Cuore artificiale salva una bambina di 3 anni

Una vera rivoluzione per la medicina italiana

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Questa è la storia di un miracolo, di una bambina di 3 anni ricoverata al Bambino Gesù per una miocardiopatia dilatativa (una dilatazione ventricolare, con la compromissione della funzione sistolica, che può essere causata da vari fattori, tra cui deficit alimentari, malattie endocrine oppure agenti infettivi come batteri). Non essendo stato possibile effettuare un immediato trapianto di un nuovo organo, si è optato per una soluzione temporanea, ma comunque di lunga durata, in attesa di un donatore compatibile. Infatti, il 2 febbraio scorso, i medici del Bambino Gesù, coordinati dal Dottor Antonio Amodeo (responsabile Ecmo e di assistenza cardiorespiratoria dell’ospedale), hanno proceduto all’inserimento nel corpo della piccola di un mini-cuore artificiale di 15mm e 50 grammi di peso (le dimensioni di una batteria stilo, per intenderci). L’équipe di Amodeo, prima di effettuare quest’intervento, ha atteso l’autorizzazione della Food and Drug Administration (FDA) americana e dal Ministero della Salute italiano per l’utilizzo dell’Infant Jarvik, la pompa immessa nel corpicino, il cui procedimento è adatto proprio ai bambini fino ai 10 anni. La bambina era stata già sottoposta al trapianto di un Berlin Heart, un cuore artificiale gestito da una consolle esterna, collegata al torace del paziente. Ma, a causa di un’infezione in seguito all’intervento, si è passati all’utilizzo della pompa addominale Jarvik, che rappresenta una vera e propria rivoluzione per la medicina italiana in ambito pediatrico, in quanto non solo permette di stabilizzare le condizioni del paziente, ma anche di poter ritornare a casa in attesa del trapianto.

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“Se le premesse di minore mortalità verranno confermate dai test clinici che inizieranno entro il 2018 in Usa, si tratta di una vera rivoluzione nel mondo dell’assistenza meccanica pediatrica. Per i piccoli pazienti è stato disponibile un solo modello di cuore artificiale para-corporeo, che se da un lato faceva registrare un 70% di sopravvivenza, dall’altro non permetteva la dimissione a casa dei pazienti. Adesso, sarà invece possibile dimetterli dopo l’intervento, permettendo loro il reinserimento nel tessuto sociale e familiare in attesa del trapianto di cuore. Bisogna considerare che la maggior parte delle assistenze meccaniche cardiocircolatorie pediatriche si effettua proprio entro i primi tre anni di vita, quando i pazienti sono più piccoli: l’utilizzo della mini-pompa cardiaca potrà rappresentare una svolta”, queste le parole del Dottor Amodeo in merito all’ importante innovazione.

Nei prossimi mesi, il dispositivo sarà utilizzato anche negli Stati Uniti e il Bambino Gesù sarà a capo del progetto europeo.

Già nel 2017, sempre al Bambino Gesù e sempre grazie all’equipe di Antonio Amodeo, una ragazza di 14 anni di nome Giorgia è stata salvata con un cuore artificiale, da un dispositivo diverso dal Jarvik, che permette di monitorare anche da casa tutti i parametri vitali del paziente.

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Negli ultimi anni in Italia, dal 2016 in poi, è aumentato sempre più il numero dei donatori e quindi, allo stesso tempo, anche quello dei trapianti. Con 1596 trapianti, il 2016 è stato un anno record. Ma bisogna ricordare che si allungano di continuo anche le liste di attesa per un nuovo organo, e ad oggi siamo a 10.000 persone. Le richieste maggiori riguardano il rene (6.500), mentre sono 700 quelle per un cuore nuovo. Mentre per il rene le dialisi si sono dimostrate un’efficace soluzione a lungo termine, per il cuore la situazione è molto più complessa. Mancano donatori, ma al contempo si può sperare che la scienza continui a trovare innovative ed efficaci soluzioni per salvare quante più vite possibile e riabilitarle così ad una vita normale.

Francesco Ambrosio

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