E’ GIUNTO IL TEMPO DELLA RABBIA?

DAL CANTO DEI BALCONI AL GRIDO DEI SUPERMERCATI

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Il passo è stato breve e prevedibile, gli italiani, in sole tre settimane di distanziamento sociale sono passati dal cantare, ballare, applaudire dai balconi, all’insofferenza, alle brutte parole e azioni per strada e nei supermercati. Personalmente ho provato, sin da subito, quel senso di disagio e cattivo gusto nell’ascoltare la gente cantare e ballare sui balconi quando c’era gente che combatteva in prima linea senza armi adeguate alla pericolosità del nemico e quando c’era gente che moriva sola in ospedale senza una mano cara da stringere. Si è forse cantato e ballato quando l’Italia era in guerra, quando mariti, figli e fratelli erano al fronte? Si è cantato e ballato quando la guerra è finita, ma purtroppo questa guerra non è ancora finita e non è ancora il tempo di cantare e ballare sui balconi.Queste tre settimane passate intrappolati in una bolla che ha sospeso lo scandire delle ore, delle giornate le abbiamo vissute come affetti da disturbo bipolare che ci ha spinti, prima a cantare, a ballare, a non pensare, a fare razzie di generi alimentari, carta igienica, disinfettanti e mascherine pagate a peso d’oro.

cms_16782/0.jpgMa dopo l’euforia è arrivata, inevitabilmente, la rabbia che si è trasformata in una signora che lancia improperi ed oggetti alla volta di una porta chiusa di una banca pretendendo un anticipo di cinquanta euro perché deve fare la spesa e non ha soldi visto che il suo piccolo negozio è chiuso dall’otto dicembre; che si si è trasformata in un signore che riempie il carrello in un supermercato e pretende di andare via senza pagare; che si è trasformata nelle rapine ai tir che trasportano generi alimentari, che si è trasformata nei blitz ai supermercati, che si è trasformata negli insulti e nell’insofferenza verso gli addetti alle vendite; che si è trasformata in sguardi arcigni per chi attraversa le strade desolate delle città con buste colme di genere alimentari. Tutti ci hanno ripetuto, sino allo sfinimento, “restate a casa”, ma per quanto tempo gli italiani continueranno a restare a casa? Quando sarà chiaro a tutti che le bollette non saranno sospese, ma arriveranno comunque, quando sarà chiaro a tutti che non ci sarà tasse zero per un anno, ma che slitteranno da marzo a maggio, quando sarà chiaro a tutti, ma questo era già chiaro a tutti che l’Europa non ci tenderà la mano, quando sarà chiaro a tutti che i seicento euro promessi non saranno per tutti, quando sarà chiaro a tutti che non si potranno mangiare i muri, quando sarà chiaro a tutti che saremo più deboli di prima del virus, quando sarà chiaro a tutti che la vita non sarà più la stessa socialmente ed economicamente, quando sarà chiaro a tutti che è stato facile spegnere l’Italia, ma che non sarà altrettanto facile riaccenderla spingendo un semplice bottone, quando sarà chiaro a tutti che le saracinesche tirate giù l’otto marzo non si rialzeranno più’, vi chiedo quanti saranno gli italiani che continueranno a restare a casa?

cms_16782/00.jpgIl passo dalla rabbia ai disordini sociali può diventare brevissimo se le promesse mirabolanti dei nostri governanti non si tradurranno presto in azioni snelle e concrete, perché il sentore del pericolo comincia a farsi sentire dalla prima linea e dai sindaci che cominciano ad essere sommersi da richieste di sospensione delle bollette delle utenze domestiche, da come poter pagare l’affitto di casa, da come poter fare la spesa e che in breve tempo potrebbero trasformarsi in minacciose azioni. L’appello al Governo è quello di fare presto, è già passato tempo prezioso dall’annuncio del Decreto virtuale del Presidente del Consiglio alla sua attuazione che non vede la luce. Oggi, mi chiedo, dove sono le persone che ci raccontavano che per la democrazia ci sarebbe bastato un click, ma che oggi non riescono con un click ad accreditare sul conto corrente degli italiani seicento euro senza dover chiedere alla gente un pin e di passare una giornata intera sul sito dell’Inps? Oggi al Governo è chiesta una prestazione difficile, me ne rendo conto, ma invece di cercare soluzioni e colpevoli fantasiosi (vedi il consigliere del Presidente Conte che se la prende con quel cattivone del 5 G), invece di rincorrere scie chimiche, extraterrestri, complotti internazionali, di preoccuparsi di una comunicazione stile Grande Fratello, non sarebbe meglio affidarsi alla logica e al buon senso? Ci avevano raccontato che uno vale uno, che tutti potevamo diventare Ministro degli Esteri e financo Presidente del Consiglio, ma è arrivato il coronavirus per chiarire a tutti che le cose non stanno esattamente così, che per gestire situazioni critiche serve preparazione, competenza, esperienza e che purtroppo non arriveranno i marziani a salvarci. Il Governo deve fare presto prima che la rabbia si trasformi in disordini sociali, siamo seduti su una polveriera che potrebbe esplodere da un momento all’altro e non aiutano certe battute infelici come quella sentita in televisione da un deputato che con il suo sorrisetto stucchevole stampato in faccia recitava: “tranquilli, noi non chiederemo agli italiani il loro oro”. Tranquillo, caro deputato, ci hanno già pensato i compro oro!

Teresa Zagaria

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