Dead Can Dance: la resurrezione dell’Anima.

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Dead Can Dance, ossia il più importante e influente esempio di quella corrente "gotica", costrutto di sonorità che hanno travalicato i consueti schemi strutturali compositivi.Costola della cosiddetta "dark-wave" nata nei primi anni ottanta, è “Espressione Musicale Assoluta”, che ha raggiunto risultati di altissima levatura artistica, genesi di uno stile unico e inarrivabile.Un progetto in primis culturale, che dunque travalica i limiti della musicalità pura, affacciandosi su antiche tradizioni, lontanissime nel tempo e nello spazio.Lo storico di musica australiana Ian McFarlane ha descritto la musica dei DCD come dei "paesaggi sonori di incommensurabile grandezza e solenne bellezza; percussioni africane, folk celtico, canti gregoriani, mantra mediorientali e art rock".Dall’incontro, avvenuto nel 1979 in Australia, tra la vocalist Lisa Gerrard (che studiava canto classico) e Brendan Perry (che fino a quel momento era cantante e chitarrista della punk-band The Scavengers), nascerà il gruppo due anni dopo a Melbourne.All’epoca erano affiancati da Paul Erikson al basso e Simon Monroe alle percussioni e chitarra. In Inghilterra la loro musica li rivelerà come un punto di riferimento obbligato per tutta l’estetica dark.A Londra firmarono per l’iconica etichetta indipendente 4AD di Ivo Watts-Russell, pubblicando nel 1984 il loro primo album omonimo.

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Dall’anno successivo di fatto la band si ridurrà al duo artistico-sentimentale Gerrard/Perry, realizzando lavori divenuti riferimenti assoluti in termini di ricerca e sperimentazione sonora.La loro opera si caratterizza per un gusto spiccato verso arrangiamenti di forte impatto emotivo, eleganti e atmosferici al tempo stesso, con esecuzioni vocali, assolutamente straordinarie. Calda e baritonale quella di Perry, eterea e luminosa quella di Gerrard, connotata quest’ultima da inarrivabili sublimi estensioni vocali.Riescono a costruire ambientazioni che partono dal gothic di stampo medievale, spaziando senza alcuna restrizione di genere verso l’esotico, il folk, la spiritualità e l’etnico.Non è possibile limitarli in canoni predeterminati. Si possono delineare invece delle fasi, tutte connotate da un chiaro studio delle culture umane, delle loro forme e dei loro processi di trasformazione.

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Un inizio più spiccatamente dark-wave con influenze gotiche intese nella loro più ampia accezione, seguite da sperimentazioni etniche con derive che riflettono un repertorio tipicizzato all’interno di tradizioni di stampo medievale europeo, ma anche in quello persiano o aborigeno australiano.Una ricerca a tutto campo dunque, che ha dato risultati impossibili da descrivere con semplici parole, generando “il cerchio perfetto”.

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Si scioglieranno nel 1998 per riunirsi in occasione di un tour mondiale nel 2005 e ancora nel 2011 dove Perry e Gerrard annunceranno un’insperata reunion, coronata da una serie di esibizioni e sopratutto da un nuovo album in studio, “Anastasis” che arriverà ad agosto dello stesso anno, coronando un ritorno in grandissimo stile.Un disco eccellente nel cui interno c’è tanto la componente etnica di Spiritchaser che la poesia di Into The Labyrinth, ma anche una straordinaria forza espressiva che si è fatta ancor più matura e per certi versi rinnovata.I Dead Can Dance torneranno con la loro "resurrezione" - traduzione dal greco del titolo dell’album - che non poteva essere più splendente. "Anastasis" è opera legata a doppio filo ai loro trascorsi, ma mai sfociante nell’autoreferenziale, o nel già sentito.È pervasa di forza, segno distintivo di un lavoro maturo, frutto di un duo la cui genesi sonora trae linfa vitale da stili senza tempo, come la loro musica.

cms_5244/5.jpgUna grandissima sorpresa che è andata ben oltre ogni aspettativa, con uno dei prodotti migliori mai ascoltati.Segno di una vitalità manifestata negli anni e maturata da importanti carriere soliste, in special modo quella della Gerrard, nelle tante collaborazioni con artisti dal peso specifico di assoluto rilievo.Queste parole vogliono essere un tributo a Lisa e Brendan, riferimenti artistici di eccellenza, da amare incondizionatamente per le emozioni che trasmettono attraverso le note, elementi catalizzatori che fanno vibrare le profonde corde dell’Animo umano.

Massimo Lupi

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