppi tentennamenti e timori a grosse dosi di libertà personale per poterne guadagnare in sicurezza. Le ristrettezze imposte sui nostri spostamenti e le autodichiarazioni come lasciapassare per muoverci nelle nostre città, sono solo l’inizio.

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È in arrivo anche un’app che sarà in grado di individuare i contagi per limitare l’epidemia di Covid-19 in Italia. L’app si chiama stopCovid19, è di matrice italiana ed è stata ideata da Webtek SpA, una società di comunicazione in provincia di Sondrio. Scaricabile gratuitamente sia su App Store che su Google Play, l’app è stata messa a disposizione del governo e ha lo scopo di ricostruire sia i movimenti sia i contatti di una persona affetta da Covid-19 per evitare che essa possa contagiare inconsapevolmente altre persone. Superate le criticità provenienti dalle violazioni della privacy grazie all’intervento di uno studio legale milanese, l’applicazione una volta pronta e disponibile può essere un prezioso alleato delle autorità per ricostruire una mappatura delle persone a rischio contagio perché venute inconsapevolmente a contatto con una persona positiva al virus e invitarle quindi a mettersi in quarantena. Rispetto a simili applicazioni testate sia in Cina che in Corea del Sud (con il cellulare che suonava quando si era vicini a una persona affetta da Covid-19, creando così il terrore tra le persone), quella italiana risulterebbe meno invasiva e soprattutto allarmistica. Al di là delle considerazioni di tenuta sanitaria del Paese in tempi in cui il risvolto pandemico che ha assunto il virus non permette purtroppo interventi meno invasivi delle nostre libertà costituzionali, bisogna evidenziare come il tema della sorveglianza, in tempi di crisi e non, sia diventato necessario di un’etica. La questione sul tavolo non è più di assicurare la privacy a chi ne chieda a gran voce una sua tutela, perché oramai sono una ristretta minoranza rispetto al totale della popolazione, ma di tornare a farla considerare come un bene importante a chi troppo frettolosamente ne ha rinunciato con colpevole leggerezza. È l’inevitabile risvolto e mutamento sociale e relazionale a dover preoccupare i cittadini, il passaggio cioè da uno status di eccezionalità dato da un presente incerto a una condizione di normalizzazione del quotidiano osservato come un vetrino in un laboratorio.

(foto dal web)

Andrea Alessandrino

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