Dopo i gilet gialli per Macron arriva l’incubo dei… gilet verdi

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In Francia dev’essere davvero un ottimo periodo per lavorare come rivenditori di gilet, dal momento che qualunque iniziativa faccia anche solo vagamente riferimento a tale indumento sembra sempre ottenere un successo e (cosa forse ben più importante) una visibilità ben superiori alle aspettative.

Tutti noi sappiamo quanto è accaduto e sta tutt’ora accadendo nelle città francesi in seguito ai movimenti di protesta che a partire da novembre stanno tormentando il Presidente francese Macron chiedendone le dimissioni. Sappiamo bene che, sia pur includendo dei segmenti sociali il più eterogenei possibili, i “gilets jaunes” presentano al proprio interno una nutrita pattuglia di persone scarsamente abbienti e sappiamo, soprattutto, che fra i loro numerosi e perfino un po’ confusionari fini vi era quello di chiedere al governo di non aumentare le tasse sul carburante; un aumento che, come dimostrato da più parti, avrebbe colpito soprattutto le fasce più povere della popolazione.

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Si direbbe che il loro fine sia stato pienamente raggiunto, considerando che il 5 dicembre, a differenza di quanto inizialmente annunciato, l’esecutivo è stato costretto a cedere ai movimenti di piazza revocando l’aumento delle imposte. Eppure, sembra che un problema risolto nella maniera sbagliata non ottenga che l’effetto di generare ulteriori problemi: non solo infatti i gilet gialli non si sono fermati, ma è perfino sorto un nuovo gruppo che, con un’evidente allusione al precedente, si è autobattezzato “les gilets verts”, i gilet verdi. Il loro obiettivo? Far aumentare le tasse sul carburante…

In effetti, potrà sembrare alquanto assurdo che delle persone comuni avanzino una richiesta del genere. Ma, per capire la situazione, bisogna riflettere sul fatto che la Francia è una delle tante nazioni ad aver subito negli ultimi gli effetti dell’inquinamento; in base agli impegni internazionali, entro dodici mesi il Paese avrebbe dovuto portare il proprio utilizzo di energie rinnovabili al 23%, ma purtroppo l’obiettivo sembra essere incredibilmente lontano. L’aumento delle imposte sui combustili inquinanti era stato percepito dai movimenti ambientalisti come un primo, sia pur timido, passo in avanti verso la risoluzione del problema. Quando il suo annullamento è stato ufficializzato si è subito diffuso il più radicale clima di sconforto e indignazione.

cms_11455/3v.jpgIn effetti, alcuni analisti sostengono che le reali cause di questa frattura siano nate ben prima del 5 dicembre. Fino a pochi mesi fa, infatti, il ministro dell’ambiente era Nicolas Hulot, un carismatico attivista con numerose esperienze all’interno di organizzazioni internazionali ecologiste e con un passato nel partito dei verdi. La sua presenza nell’esecutivo aveva generato una sorta di tacita alleanza fra le organizzazioni “eco-friendly” e Macron, ma quando proprio le politiche troppo timide di quest’ultimo hanno spinto Hulot a delle sorprendenti dimissioni, tale intesa è sembrata andare completamente in frantumi.

Memore della precedente esperienza e dell’imbarazzo che n’era derivato, il Presidente francese ha nominato come nuovo ministro dell’Ambiente Francois de Rugy, un parlamentare nantese con una lunga carriera politica alle spalle ma con un’indole molto meno indipendente rispetto al suo predecessore. Il che, per certi versi, non ha fatto altro che aumentare la già nutrita schiera dei perplessi.

Ad ogni modo, a differenza dei propri colleghi i gilet verdi sembrano avere le idee ben più chiare non solo sul destino che la nazione dovrebbe intraprendere ma anche su quelli che sono i propri reali obiettivi: in una lettera firmata da già ben due milioni di cittadini francesi e sottoscritta da numerose organizzazioni internazionali (tra cui Green peace), il movimento ha chiesto al governo francese di intraprendere entro sessanta giorni delle azioni concrete nella lotta contro le emissioni di gas e l’effetto serra, nonché di dare il via a delle politiche coerenti con i principi previsti dal trattato di Parigi. In caso contrario, i gilet verdi hanno già annunciato che presenteranno ricorso contro Macron al tribunale amministrativo della capitale per “colpevole negligenza”. Una mossa, quest’ultima, che ad alcuni potrebbe forse apparire drastica, ma che in una situazione analoga ha già ottenuto notevoli risultati nella vicina Olanda, dove alcuni mesi fa un giudice ha obbligato il governo locale a “tutelare i cittadini dai cambiamenti climatici in atto”.

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A questo punto sorge spontanea la domanda: come deciderà di comportarsi il Presidente Marcon? È infatti evidente che qualunque capo di stato tenti di soddisfare il maggior numero di cittadini possibili, ma è al contempo evidente che, quando due schiere altrettanto folte avanzano richieste in palese contraddizione fra loro, soddisfarle pienamente entrambe risulta pressoché impossibile. In questi momenti, forse, l’unica soluzione che rimane da perseguire è dunque quella di prendere le proprie decisioni non più in base ai movimenti di piazza o alla paura di perdere consensi, ma soltanto concentrandosi su ciò che si ritiene essere effettivamente giusto ed utile.

Gianmatteo Ercolino

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