FFF – Festival de la fiction française

Le scrittrici Yasmine Ghata e Nahal Tajadod a Venezia

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cms_413/FFF1.jpegVENEZIA- In occasione del Festival de la fiction française, in collaborazione con l’Institut français d’Italie, l’Università Cà Foscari e l’Alliance française, due grandi scrittrici francesi Yasmine Ghata e Nahal Tajadod sono state accolte presso l’Auditorium Cà Foscari Santa Margherita di Venezia.Il festival rappresenta la più grande rassegna di letteratura francese in Italia, si svolge dal 23 gennaio al 1 marzo in contemporanea in tredici città italiane e presenta venti autori francesi che si sono distinti per il loro rapporto particolarmente audace con la creazione letteraria.

cms_413/FFF2.jpegCome ogni anno, tutti questi autori sono appena stati pubblicati da un editore italiano e presentano quindi in Italia il loro ultimo romanzo tradotto.Yasmine Ghata e Nahal Tajadod hanno dialogato con Marie-Christine Jamet (professoressa di lingua francese presso l’Università Cà Foscari) e Gabrielle Gamberini (traduttrice).

cms_413/00FFF3.jpgYasmine Ghata, figlia della poetessa di origine libanese Vénus Khoury Ghata, è nata in Francia nel 1975. Ha studiato alla Sorbona e all’Ecole du Louvre, specializzandosi in arte islamica. Il suo ultimo libro Le târ de mon père (" Concerto per mio padre, Ed.Del Vecchio, trad. a cura di Angelo Molina Franco) racconta di una tradizione iraniana che consiste nel tramandare di generazione in generazione lo strumento del târ e della conseguente volontà di difendere le proprie tradizioni in una società priva di valori.

cms_413/FFF4.jpegLa capacità di Yasmine Ghata sta nel raccontare una storia lontana “lentamente, con delicatezza e con la sapienza di un cesellatore esperto incorniciando ogni figura di arabeschi che si intrecciano alle note di un târ. Pian piano si forma, davanti ai nostri occhi la nitida immagine di un tempo indefinito, eterno perché universale”.

cms_413/FFF5.jpegNahal Tajadod, nata a Teheran nel 1960, proviene da una famiglia di eruditi iraniani. Studia cinese all’Istituto nazionale delle lingue e delle civiltà orientali di Parigi, pratica i tre sistemi di scrittura (francese, cinese e persiano) che le permettono di lavorare sui rapporti storici tra la Persia e la Cina.

cms_413/FFF6.jpegIl romanzo presentato Elle joue (“L’attrice di Teheran”, Edizioni E/O, trad. a cura di Francesca Alba) racconta la storia di Sheyda, il nome d’arte con cui la star del cinema Golshifteh Farahani impersona se stessa nel romanzo. Le protagoniste del romanzo sono due donne iraniane, Sheyda e la stessa autrice, quest’ultima è costretta all’esilio quando l’ayatollah Khomeini sale al potere. Sheyda / Farahani, popolarissima in Iran e costretta ad un certo punto all’esilio, è figlia della repubblica islamica, essendo nata nel 1983, in piena guerra tra l’Iran e l’Iraq.

Due storie parallele che esprimono, seppur in due condizioni temporali diverse, la difficile condizione della donna sotto il regime fondamentalista islamico, l’interrogarsi sulla propria condizione sociale e la lotta, attraverso la scrittura, per concedere la possibilità naturale a tutte le donne di esprimersi e di vivere liberamente.

Domenico Moramarco

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