Di Maio scrive a ’Le Monde’

Salvini invita collega francese ma lui: "Nessuno mi convoca" - Toninelli: "Francia popolo amico, ma chieda scusa" - Foibe, Bussetti: "Parlarne non è propaganda"

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Di Maio scrive a ’Le Monde’

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"Guardiamo al vostro popolo come un punto di riferimento e non come un nemico e le divergenze politiche e di visione tra il governo francese e quello italiano non devono intaccare il rapporto storico di amicizia che unisce i nostri due popoli e i nostri due Stati". Così in un articolo pubblicato su ’Le Monde’ il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio dopo che ieri la Francia ha richiamato per consultazioni il suo ambasciatore a Roma. Per questa ragione, continua Di Maio, "in quanto rappresentante del Governo del mio Paese tengo a riaffermare la volontà di collaborazione del nostro esecutivo sulle questioni che ci stanno a cuore, in quanto membro fondatore dell’Ue".

L’Italia e il governo italiano, sottolinea ancora Di Maio, "considerano la Francia come un paese amico e il suo popolo, con una tradizione democratica millenaria, come un punto di riferimento, a livello mondiale, nelle conquiste dei diritti civili e sociali". In quanto ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, aggiunge, "ho sempre guardato alla Francia e al suo sistema di Welfare come una ’stella polare’ dei diritti sociali europei. E non sono sorpreso che il popolo mostri segnali considerevoli di malessere nei confronti dello smantellamento di alcuni di questi diritti. E questo non riguarda soltanto il governo attuale".

Il vicepremier ricorda una sua visita all’Assemblée nationale, la Camera dei Deputati francese nel 2016, "nel momento in cui sono iniziate le grandi manifestazioni popolari contro la riforma del diritto del lavoro voluta da Francois Hollande, che poi è proseguita in modo da rendere il lavoro ancora più precario. Delle ricette ultra liberali sono state condotte da parte di partiti di destra come di sinistra che hanno reso più precaria la vita dei cittadini e hanno fortemente ridotto il potere d’acquisto. Sono stato molto colpito di trovare - spiega Di Maio- tra le rivendicazioni del manifesto dei ’gilet gialli’, dei temi che ormai superano la destra e la sinistra e che mettono al centro i cittadini e loro bisogni in un atteggiamento post ideologico".

Proprio per questo, aggiunge Di Maio, "ho voluto incontrare dei rappresentanti dei ’gilet gialli’ e della lista Ric, perché non credo che il futuro della politica europea sia in partiti di destra o di sinistra, o in partiti che si dicono ’nuovo’ ma che sono in realtà il frutto di una tradizione, di una storia famigliare". In Italia "guardiamo con molta attenzione e rispetto a quello che succede in Francia", rileva Di Maio illustrando poi ai lettori del quotidiano francese le principali misure della manovra approvata dal Governo.

Salvini invita collega francese ma lui: "Nessuno mi convoca"

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Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha scritto all’omologo francese, Christophe Castaner, per invitarlo a Roma "per un confronto e uno scambio sui dossier aperti".

"I nostri paesi da sempre condividono solidi rapporti bilaterali con particolare riferimento ai campi della sicurezza del terrorismo dell’immigrazione. Rapporti che, nel confermare una concreta volontà di collaborazione, possono e devono essere ulteriormente sviluppati nell’interesse strategico reciproco", sottolinea Salvini. In particolare "le anticipo tra i vari temi che confermo un vivo interesse per la collaborazione da voi offerta a proposito dei rimpatri dei migranti economici".

Castaner però stoppa ogni iniziativa: "Non mi si può convocare - dice il ministro dell’Interno francese a Bfmtv -. Non mi si convoca. Ieri ero con Matteo Salvini in un’istanza europea, abbiamo avuto uno scambio anche sulla questione migratoria. Il dialogo fra noi è costante. Bisogna che sia rispettoso". "Anche io sono pronto ad accoglierlo", aggiunge, sottolineando che le missioni diplomatiche vanno fatte "in maniera ufficiale".

Toninelli: "Francia popolo amico, ma chieda scusa"

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"Non c’è nessun tipo di scontro con la Francia. La Francia commise un grave errore nel 2011 e ne stiamo pagando le conseguenze noi italiani principalmente". Così, a Genova nel cantiere per l’inizio della demolizione di Ponte Morandi, il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli commenta la tensione Parigi-Roma.
"E’ un peccato - ha aggiunto - che non chiedano scusa su quel grande errore che hanno commesso ma quando dicono che noi e i francesi siamo cugini è vero. E’ un popolo amico ma se si commettono degli errori bisogna chiedere scusa e si potrà rimediare. L’Africa è un continente che richiede un approccio completamente diverso e chi lo deve fare è la Francia. Stiamo interloquendo".

I francesi, spiega ancora Toninelli parlando di gilet gialli, "hanno un dibattito interno, si stanno costituendo noi ci interfacciano a loro con totale rispetto dicendo che abbiamo dei mezzi gratuiti come Rousseau in cui si possono verificare le persone. Se serve possiamo dare loro una mano a fare attività politica a vantaggio del popolo francese. Parliamo con la parte sana dei gilet gialli".

"Macron non deve arrabbiarsi - ha aggiunto -. Il partito di Macron è alleato con il partito di opposizione italiano. Che stranezza c’è se un partito di maggioranza va ad incontrare dei candidati o membri di un partito di opposizione francese. Da quando è vietato?". "E’ una forza politica in corso di costituzione - ha sottolineato il ministro - E un gruppo di persone che si è opposto a un modo di fare politica che pensava principalmente alle élite. Mi pare che Macron debba comprendere ciò".

Foibe, Bussetti: "Parlarne non è propaganda"

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“Sono un cultore dell’autonomia scolastica. E nel pieno rispetto delle prerogative di docenti e dirigenti scolastici, mi auguro che si possa offrire agli studenti una piena conoscenza di questa dolorosa pagina della storia italiana. Gli studenti potranno trarre utili insegnamenti per sviluppare un’autentica cultura del rispetto dell’altrui Identità. Per questo, trovo incomprensibile qualsiasi atteggiamento di chiusura rispetto a eventi, incontri, dibattiti, proiezioni di film e quant’altro possa contribuire a favorire la conoscenza di quei fatti. Parlare delle persecuzioni contro gli italiani non è propaganda politica ma un dovere morale oltre che una necessità didattica per conoscere e comprendere il corso della Storia”. Ad affermarlo all’Adnkronos è il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, interpellato sulla vicenda denunciata dal deputato di Fdi Federico Mollicone, che ha denunciato come gli fosse stato vietato di entrare in diversi licei romani, chiedendo al ministro di intervenire "a tutela delle prerogative dei parlamentari ma soprattutto del rispetto della legge 92 del 30 marzo 2004 che istituisce il 10 Febbraio come ‘Giornata del Ricordo’".

"Nessuna pagina della storia deve essere ’negata’ perché sgradita - aggiunge Bussetti - Il negazionismo va sempre rigettato. Nel caso delle foibe e delle persecuzioni anti-italiane sul confine orientale, abbiamo il dovere di ricordare una vicenda particolarmente dolorosa e cruenta del Novecento. Migliaia di persone furono uccise in quanto italiane, senza colpa. Per lo stesso motivo, centinaia di migliaia di uomini e di donne hanno dovuto abbandonare quelle terre e tutto quello che avevano per rifugiarsi all’interno dei nuovi confini nazionali. Una catastrofe. Cancellare o minimizzare questa vicenda storica significa oltraggiare nuovamente le vittime di allora e i loro discendenti. Non sarebbe giusto".

Redazione

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