FENDI VS DOLCE&GABBANA

MADE IN ITALY: CONNUBIO PERFETTO TRA ARTE E MODA

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Le due grandi maison del fashion system per presentare a buyer e facoltosi clienti le loro collezioni di haute couture per il prossimo autunno-inverno ‘19/’20 si sono “sfidate” a distanza di chilometri non solo attraverso la realizzazione di capi unici, preziosi e bellissimi, ma anche a colpi di location mozzafiato e di storia dell’arte, romana per Fendi, greca per Dolce&Gabbana.

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La maison Fendi decide di presentare la sua collezione di haute couture nella città eterna che è il DNA della maison, infatti la città di Roma e la maison Fendi sono un binomio imprescindibile. La location scelta è davvero suggestiva, il Tempio di Venere (per il cui restauro la maison ha deciso di stanziare due milioni e mezzo di euro) sul colle Palatino alle cui spalle si può ammirare il Colosseo. Anche per Fendi, come è stato per la maison Chanel, questa è stata la sua prima collezione di alta moda senza il grande designer Karl Lagerfeld che per la maison ha lavorato per ben cinquantaquattro anni sino al giorno della sua morte avvenuta il diciannove febbraio scorso. Anche per Fendi, come è stato per la maison Chanel, questa collezione di haute couture è stato un esplicito omaggio al designer portando in passerella cinquantaquattro outfit, tanti quanti gli anni di collaborazione tra la maison e il designer e che attraverso Carla Venturini Fendi si sono ispirati ai bozzetti lasciati da Lagerfeld. Il fashion show è stato quello delle grandi occasioni che oltre alla spettacolare location ha visto un parterre di seicento selezionatissimi invitati tra cui le attrici Susan Sarandon, Catherine Zeta-Jones, Miriam Leone e Margherita Buy che hanno sorseggiato prima un cocktail con vista Colosseo, poi hanno preso parte ad una cena post show ancora più selettiva (infatti l’invito non è stato esteso a tutti i seicento invitati alla sfilata) sotto il magico cielo di Roma alla Vigna Barberini con tavolini in marmo e oro e infine si sono scatenati al party animato dal gruppo musicale Lion Babe. Gli outfit, come già detto, sono stati cinquantaquattro che hanno avuto l’ardire, riuscendoci perfettamente, di coniugare gli antichi marmi e mosaici romani con la pelliccia e con la trasformazione unica che ne ha saputo fare Karl Lagerfeld. Sulle pellicce, il marchio di fabbrica della maison (con buona pace degli animalisti!) sono intarsiati antichi mosaici romani e l’impalpabile tulle che prende sostanza in abiti di haute couture da sogno ha una texture marmorizzata. E’ stata una collezione con echi antichi, ma modernissimi, una collezione che ha tutto il sapore dell’inimitabile maestria del “fatto a mano” e del lusso made in Italy, abiti unici e preziosi che è stato possibile anche ammirare gratuitamente per una settimana al Palazzo della Civiltà Italiana dove sono stati esposti.

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Anche per la maison Dolce&Gabbana la sfilata per la presentazione della collezione di haute couture per il prossimo inverno è un ritorno alle origini, alla loro terra, la Sicilia, il posto più bello del mondo a detta dei designer e la location scelta è quella da togliere il fiato. Nella splendida Valle dei Templi di Agrigento e nello specifico nel Tempio della Concordia del V secolo A.C. hanno sfilato outfit di alta sartoria che si sono ispirati alla mitologia greca e alla bellezza classica e senza tempo di dee come Artemide, Afrodite, Atena ed Era che nel tempo hanno e continuano ad influenzare l’estro creativo di poeti, pittori, scrittori, registi e inevitabilmente anche dei designer. Le mani sapienti di sarte di lunga tradizione hanno ricamato e cucito su centoventi esclusivi outfit i capolavori dell’arte greca con la sua fascinazione senza tempo, la sfilata nella Valle dei Templi è stato solo un tassello di una tre giorni dedicata al fashion e al made in Italy iniziata a Palma di Marchiaro al Palazzo Ducale Tomasi di Lampedusa dove è stata presentata l’alta gioielleria e conclusasi a Sciacca al Palazzo dei Gesuiti dove ha sfilato la collezione di haute couture della moda maschile per il prossimo inverno. Per ragioni di sicurezza la sfilata ha avuto “solamente” trecento fortunati invitati che nell’ora più favorevole alle arti, quella del crepuscolo, hanno potuto assistere ad un evento più raro che unico costato ore di lavoro per allestire la location di una passerella dove hanno sfilato le modelle, ma che resterà lì sino al quindici settembre prossimo in modo che i turisti che visiteranno la Valle dei Templi potranno visitare anche la cella interna del Tempio della Concordia solitamente interdetta ai visitatori.

Puntualmente come spesso succede nel bel paese soffocato da troppo provincialismo e da molti fantomatici esperti d’arte si è gridato allo scandalo per l’uso “blasfemo” di questi siti archeologici e storici che sono stati, secondo loro, sviliti dal loro uso commerciale e la cui unica loro finalità deve restare quella culturale. Le polemiche avevano già investito la maison Fendi quando nel 2017 per festeggiare i suoi novant’anni di attività aveva fatto sfilare la sua collezione sulla Fontana di Trevi dove era stata costruita una passerella in plexiglass, Fontana di Trevi che era stata appena restaurata con fondi della stessa maison di moda, poi è stata la volta della maison Valentino, poi di Bulgari e la lista potrebbe continuare all’infinito. Vorrei sommessamente far presente a tutti questi pseudo esperti che la moda è una forma d’arte e di cultura con pari dignità delle altre forme d’arte, che i siti storici vengono restaurati prevalentemente da fondi privati, che è molto più blasfemo lasciare questi siti storici in mano all’incuria, agli insulti del tempo senza la possibilità di essere restaurati solo perché il denaro che arriva dal fashion system è volgare! Per loro è meglio perdere per sempre opere uniche che accettare l’aiuto, se pur interessato, che arriva dalla moda. Ma tant’è, questa è l’Italia bellezze! Dove qualsiasi questione non viene mai affrontata o discussa con un approccio laico e pragmatico come succede nel resto del mondo dove, ad esempio, nel Louvre si organizzano eventi privati e dove persino la cantante pop Beyoncé ha girato un videoclip musicale e nessuno dei permalosetti parigini si è scandalizzato, ma anche tedeschi ed inglesi “offrono” i loro musei e monumenti storici ai privati senza alcun pregiudizio e senza sollazzarsi in inutili e sterili polemiche. E se il Louvre non si trovasse in Francia, ma in Italia cosa sarebbe successo? Apriti cielo! Si sarebbero levate barricate contro lo sporco capitalismo del fashion system, si sarebbero fatte interrogazioni parlamentari e tanti tromboni avrebbero disquisito sulla morte dell’arte e della cultura senza rendersi conto che un fashion show, se fatto nel rispetto dei sito prescelto, è un formidabile biglietto da visita per il sito archeologico in questione, che verrà ammirato da milioni di persone che stanno assistendo in quel momento alla sfilata e che un giorno forse arrivando in Italia avranno voglia di vederlo dal vivo, ma tant’è, questa è l’Italia bellezze!

T. Velvet

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