FUMATA NERA PER PATRICK ZAKI

Italia mobilitazione per la sua libertà

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Resta in carcere per altri 15 giorni l’attivista e studente egiziano dell’Università di Bologna Patrick Zaky, arrestato all’aeroporto del Cairo non appena rientrato in Egitto. Lo ha deciso il tribunale di Mansura durante la prima udienza del processo a carico dello studente di 27 anni, respingendo la richiesta di scarcerazione formulata dai suoi avvocati. La prossima udienza è fissata per il 7 marzo. Come riporta il sito ufficiale di Amnesty International, Zaki è a serio rischio di subire tortura (ammesso e non concesso che non ne abbia già subite). “La mattina del 7 febbraio, in base a quanto riferito dai suoi avvocati, agenti dell’Agenzia di sicurezza nazionale (NSA) lo hanno arrestato e tenuto bendato e ammanettato per 17 ore durante il suo interrogatorio all’aeroporto” scrive Amnesty. Le accuse sono “diffusione di notizie false”, “incitamento alla protesta” e “istigazione alla violenza e ai crimini terroristici”. Fa riflettere l’accusa di “incitamento alla protesta”: in pratica Zaki avrebbe violato un divieto che non sarebbe nemmeno ipotizzabile in qualsiasi Paese civile. Il problema dei rinnovi della custodia cautelare come quello appena decretato dal tribunale di Mansura è che essi potrebbero ripetersi anche per diversi mesi. Davanti al giudice, Zaki si è difeso affermando di non aver mai scritto i post sui social media dei quali è processato in Egitto, e che l’account incriminato non sarebbe suo.

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Per il giornale egiziano Akhbar Elyom, il fatto che Zaki si stia specializzando in Studi di Genere e sia un attivista Lgbt+ costituirebbe “uno shock che metterebbe a tacere chi difende il ragazzo e lo descrive come una vittima”. Di fronte a una così palese violazione dei diritti umani fondamentali, la soluzione più efficace è probabilmente quella proposta da Roberto Saviano: concedere urgentemente la cittadinanza italiana a Patrick. In tal modo, l’Italia potrebbe agire in protezione diplomatica a favore del ricercatore 27enne, e aiutarlo a uscire da questo incubo, che, purtroppo, comunque vada a finire lascerà un segno indelebile nella sua vita. Una mossa che richiederebbe coraggio, quella proposta da Saviano. Proprio quel coraggio che sta già vergognosamente mancando all’Italia nel caso Giulio Regeni, ucciso barbaramente proprio in Egitto, verso il quale il Governo egiziano, nel più lieve dei casi, sarebbe colpevole di mancata protezione dell’incolumità dello straniero all’interno del proprio territorio: una grave violazione del diritto internazionale. Senza contare poi che in realtà è praticamente evidente che la morte del povero Regeni sia avvenuta proprio per volontà dell’amministrazione egiziana, visto che anche lui era un attivista per i diritti umani. Uno Stato rispettabile, davanti ad orrori come quelli capitati a Regeni e, ora, a Zaki, non resterebbe fermo a guardare. La domanda, a questo punto, si pone da sola: siamo uno Stato rispettabile?

Giulio Negri

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