Da gennaio stop al QE

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Tutto come previsto nella riunione del Consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE) che ha deciso di fermare al prossimo 31 dicembre gli acquisti del Quantitative Easing, che erano progressivamente scesi fino a 15 miliardi mensili. Tuttavia l’Eurotower ha sottolineato l’intenzione di "rafforzare la forward guidance" sul re-investimento "in pieno" dei titoli acquistati, quando arriveranno a scadenza. Il reinvestimento andrà avanti "per un periodo prolungato di tempo anche dopo il rialzo dei tassi e in ogni caso finché sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario". Resta invece al minimo storico il costo del denaro.

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Il Consiglio direttivo della BCE ha deciso infatti di mantenere invariati i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,40%.

"Il Consiglio direttivo ribadisce la necessità di ricostruire i buffer fiscali, questo è particolarmente importante nei paesi in cui il debito pubblico è elevato e per il quale la piena adesione al Patto di stabilità e crescita è fondamentale per assicurare finanze sane". Così il presidente della Bce Mario Draghi in conferenza stampa. Allo stesso modo, aggiunge, "l’attuazione trasparente e coerente del quadro di governance fiscale ed economica dell’Ue nel tempo e tra i vari paesi rimane essenziale per rafforzare la capacità di ripresa dell’economia della zona euro". Inoltre, "migliorare il funzionamento dell’Unione economica e monetaria resta una priorità. Il Consiglio direttivo accoglie favorevolmente il lavoro in corso e sollecita ulteriori passi specifici e decisivi per completare l’unione bancaria e l’unione dei mercati dei capitali".

Anche se "ci sarà tempo per fare valutazioni", per Mario Draghi a un certo punto "il Quantitative Easing è stato il solo motore della ripresa, dimostrandosi cruciale nel ridurre il rischio del sistema bancario dell’Eurozona", spiega il presidente della Bce che difende i risultati del programma di acquisti la cui fine è stata decisa dal Consiglio direttivo.

Per i titoli comprati dalla Bce nel corso del QE, che termina a dicembre 2018, "i riacquisti - preannuncia - saranno effettuati nella stessa giurisdizione" del debito in scadenza, con una scelta basata sulla posizione di ciascun paese nella rivista ’capital key’.

"Per trarre tutti i benefici dalle misure di politica monetaria - ha continuato Draghi -, altri settori della politica devono contribuire in modo più decisivo ad aumentare il potenziale di crescita a lungo termine e ridurre le vulnerabilità".

"L’attuazione delle riforme strutturali nei paesi dell’area dell’euro deve essere sostanzialmente rafforzata per aumentare la resilienza, ridurre la disoccupazione strutturale e aumentare la produttività e il potenziale di crescita della zona euro", ha aggiunto. "In questo clima di grande incertezza - ha aggiunto - la nostra politica monetaria vuole deliberatamente mantenere la disponibilità di opzioni come un elemento dominante".

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Le stime della Bce sull’economia dell’Eurozona sono state riviste "leggermente al ribasso" a +1,9% nel 2018 e a +1,7% per il 2019, spiega ancora in conferenza stampa. Per il 2020 la previsione di crescita è del +1,7% e del +1,5% per il biennio 2020-21. "Gli ultimi dati - aggiunge - sono più deboli del previsto per via una domanda esterna inferiore e fattori specifici a paesi" mentre "i rischi - aggiunge - sono al ribasso". "I rischi che circondano le prospettive di crescita dell’area dell’euro possono ancora essere valutati come ampiamente equilibrati. Tuttavia, i rischi si stanno muovendo al ribasso a causa della persistenza di incertezze legate a fattori geopolitici, alla minaccia di protezionismo, a vulnerabilità nei mercati emergenti e alla volatilità dei mercati finanziari", aggiunge Draghi.

"E’ ancora necessario un significativo stimolo di politica monetaria", continua Draghi, e inoltre la Bce "resta pronta ad adattare i suoi strumenti, come appropriato, per assicurare" un’inflazione vicina al 2%, come da mandato. "La crescita dei prestiti al settore privato continua sostenuta dall’espansione economica", continua il presidente Draghi, che aggiunge: "Guardando avanti l’inflazione di fondo dovrebbe aumentare sostenuta dalle misure di politica monetaria, dall’espansione economica in corso e dall’andamento della dinamica dei salari".

"Se devo trarre una conclusione" dal dibattito nel Consiglio direttivo sull’outlook dell’econoia dell’Eurozona, spiega Draghi, "posso riassumerlo in poche parole: fiducia continua con una persistente cautela".

Redazione

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