Falcone, Borsellino e gli altri “eroi moderni”

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Beato quel Popolo che non ha bisogno di eroi” sosteneva Bertolt Brecht. Noi italiani non possiamo reputarci beati perché di eroi, nel senso moderno della definizione, ne abbiamo una lunga lista.

Oggi, 23 maggio, ricorre l’anniversario di un terribile attentato ad opera della criminalità organizzata, in cui persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e la sua scorta.

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Come è noto, all’altezza di Capaci, in Sicilia, un ordigno posizionato sull’autostrada che le automobili del magistrato e della scorta stavano percorrendo fu fatto esplodere grazie ad un dispositivo radiocomandato, provocando la distruzione delle vetture, la morte dei passeggeri ed un enorme cratere sull’asfalto.

Nello stesso anno, il 1992, medesima sorte toccò all’amico e collega Paolo Borsellino, la cui auto, insieme a quella della scorta, fu fatta saltare in aria il 19 luglio in quella che è passata alla storia come la “strage di via D’Amelio”, a Palermo.

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Potremmo continuare all’infinito se volessimo elencare tutte le morti e sparizioni per mafia (la cosiddetta “lupara bianca”), tenuto conto che la criminalità organizzata negli ultimi anni non ha risparmiato quelle donne e quei bambini che un approssimativo “codice d’onore” aveva inizialmente giudicato inviolabili.

Nato da un’iniziativa di Rocco Chinnici (anch’egli ucciso nel 1983), il pool antimafia a cui collaborarono i due magistrati Falcone e Borsellino fu la risposta al dilagare di questa forma di criminalità che alcuni, convinti assertori del negazionismo, ritenevano addirittura inesistente.

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Inoltre, grazie alla brillante idea di Giovanni Falcone, onde evitare pericolosi e dispersivi spostamenti, il processo ai capi mafiosi fu celebrato nell’aula bunker del carcere di massima sorveglianza dell’Ucciardone, dove essi stessi erano detenuti e dove furono pluri-condannati ad un numero impressionante di ergastoli. La risposta tuttavia non si fece attendere, e fu tra le più violente.

L’opera dei magistrati morti per mano della mafia non è terminata con la loro scomparsa, giacché ancora oggi ci si batte fermamente per sconfiggere la criminalità organizzata.

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Il 23 maggio, in ricordo di Giovanni Falcone e di tutti coloro i quali hanno incontrato la morte per mano della mafia, si celebra la Giornata della Legalità. Ad essa sono associate innumerevoli iniziative, prevalentemente simboliche, per sottolineare l’importanza di una strenua lotta a tutte le forme di criminalità organizzata.

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Comprendendo l’importanza di educare al rispetto delle leggi le nuove generazioni, sono stati realizzati una serie di progetti in collaborazione con il Miur, con le scuole presenti nel nostro Paese e le istituzioni, tra cui il varo della “Nave della legalità” che ospita migliaia di scolaresche e percorre le nostre coste fino a giungere al porto di Palermo.

Quest’ultima iniziativa, promossa da #PalermoChiamaItalia, si avvale della collaborazione del Miur e della Fondazione Falcone.

Quest’anno sarà presente anche una delegazione di studenti dell’Università degli Studi di Milano, i quali hanno seguito le lezioni di Sociologia della criminalità organizzata tenute dal prof. Nando Dalla Chiesa, il cui padre, Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, fu a sua volta vittima di un attentato mafioso.

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La Giornata della Legalità chiude un intenso anno scolastico, in cui gli studenti hanno incontrato rappresentanti delle istituzioni ed associazioni antimafia al fine di sensibilizzare gli uomini di domani a questo tema, fondamentale per tutti. Perché una cosa è certa: la trasversalità di una legge equa ed affidabile è l’unica garanzia per la libertà di ciascun essere umano.

Lucia D’Amore

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